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Storie di vigna. A Trinoro i Cru Cabernet Franc di un vigneron sognatore

4 Novembre 2015 Alessandro Torcoli
Andrea Franchetti non è certo uno sconosciuto, anche se io lo incontro per la prima volta, e un po’ me ne vergogno mentre percorro una Statale lunga e tortuosa. È entrato già da 20 anni nel Gotha della vino, grazie al suo Trinoro e al progetto di un bordolese in stile Pomerol a Sarteano, tra la Toscana e l'Umbria, quasi più di qua che di là. Quando pensate di esservi ormai perduti nei boschi, dovete procedere, e procedere ancora… e tanta fiducia vi sarà ripagata: dopo l’ennesima curva si apre un panorama da sogno, e siete arrivati nella conca di Trinoro, nella via della Val d’Orcia. Badate bene, non vi stupirete per la cantina, che è quanto di più operativo (e bordolese) si possa immaginare. Lo spettacolo, se vogliamo, sta tutto nei vini e nello stesso Andrea Franchetti (in foto), quanto di più vicino al nobile poeta vignaiolo si possa immaginare.

Andrea Franchetti, da distributore a vigneron

Alto, dall’aria distratta e giacca vissuta, sulla camicia sgualcita, sembra ovvio che la prima vita, quella del distributore di vini a New York gli andasse stretta. All’epoca gettava le basi della nouvelle vague dell'enologia italiana, proponendo ai potenti chef italo-americani i nostri vini emergenti, che erano sì italiani, ma cari e raffinati e l’America degli spaghetti with meatballs rimase sbalordita. Amico di Wolfango Soldati, figlio dello scrittore Mario e fotografo che ha illustrato Vino al Vino, Andrea Franchetti aveva avuto occasione di conoscere molti vignerons. E a 40 anni scattò la decisione di provarci anche lui.

Imparare a Bordeaux uno stile inimitabile

Digiuno di nozioni tecniche, vola a Bordeaux e osserva quel che fanno alcuni suoi amici di tutto rispetto come i Thienpont, proprietari di Vieux Chateau Certan e di Le Pin per intenderci. “Scrittore originale non è quello che non imita nessuno, ma quello che nessuno può imitare”, scrisse Chateaubriand. E Andrea Franchetti, pur dovendo molto all’ispirazione bordolese, ci pare inimitabile. Dimostra un’intelligenza creativa, ma non evanescente, capace di trovarsi non troppo casualmente nel posto giusto al momento giusto. Così, appena uscito il suo Tenuta di Trinoro, riesce ad affidarne una parte al wine merchant di Londra Corney&Barrow. Cioè un sogno per i più.

Tre vigne per tre bottiglie. I nuovi cru di Cabernet Franc

La capacità di farti sognare, aggirandosi tra i vasi vinari della sua efficiente e spoglia cantina, non gli manca. E ti accompagna verso il futuro di Trinoro, che poi è un’intuizione decisamente moderna. Innamorato del Cabernet franc (e come dargli torto) spilla dalla botte d’acciaio tre esemplari ancora in fermentazione, dalle vigne Tenaglia (profondo e minerale, è ottenuto da marze che erano state prese proprio a Vieux Chateau Certan), Magnacosta (concentrazione e morbidezza, da terreno alluvionale) e Camagi (Cabernet franc di montagna, allevato su roccia poco profonda, esprime una rinfrescante nota di geranio). Sono prove fine a se stesse, è solo il desiderio di dimostrami la grandezza espressiva del Cabernet Franc su terreni diversi? Certamente no.

Degustiamo Campo di Camagi, Campo di Magnacosta, Campo di Tenaglia

Prendiamo il sentiero che porta dalla cantina alla sua dimora, semplice, disadorna, una caverna per eremiti raffinati. Si accede dalla spaziosa cucina, un salone circondato da fornelli e da ancor più numerosi cadaveri di bottiglie illustri. Vuote. Andrea Franchetti dispone dinanzi a noi l’assaggio del giorno: tre bottiglie con etichetta provvisoria, tutte dell’annata 2014: Campo di Camagi, Campo di Magnacosta, Campo di Tenaglia. Eccoci al dunque! Noi abbiamo appena assaggiato, in fase di fermentazione, la nuova annata di questi vini, i cru di Trinoro, espressione speciale di Cabernet franc in purezza. E ora, con la memoria ancora fresca, degustiamo il vino finito, il nuovo progetto di Franchetti. Un vitigno in ascesa (come abbiamo ampiamente documentato su Civiltà del bere dell’ottobre 2014) un concetto in ascesa (i single vineyards, vedi Civiltà del bere di marzo 2014) et voilà… sono arrivati i cru di Trinoro. Questo significa essere sul pezzo!

Il futuro di Tenuta di Trinoro è all'insegna dell'eleganza

Andrea Franchetti è un “sognatore contemporaneo”, cioè di quelli che hanno l’abilità di essere al passo coi tempi. Lo aveva dimostrato anche a Passopisciaro, quando presentò il progetto delle Contrade dell’Etna. E indietro, lo aveva dimostrato da subito, con il Tenuta di Trinoro. Di questo suo top wine assaggiamo il 2009, concentrato e potente, quasi 16 gradi d’alcol, e il 2013 più equilibrato e molto persistente, prima annata di un nuovo corso, che, ci confida, sarà all’insegna dell’eleganza. E ripartiamo, distrattamente rapiti dallo stile Franchetti, vigneron sui generis dal genio italiano.  

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