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Champagne: la novità (criticata) delle Vignes Semi Larges

2 Settembre 2021 Anita Franzon

Il 29 luglio nella regione della Champagne sono stati approvati sei nuovi provvedimenti che presto potranno entrare a far parte del disciplinare AOC. A fare scandalo, però, è stata una sola modifica, che prevede la possibilità di distanziare gli impianti tramite le Vignes Semi Larges (VSL), andando a scardinare la regola secolare che stabiliva una distanza massima tra i filari di vite di 1,5 metri. Ma gli oppositori non si sono fatti attendere

Per approfondimenti: Wine-Searcher, Food&Wine, France24, The drinks business e Reussire Vigne

Per circa un secolo la distanza massima tra i filari di vite della Champagne è stata di 1,5 metri. Una misura che, secondo gli esperti, ha finora rappresentato l’equilibrio ideale tra resa e qualità costringendo le piante a competere per l’acqua e le sostanze nutritive. L’obiettivo era una resa minore, ma a una qualità superiore.

In cosa consiste la modifica

D’ora in poi, però, ai viticoltori della rinomata regione francese saranno consentite le “Vignes Semi Larges”, ovvero l‘allargamento della distanza tra i filari fino a 2-2,2 metri con una drastica riduzione della densità degli impianti. Ora queste proposte sono in attesa dell’approvazione da parte dell’Institut national de l’origine et de la qualité (INAO), ma secondo Wine-Searcher lo Champagne potrebbe cambiare per sempre.

Perché è stata approvata

Negli ultimi 15 anni il Syndicat général des vignerons (SGV) – l’associazione dei coltivatori della regione – ha condotto uno studio in collaborazione con alcuni tra vigneron, Maison e scienziati arrivando alla conclusione che la variazione della densità di impianto potrà far fronte al cambiamento climatico, migliorare la resistenza alle gelate primaverili e allo stress idrico contribuendo, inoltre, a eliminare o ridurre l’uso di erbicidi e pesticidi.
«Abbiamo l’obiettivo di accompagnare la necessaria transizione agro-ecologica adattando le vigne della Champagne ai cambiamenti climatici e preservando allo stesso tempo la qualità e la sostenibilità economica dei viticoltori», ha affermato Maxime Toubart, presidente di SGV (Food&Wine).

Niente obblighi, sarà una modifica facoltativa

Toubart ha inoltre sottolineato che la modifica sarà facoltativa. «Faciliterà il nostro lavoro in vigna e avrà notevoli vantaggi economici, ma non vi è alcun obbligo di adottarla; è solo uno strumento in più, un’altra freccia al nostro arco per continuare a produrre vini di qualità degni della denominazione Champagne». Anche secondo Vincent Legras, un viticoltore che ha sperimentato per diversi anni le VSL ed è favorevole al cambiamento, le piante maggiormente distanziate «diventerebbero più resistenti alla siccità e avrebbero bisogno di meno trattamenti» (France24).

Perché viene contestata

Ma non sono poche le voci contrarie che, prima di tutto, vedono nella nuova proposta non tanto una lotta al riscaldamento climatico, quanto la volontà di abbassare i costi della manodopera favorendo l’industria. Le VSL consentiranno, infatti, una maggiore meccanizzazione della viticoltura.
«Sotto la copertura delle preoccupazioni ambientali stanno favorendo un più ampio progetto di riduzione dei costi», ha affermato Patrick Leroy del sindacato CGT-Champagne. Contemporaneamente si denuncia la compromissione della qualità delle uve, nonché la perdita delle tradizioni locali. Un danno d’immagine per la reputazione storica e artigianale di tutta la regione (The drinks business).

Una varietà resistente si aggiunge alla lista dei vitigni consentiti

Un’altra importante aggiunta è passata, però, in sordina. È Voltis, una varietà resistente che sarà inclusa nell’elenco dei vitigni autorizzati in Champagne. Potrà essere piantata anche vicino alle abitazioni, poiché richiede meno trattamenti contro la peronospora e l’oidio. Tale vitigno non potrà rappresentare più del 5% degli ettari aziendali e non potrà superare il 10% nei blend (Reussire Vigne).

Foto di apertura: T. Gassert – Unsplash

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