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Addio a Ezio Rivella, tra i padri fondatori dell’enologia moderna

Addio a Ezio Rivella, tra i padri fondatori dell’enologia moderna

Enologo innovativo, imprenditore di successo, abilissimo manager, equilibrato uomo delle istituzioni. Il nostro collaboratore Cesare Pillon ricorda Ezio Rivella, morto mercoledì 17 gennaio dopo una vita spesa al servizio della viticoltura nazionale.

Con la scomparsa di Ezio Rivella, spentosi a Roma mercoledì, il mondo del vino italiano ha perduto uno dei più singolari protagonisti della sua storia. Astigiano di Castagnole Lanze, classe 1933, Rivella è stato enologo innovativo, imprenditore di successo, abilissimo manager, equilibrato uomo delle istituzioni. Sosteneva di aver imparato a dirigere nei due anni trascorsi come ufficiale degli Alpini e di aver dato il via alla propria fortunata carriera insegnando alla Scuola enologica di Alba: grazie alle conoscenze strette con quell’incarico aveva infatti ottenuto nel 1957 la direzione tecnica della Gotto d’Oro di Marino, importante Cantina sociale dei Castelli Romani.

Il rilancio del Cannellino

Uno dei problemi che si trovò a risolvere fu quello del Cannellino, un vino bianco dalla sottile vena dolce molto piacevole da bere ma solo sul posto perché non era in grado di affrontare i viaggi. Fu lui che riuscì a sdoganarlo dal consumo locale, ad aprirgli le strade del mondo; e applicando tecnologie d’avanguardia ai vini senza stravolgerne le caratteristiche ottenne una discreta notorietà su scala nazionale.
Accorgendosi che molte Cantine avevano copiato le soluzioni da lui adottate, decise di diventare imprenditore e creò un’azienda di consulenza e progettazione: l’Enoconsult. Era così diventato un esempio per la sua categoria e infatti nel 1975 fu eletto presidente dell’Associazione Enotecnici Italiani, un organismo che fino allora si era limitato a svolgere compiti burocratici, ma sotto la sua direzione assunse caratteristiche tali che il suo congresso annuale diventò da allora una delle più importanti manifestazioni vinicole, l’espressione di una categoria professionale in evoluzione nell’attesa di una legge che istituisse la figura dell’enologo.

L’incontro di Ezio Rivella con i fratelli Mariani

La svolta più importante della sua carriera Rivella la visse però quando i fratelli John ed Harry Mariani, fortunati importatori di Lambrusco reggiano negli Usa, si rivolsero all’Enoconsult perché avevano deciso di diventare produttori e gli affidarono il compito di realizzare a Montalcino un’azienda di dimensioni mai viste in Italia, dove anche le aziende più importanti possedevano poche decine di ettari di vigneto. Il loro progetto prevedeva una proprietà di 2.800 ettari di cui almeno mille vitati. Per realizzarlo al meglio Rivella si recò in California, in Cile, in Sudafrica e in Australia per scoprire come si attrezzavano le imprese più avanzate del settore. Scoprì che in nessun’altra nazione il terreno viticolo costava così poco come a Montalcino, ma in nessun’altra nazione bisognava spendere tanto denaro per liberarlo dalle pietre, dai massi e dai rovi.

Gli anni alla Banfi

Le acquisizioni di terreno, completate nel 1983, unificarono i 2.800 ettari previsti intorno a Poggio alle Mura, l’azienda che aveva fatto scoprire il Brunello ai Mariani e che disponeva anche di un Castello medioevale, ragion per cui la nuova impresa fu chiamata Castello Banfi. Dotata delle più moderna attrezzature, gestita in modo da ottenere la massima qualità, Castello Banfi è l’azienda modello che ha fatto conoscere il Brunello di Montalcino al mondo. Ma per essere certo di aver fatto centro, Rivella ha aspettato otto anni, fino a quando ha firmato il primo bilancio in attivo.
Da allora non gli sono mancate le soddisfazioni: la nomina a Cavaliere al merito del lavoro nel 1985, la presidenza dell’Unione Italiana Vini nel 2001, l’elezione per acclamazione a presidente del Consorzio del Brunello nel 2010. Nel 2000 aveva saputo rinunciare alle cariche della Banfi ma non ha mai smesso di impegnarsi nella valorizzazione delle zone a vocazione enoica. Se la Maremma è diventata una terra promessa lo deve in gran parte a lui.

A tutta la sua famiglia le più sentite condoglianze dalla redazione di Civiltà del bere.

Per un altro sguardo sulla figura di Ezio Rivella vi proponiamo dal nostro archivio storico l’articolo scritto da Pino Khail nel giugno 1999, in occasione dell’annuncio delle dimissioni da enologo della Banfi.

Foto di apertura: © Consorzio del Vino Brunello di Montalcino

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© Riproduzione riservata - 19/01/2024

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