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Non solo Champagne. Al mercato globale piace la biodiversità

10 Gennaio 2020 Mark Pygott
Non solo Champagne. Al mercato globale piace la biodiversità

Nel settore bollicine, che vale il 20% dell’enologico a livello mondiale, i giochi li conducono i cugini d’Oltralpe. Per l’Italia le prospettive sono positive. Non solo Prosecco, ma anche Franciacorta, Trentodoc, Moscato d’Asti e il conviviale Lambrusco.

È facile entusiasmarsi per le bollicine. In valore coprono il 20% del mercato globale, ma solo il 9% in termini di volume (2018). Questo risultato si deve senza dubbio al margine importante associato a molte di esse, in particolare allo Champagne, con i francesi che esportano la metà (150 milioni di bottiglie) della loro produzione.

L’ascesa degli spumanti

Da produttori, è impossibile non notare la rapida crescita della domanda di spumanti, con l’italianissimo Prosecco a condurre la carica. Nel 2018, in termini di bottiglie, le bollicine hanno rappresentato un quinto delle esportazioni italiane; e la linea ascendente del trend non mostra segnali di cedimento. Da consumatore, la “biodiversità” di spumanti, combinata con l’affidabilità di molti prodotti, ha reso possibile un bel passo avanti rispetto all’idea che essi debbano essere riservati solo alle occasioni speciali o ai compleanni.

Spumanti dal mondo: scopri di più sulla monografia di Civiltà del bere 6/2019

La tipologia stuzzica la fantasia dei consumatori

Da professionista di settore, la crescente affidabilità e la qualità media elevata della maggior parte degli spumanti disponibili offrono a chi lavora nel vino più opportunità di coinvolgere il consumatore. Si possono raccontare molte cose su questi prodotti a chi opera nella ristorazione, con sempre più ampie possibilità di abbinamento con il cibo. E gli spumanti stuzzicano la fantasia dei consumatori più avventurosi, che andranno a scoprire di persona le regioni viticole di riferimento e forse, ciò che è più importante, consentono a molti operatori di ottenere profitti più interessanti; dopotutto tutti sono felici di pagare un piccolo sovrapprezzo per l’emozione che accompagna il semplice gesto della stappatura di una bottiglia di spumante.

Perché scommettere sul Franciacorta

Tuttavia, se c’è un Paese che dovrebbe guardare al futuro degli spumanti e al suo ruolo in questo segmento con gioia illimitata, beh, sicuramente è l’Italia. L’ascesa del Prosecco nell’ultimo decennio è forse il più eclatante caso di successo nella storia del vino moderno (i volumi della sola Doc sono passati da 155 milioni di bottiglie nel 2010 a 493 milioni nel 2018), ma ci sono anche molte altre storie da raccontare. Il Franciacorta, per molti
il più grande spumante italiano, continua ad aumentare i propri standard qualitativi, già alti. Si potrebbe sostenere che, se venisse trainato un po’ di più sui mercati d’Oltreoceano, i consumatori potrebbero aggiungere il Franciacorta ai già riconoscibili e familiari nomi quali Chianti Classico, Barolo, Barbaresco, Valpolicella, Soave, Taurasi ed Etna, come uno dei più vinosi regali dell’Italia al mondo

Eccellenze tutte italiane

Infine, lo stile teso del Trentodoc (tra i miei preferiti), il fascino aromatico del Moscato d’Asti e la natura conviviale del Lambrusco, grande amico del cibo, pongono l’Italia all’avanguardia in questa categoria, la più eccitante del settore enologico, e promettono di tenerci vigili con lo sguardo su questo mondo mentre entriamo nel 2020.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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