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L’Oms e la sua campagna anti-alcol entrano in ufficio

14 Settembre 2026 Luciano Ferraro
L’Oms e la sua campagna anti-alcol entrano in ufficio
© Metamorworks - Shutterstock

Nella rubrica pubblicata sull’ultimo numero di Civiltà del bere (3/2026) il giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro evidenzia le contraddizioni e gli eccessi delle prese di posizione dell’Organizzazione mondiale della sanità in materia di consumo di alcol (e non solo)

Quando, nel pieno dell’emergenza per le temperature bollenti in Italia nell’estate 2026, l’Oms dichiarò che erano morte cinque persone in 24 ore a causa dell’afa, molti misero in dubbio la validità scientifica di una tale informazione. Anche uno studente di Medicina al primo anno sa che non si muore per il caldo, ma per un insieme di fattori che comprendono l’età, le condizioni cardiovascolari, la povertà energetica che impedisce di usare un condizionatore. Il ministero della Salute, infatti, poche ore dopo la diffusione del dato da parte dell’Oms, ha precisato che dai registri aggiornati con i dati in tempo reale provenienti dai Comuni italiani, i cinque decessi semplicemente non risultavano. 

L’allarmismo sul caldo…

Cosa ha risposto l’Oms? Che aveva appreso la notizia delle morti dovute al caldo dai giornali locali. È questa la capacità di analisi dell’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per la sanità pubblica globale? Parliamo di un organismo con 80 anni di vita, composto da 194 Stati membri, organizzati in sei uffici regionali (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo orientale, Pacifico occidentale, Sudest asiatico), con budget miliardario. Nel caso degli effetti delle ondate di calore le comunicazioni sull’Italia dell’Oms sono state un insieme di pressapochismo e allarmismo.

…e quello sul vino

Non sorprende che lo stesso deficit di attenzione venga messo in campo quando si parla di vino. La campagna anti-alcol dell’Oms prosegue con toni drammatici da anni. Sarebbe sacrosanta se distinguesse tra vino e superalcolici, se indicasse una soglia di tollerabilità del consumo, se non avesse imboccato la strada dello “zero consumo – zero rischi”, una linea che non viene adottata nel caso di altri prodotti potenzialmente nocivi per la salute. Tutto ciò è ancora materia di confronto tra linee diverse nella comunità scientifica. 

L’Oms nella vita quotidiana

Ma l’Oms non si è limitata a controbattere gli studi di chi sostiene che una moderata quantità di vino sia addirittura più salutare della completa astinenza.
L’Oms entra anche nella vita quotidiana, con indicazioni sui posti di lavoro per impedire brindisi e scambi di auguri, congratulazioni per la promozione di un collega o saluti a un compagno di scrivania che se ne va in pensione. L’ufficio regionale per l’Europa ha diffuso un documento – Healthier and more inclusive professional gatherings without alcohol – una sorta di vademecum per bandire l’alcol da “riunioni, conferenze, ricevimenti ed eventi aziendali e di networking”.

Gli aperitivi coi colleghi

Un aperitivo al termine di una conferenza durata l’intero pomeriggio? Mai più bollicine, a meno che – chiede l’Oms – non siano analcoliche.  Quindi, tra una svista e l’altra sui decessi per il caldo, l’Oms ha trovato il suo obiettivo. Non la lotta alle pandemie o agli effetti del cambiamento climatico sulla salute degli abitanti della Terra. No, il nuovo obiettivo è promuovere incontri senza alcol nei luoghi di lavoro. In pieno stile woke, si spiega che un bicchiere di vino condiviso in ufficio può creare disagio ed esclusione degli astemi. 

Alcol e inclusione

Viene da pensare che tra i tanti errori di Donald Trump, forse non sia stato il peggiore quello di ritirare l’adesione degli Stati Uniti dall’Oms dal gennaio 2026. Carina Ferreira-Borges, consigliere regionale per l’alcol e le droghe illecite dell’ufficio regionale dell’Oms per l’Europa, ha evidentemente vissuto in uffici popolati da hooligans assetati di birra o da potenziali frequentatori di corsi degli alcolisti anonimi, perché dichiara di aver lavorato «in ambienti in cui rifiutare un drink ti distingue dagli altri. Queste esperienze mi hanno ricordato quanto facilmente chi non beve possa sentirsi “diverso” in spazi pensati per tutti. I luoghi di lavoro dovrebbero essere luoghi di inclusione. Scegliere di non bere non dovrebbe mai significare rinunciare a sentirsi parte del gruppo». 
Lo scenario è più cupo che mai: una festa in azienda con qualche bottiglia stappata per l’Oms significa il rischio di incidenti, malori, litigate. Un brindisi all’Oms.

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