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Speri: una collezione invidiabile

15 Dicembre 2009 Roger Sesto
Attiva nella Valpolicella Classica da cinque generazioni, la Speri è paladina della tradizione, con un archivio di ben 34 edizioni di Amarone custodite nelle proprie cantine, dagli anni Cinquanta. «Posso dire con orgoglio che queste 34 annate le ho vissute tutte», ci spiega il patron Carlo. «All’ultimo Vinitaly è stato stappato un nostro 1973 che mi ha emozionato; considerata l’età della bottiglia e le tecniche di quegli anni non avevo grandi aspettative, invece il vino era ancora perfetto, aranciato chiaro, ma entusiasmante ed etereo al naso. Un’altra annata importante, che di tanto in tanto riassaggiamo, è la 1983, oggi impeccabile sia a livello visivo, sia gusto-olfattivo. Ricordo poi un grande 1985 e un eccellente 1988. Ma il 1990 resta l’Amarone della mia vita, anche perché segna l’ingresso in azienda della quinta generazione. Sapevamo fin dalla vendemmia e dalle fasi di appassimento che l’annata sarebbe stata eccezionale (come la 1964, 1966 e 1969), frutto delle uve della parte alta del vigneto Monte Sant’Urbano, composto da viti vecchie di 50 anni alla loro ultima vendemmia. Dopo l’invecchiamento in botti da 20-30 ettolitri, al momento dell’imbottigliamento ci siamo trovati davanti a un vino straordinario, per la prima volta posto in grandi formati. Ne abbiamo conservata una quantità importante in Magnum doppie, sotto la sabbia, al buio e a temperatura costante, con l’impegno di non toccarle per almeno un decennio. Nel 2004 abbiamo aperto la prima Jéroboam: un capolavoro, dominato da elegantissime note floreali. Altre annate memorabili sono state la 1997 e la più recente 2000». Chiediamo se abbiano apportato modifiche tecniche nel corso dei decenni. «Certamente. Siamo passati dalla pergola alla pergoletta inclinata aperta, riducendo sino ad azzerarlo l’impiego dell’uva Molinara e portando la frazione di Corvina al 75% del blend. In cantina abbiamo introdotto le vasche in acciaio termocondizionate, la pressatura soffice, i legni nuovi da 20-40 ettolitri insieme a tonneaux da 500 litri, oltre a più moderni impianti di imbottigliamento per ridurre le ossidazioni».

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