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“L’agricoltura mai più Cenerentola”. Parlano Antinori, Nicoletto e Guidi

21 Febbraio 2013 Civiltà del bere
Mancano pochi giorni alle prossime elezioni che decideranno chi guiderà il nostro Paese. Anche il mondo della vitivinicoltura guarda con interesse a questo momento. Nell'attesa abbiamo chiesto ad alcune influenti personalità del settore di provare a sedere sulla ipotetica poltrona del ministro e di dirci quali sarebbero i primi provvedimenti da attuare. Ce lo hanno raccontato Piero Antinori, presidente dell’Istituto Grandi Marchi, Ettore Nicoletto, presidente del Consorzio Italia del Vino, e Mario Guidi presidente di Confagricoltura. ANTINORI: UNA VOCE AUTOREVOLE IN EUROPA - Si parla tanto di crescita, della necessità che l’economia almeno riprenda i sensi dopo uno svenimento che dura ormai da qualche anno e, da destra a sinistra passando per il centro, si dice che l’impresa deve essere sostenuta e aiutata. Ebbene, sempre troppo poco si dibatte di impresa agricola (1.620.884 aziende risultate dal Censimento dell’agricoltura 2010, dati Istat) e del valore che questa dovrebbe avere anche sul nostro prodotto interno lordo. «L’agricoltura deve diventare centrale nelle politiche economiche del nostro Paese e non la “Cenerentola” che è stata negli ultimi tempi», ha detto con convinzione il Piero Antinori. «Inoltre cercherei di avere a Bruxelles, dove si elabora la politica agricola comunitaria, una voce più autorevole. Per fare ciò occorre, oltre alla professionalità di buoni funzionari, anche una credibilità del nostro Paese che si raggiunge riducendo l’eccessivo numero di infrazioni che da sempre ci vengono comminate». NICOLETTO: UNA GRANDE RISORSA PER IL NOSTRO PAESE - E a braccetto con questa dichiarazione, va anche il pensiero di Ettore Nicoletto (Consorzio Italia del Vino) che cita anch’egli il personaggio di Walt Disney: «Per prima cosa, se avessi davvero questa grande responsabilità, mi batterei perché l’agricoltura non venisse vista sempre come una Cenerentola o come l’Arcadia. A Roma, nella nostra opinione pubblica, prima che a Bruxelles», ha detto con decisione. «L’agricoltura è una grande risorsa per il Paese e può contribuire ancora di più alla nostra economia». GUIDI: AL CENTRO DELLE STRATEGIE DI SVILUPPO - Della stessa idea e convinto della necessità, assolutamente non scontata, di mettere al centro dei dibattiti il settore, è Mario Guidi (Confagricoltura): «Se fossi ministro mi impegnerei per portare l’agricoltura al centro delle politiche e delle strategie socioeconomiche del Paese. L’agricoltura deve stare ai tavoli dove si discute di crescita, sviluppo e produttività da cui finora è stata esclusa. Questo per consentire alle  vostre aziende, al pari di quelle di altri settori, di investire, creare occupazione, internazionalizzare e continuare a svolgere il fondamentale ruolo di salvaguardia dell’ambiente e del territorio».

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