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Vermentino e Cannonau: all’Enoluogo l’anima autoctona sarda di Surrau

25 Settembre 2026 Jessica Bordoni Sardegna
Vermentino e Cannonau: all’Enoluogo l’anima autoctona sarda di Surrau
Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, con Marco Loddo, direttore commerciale di Surrau

La Cantina della famiglia Demuro, in Gallura, si è raccontata nel nostro salotto del vino di Milano. Una degustazione immersiva, che ci ha condotto tra le vigne di Arzachena baciate dal sole e dal Maestrale. Un viaggio tra identità, territorio e longevità 

Sono i primi anni del Duemila quando la famiglia Demuro, fortemente radicata in Sardegna e già proprietaria di uno dei maggiori gruppi di forniture edili dell’isola, decide di fondare una Casa vinicola tra le colline di Arzachena, riprendendo le sue antiche radici agricole galluresi. Tutto parte con l’acquisto di 5 ettari nella vallata di Surrau, a una manciata di km dalle spiagge di sabbia fine della Costa Smeralda. Il nome da dare alla Cantina è già lì, in quei luoghi incantevoli baciati dal sole e dal Maestrale, circondati da boschi e macchia mediterranea.

450 mila bottiglie e 5 milioni di euro di fatturato

Oggi la superficie a vigneto di Surrau ha raggiunto i 70 ettari, dislocati in nove appezzamenti tutti nel comune di Arzachena. Terreni sabbiosi, da disfacimento granitico, perfetti per accogliere il Vermentino – che solo in questa zona raggiunge l’eccellenza della Docg – oltre a varietà locali come il Cannonau e internazionali come il Cabernet. I primi riconoscimenti non tardano ad arrivare e in poco più di 20 anni Surrau si impone come una delle realtà più apprezzate e premiate della Gallura. Una vera e propria case history sarda da 450 mila bottiglie e 4 milioni di euro di fatturato, a cui si aggiunge un altro milione legato all’hospitality, grazie a un’accogliente architettura di design immersa tra i filari.

Nel calice l’autenticità del terroir

Il 21 settembre l’Enoluogo di Civiltà del bere, il nostro salotto del vino milanese, ha ospitato i vertici dirigenziali di Surrau per un incontro-degustazione dal titolo “Sardegna autoctona: identità, territorio, longevità”. Ad accompagnare i giornalisti e i professionisti Horeca e Gdo in questo viaggio immersivo tra i profumi, i sapori e i colori dell’isola c’erano il direttore di Civiltà del bere Alessandro Torcoli e il direttore commerciale di Surrau Marco Loddo. In assaggio cinque etichette aziendali, tre espressioni di Vermentino Docg e due Cannonau in versione Riserva e bollicina Metodo Classico. Cinque modi di raccontare la forza e l’autenticità del terroir della Gallura attraverso scelte rispettose in vigna, dove si pratica la lotta integrata, e un uso efficace delle tecnologie di ultima generazione in cantina, dove si sperimenta ma senza eccessi.

Vermentino, Sardegna, Gallura

«Il Vermentino è un vino-vitigno di straordinaria attualità», spiega il direttore Alessandro Torcoli. «La sua produzione spazia dalla Liguria alla Costa toscana, passando per la Corsica e il Sud della Francia. E poi c’è la Sardegna, che ha avuto un ruolo chiave di apripista per il suo posizionamento a livello nazionale e all’estero». In Gallura quest’uva si esprime al suo meglio, con note di mineralità e sapidità difficili da eguagliare altrove, sempre accompagnate da un intenso carattere solare e mediterraneo. «Per noi è la varietà di riferimento, protagonista della maggior parte delle etichette, ognuna con la sua personalità ben definita», precisa il direttore commerciale Marco Loddo.

