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I consigli di Severgnini allo Spumante italiano

16 Settembre 2010 Alessandro Torcoli
Oggi sul Corriere della Sera (p. 47) il popolare giornalista Beppe Severgnini tira in ballo lo Spumante italiano. Poco male, la sua rubrica "Italians" è molto seguita ed è positivo che ogni tanto si parli di vino. «Quindi, riassumendo», sostiene Severgnini, «Ferrari, Berlucchi, Ca' del Bosco & C. devono trovarsi in fretta un sostantivo comune. Se ognuno vorrà andare per il mondo con nome proprio, considerata la qualità di prodotto, avrà le sue soddisfazioni. Ma concorrenza allo Champagne non la faremo mai». Parole sante, ma il film è ormai vecchio e non fa più sognare. Naufragati (in pratica) i tentativi di affermare il brand Talento o di far conoscere nel mondo il metodo Classico, sembra oggi prevalere l'orgoglio territoriale con la sfida principale tra i campanili della Franciacorta e del Trentodoc. Che sia giusto o sbagliato una sola cosa è certa: non c'è partita contro lo Champagne dal punto di vista numerico. Infatti anche se accanto all'élite del metodo Classico poniamo le corazzate dell'Asti e del Prosecco, comunque le bollicine italiane nella classifica di produzione sono sotto non solo allo Champagne ma anche (pochi lo sanno) ai vini frizzanti imbottigliati in Germania. Siamo dunque, pensando ora solo al metodo Classico (Franciacorta, Trentino...), in una nicchia e non ha senso paragonare realtà incommensurabili. Sarebbe già una bella sfida, di questi tempi, difendere il valore delle nostre eccellenze.

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