Nell’editoriale del numero 3 del 2026 di Civiltà del bere il direttore Alessandro Torcoli propone una serie di riflessioni a partire dal tema “contrasti” affrontato nella monografia della nostra rivista. Il ragionamento spazia dalla comunicazione al cambio generazionale nelle aziende vinicole
Parliamo dunque di “contrasti”, il tema scelto per l’ultima monografia (Civiltà del bere n. 3/2026) che stimola molte riflessioni. Lo abbiamo affrontato da tanti punti di vista, partendo da un’accezione specifica, quella dell’argomento dibattuto, un po’ divisivo. Siamo quindi andati in vigna, siamo scesi in cantina e siamo passati anche per le cucine e nel mondo del marketing, per capire quanto siano reali o pretestuosi tanti “contrasti” di cui parliamo spesso. Il contrasto non è sempre conflitto, piuttosto confronto. Pensiamo alla fotografia e alla musica, dove senza di esso non si muoverebbe nulla, non ci smuoverebbe nulla.
Confronto vs conflitto
Ecco qui vorremmo ricordare altri “contrasti”, di cui non ci siamo palesemente occupati negli articoli della nostra rivista. Ad esempio, nel giornalismo il confronto, la contrapposizione dei temi è stimolo per l’intelligenza, eppure purtroppo la comunicazione contemporanea è naufragata in una appiccicosa armonia, fatta di peana e narrazioni estatiche di luoghi e persone, una linea dettata dai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare dai social media, che ci mostrano continuamente le meraviglie che ci stiamo perdendo mentre, in bagno o in ufficio, guardiamo lo smartphone. All’opposto, scatta il meccanismo del conflitto e si passa dal panegirico all’insulto totale, senza possibilità di sintesi. Non c’è tempo né spazio per il confronto, l’analisi, la riflessione. Solo per il clic.
I giornalisti-pr crescono
Passiamo a un altro difetto grave del giornalismo contemporaneo, che paralizza i pur possibili, benefici contrasti: la confusione con le pubbliche relazioni, che sono un altro mestiere, mentre ormai sono troppo diffusi i giornalisti-pr (che è un ossimoro). In questo giornale cerchiamo di mantenere divise le cose e purtroppo abbiamo dovuto rinunciare a validi collaboratori che hanno scelto di mischiare le carte. Quando parliamo di contrasto nel giornalismo ci riferiamo alle regole base del mestiere, anche quando non si intende realizzare un’inchiesta scandalistica: esporre i due lati della medaglia, opinioni diverse, pro e contro. O esercitare il diritto di critica, ovvero segnalare ciò che non funziona, non solo quello che luccica.
I passaggi o salti generazionali
Veniamo a un altro genere di “contrasto” su cui abbiamo riflettuto di recente, anche durante VinoVip Cortina di cui leggerete in questo numero: quello generazionale. E vorremmo lanciare una provocazione. Anche in questo ambito ci vorrebbero più tensioni, meno ipocrisie o rese incondizionate.
Ci spieghiamo. Nei primi anni Duemila abbiamo assistito ad alcuni passaggi generazionali importanti nel settore, gestiti con accortezza secondo modelli differenti, dalle deleghe al trust (fece clamore il caso di Antinori). Poi non se n’è più scritto molto e, di fatto, ora ci troviamo di fronte a molti possibili “salti generazionali”, ovvero passaggi diretti dai nonni ai nipoti perché, nel frattempo, i figli hanno maturato l’età pensionistica. Non sappiamo se sia un bene, ma ora le nuovissime generazioni, quelle tra i 20 e i 30 anni, premono.
Ipocrisie o rese incondizionate
Parliamo di ipocrisie, quando apparentemente i figli stanno gestendo le aziende, mentre al comando reale c’è ancora il “patriarca”. Sarebbe più onesto che costoro dicessero che, finché saranno in vita, comanderanno loro. Le rese incondizionate, purtroppo, all’opposto sono quelle che ci appaiono come delle fughe di genitori che all’improvviso stanno dando tanta, forse troppa visibilità a figli che ancora non hanno sufficiente solidità e reputazione. Capiamo il disorientamento di fronte a un mondo che è drammaticamente cambiato, vedi alla voce comunicazione e tecnologia, ed è dannatamente complicato, per la situazione internazionale e la crisi dei consumi, ma “armiamoci e partite” è una strategia debole. Per questo, ben vengano i contrasti, il confronto, senza dimenticare che esistono sempre due facce nelle medaglie.