Surrau enoluogo

Sciala, il Vermentino portabandiera

Il tasting comincia con Sciala, Vermentino di Gallura Superiore Docg 2025. Portabandiera ma anche fiore all’occhiello aziendale, grazie ad una spiccata tipicità, una bella struttura e un rinfrescante temperamento marino. La produzione si aggira intorno alle 70 mila bottiglie, a 22 euro di prezzo medio in enoteca. Le vigne crescono a 100-150 metri, su suoli naturalmente poveri di sostanza organica, lasciati inerbiti per favorire l’equilibrio idrico-nutrizionale e limitare la vigoria. Si ottiene così un vino concentrato, fine e sapido. Pressatura soffice a bassa temperatura, fermentazione in vasche di acciaio tra i 16-18 °C, poi altri 6 mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento. Note agrumate, iodate, con un leggero tocco balsamico sul finale. Ha tutto quello che si vorrebbe da un Vermentino di Gallura d’annata.
Il secondo vino è Sciala Life Edition, Vermentino di Gallura Superiore Docg 2024, una limited edition di circa 2.400 bottiglie – presentata per la prima volta con l’annata 2023 e ora alla sua seconda uscita – che indaga il potenziale evolutivo del vitigno in termini di profondità e complessità gustativa. La massa di partenza è la stessa dello Sciala, ma dopo l’assemblaggio in acciaio l’affinamento prosegue per 12 mesi in wineglobe, contenitori di vetro trasparente borosilicato di 225 l e in vasche di cemento ovoidali da 670 l. Paradossalmente, all’assaggio si rivela più giovane del primo. Vetro e cemento, infatti, rallentano l’evoluzione esaltando l’identità territoriale. Note di cedro, accenni tropicali, ostrica e pietra focaia. Già molto godibile, darà il meglio di sé nei prossimi anni. Il prezzo medio è intorno ai 35 euro.

L’espressività del vigneto Montidimola

Si prosegue con il Montidimola, Vermentino di Gallura Vendemmia Tardiva Docg 2023. Montidimola è un single vineyard di 3,8 ettari a 70 metri di altezza su suoli granitici a medio impasto, più strutturati rispetto alle aree costiere limitrofe. La zona è particolarmente esposta ai venti lungo lo stretto delle Bocche di Bonifacio. L’escursione termica importante favorisce una maturazione lenta e le uve, in parte lavorate a grappolo intero, vengono sottoposte a  macerazione pellicolare per 12-24 ore. Il 50% della massa fermenta in botti di rovere di Slavonia non tostate da 35 hl, l’altra metà in uova di cemento grezze non resinate da 670 l. A seguire 6 mesi in botti di rovere e anfore ceramiche per 6 mesi più 1 anno in bottiglia. Il risultato è un vino più carico (già dal colore), con una tropicalità più spiccata e una ricchezza di frutto e corredo balsamico più accentuata, pur mantenendo una bella freschezza e vivacità. Siamo sui 30 euro a scaffale.

L’anima profonda del Cannonau

In una terra vocata per i bianchi come la Gallura c’è spazio anche per i rossi. Surrau sceglie di ridurre al minimo le rese, che nel caso del Pentima, Cannonau di Sardegna Riserva Doc 2023 scendono a 35 q/ha. Dall’omonima vigna ogni anno si producono circa 6.500 bottiglie, vendute a 25-30 euro in enoteca. L’idea è quella di offrire un’interpretazione più agile e moderna, andando oltre il cliché di vinone che per troppo tempo ha contraddistinto il Cannonau. Vinificazione in fermentini di rovere di Slavonia non tostato da 35 hl, macerazione prolungata post fermentazione per altri 15-20 giorni a cappello sommerso con frequenti rimontaggi. Malolattica svolta e affinamento di 12 mesi negli stessi tini, poi alcuni mesi in vasche di cemento prima dell’imbottigliamento. I 14 % vol. ci sono ma non si sentono. La personalità è decisa e insieme raffinata. Mirto, lentisco, rabarbaro, cannella. Sapidità qui fa rima con profondità.

Il Metodo Classico da Cannonau

La voglia di sperimentare è evidente nell’ultimo assaggio, un Blanc de Noirs Metodo Classico Dosaggio Zero da Cannonau in purezza. È la terza sboccatura in commercio (25-30 euro a scaffale). Si tratta di un Sans Année perché ai vini base 2021 viene aggiunto un 4% di vini réserve perpetuelle in tonneau esausti. Surrau produce spumanti (gestendo tutto il processo internamente in cantina) dal 2010; era partita con un Metodo Classico da Vermentino e una versione Rosé da Cannonau. Poi la scelta di concentrarsi su quest’ultima uva, vinificandola in bianco. In tutto 13 mila bottiglie con una permanenza sui lieviti di 36 mesi, ma si sta lavorando a una versione di 48. Bella acidità con una piacevole nota sulfurea legata ai terreni granitici e un’avvolgenza mentolata. Uno spumante in perfetta sintonia con il resto della linea aziendale che ha fatto dell’equilibrio tra bevibilità e sapidità il suo punto di forza. 

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