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Spumante Talento: un metodo, tante declinazioni

19 Ottobre 2010 Monica Sommacampagna
Quanti volti ha il Talento italiano? Tanti, a giudicare dalla degustazione organizzata dall’Istituto Talento Italiano venerdì scorso nell’ambito del Forum Spumanti 2010. Un’occasione per assaggiare nove spumanti Metodo Classico italiano provenienti da Nord e Centro Italia prodotti da sole uve Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco, con affinamento sui lieviti di almeno 15 mesi e un tenore zuccherino inferiore a 12 g/litro. «L’Istituto Talento Italiano è nato per riunire una produzione di 25 milioni di bottiglie frammentate in numerose denominazioni e promuoverne l’immagine presso il trade e il consumatore finale», ha premesso Claudio Rizzoli, presidente dell’ente. «Siamo partiti a luglio del 2009 con 13 aziende spumantistiche, oggi siamo in 21». In degustazione, commentati da Gianni Legnani, direttore per 16 anni del Centro Informazioni Champagne per l’Italia, due spumanti trentini (Rotari e Vetrari), uno dell’Alto Adige (Arunda Vivaldi), un piemontese (Vigne Regali - Banfi), un veneto (Bisol), un lombardo (La Versa), un friulano (Cantina Cormòns), un emiliano (Tenuta Villa Tavernago) e un toscano (agricola Gavioli). Tutti esempi di come un marchio unico caratterizzato da un metodo possa essere declinato in origini diverse, tenendo fermo il fatto che anche se i vini non sono Doc le uve devono comunque provenire da vigneti iscritti a una Doc. Gli obiettivi dell’Istituto sono di consolidarne la reputazione come spumanti “a tutto pasto”. Di fatto il panorama è quanto mai eterogeneo: si è spaziati da tonalità giallo paglierino a giallo dorato carico, da prodotti con percentuale minima (10%) di Pinot nero ad altri con quote del 70% dello stesso vitigno nell’uvaggio; spumanti in cui lo Chardonnay può arrivare a fare la parte del leone (80%) o dove si può avere la fortuna di assaggiare brut che nascono da rifermentazione in bottiglia con permanenza sui lieviti di almeno 36 mesi. La partita per la promozione del Talento a partire da un marchio comune, è, quindi, tutta da giocare.

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