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Presentato l’Aglianico VCR421 Antonio Mastroberardino

23 Maggio 2021 Alessandro Torcoli
Presentato l’Aglianico VCR421 Antonio Mastroberardino

Una lunga selezione tra 30 biotipi in due campi sperimentali ha portato all’autorizzazione di un clone registrato a nome del pioniere della viticoltura irpina, grazie alla passione del figlio Piero Mastroberardino che sta puntando molto su questo versatile vitigno.

Piero Mastroberardino, imprenditore vitivinicolo e professore di Economia e gestione delle imprese all’Università di Foggia, ha raccolto il testimone di suo padre Antonio, quello che Hugh Johnson, il più autorevole wine-writer dell’era enologica moderna, aveva definito “l’archeologo delle viti”. Senza soluzione di continuità ne porta avanti lo spirito innovativo e, al contempo, conservativo. Sono svariati, infatti, i progetti che Piero Mastroberardino ha presentato in questi anni; dalla vinificazione in bianco dell’Aglianico al Museo d’impresa, che raccoglie ad Atripalda (Avellino) la storia aziendale e familiare, al Progetto Stilèma, ovvero il recupero di un’impostazione stilistica che riporta agli anni Sessanta e Settanta, e molti altri.

Tante uve, un grande amore: il Taurasi

È noto che la famiglia Mastroberardino contribuì notevolmente a salvare dall’estinzione la viticoltura irpina e la triade di Fiano, Greco e Aglianico, al punto tale da renderla in tempi record anche un unicum nazionale con tre Docg in un solo angolo (per quanto ampio) della Campania. Eppure, ai più attenti non sarà sfuggito un particolare: dopo la morte del padre, Piero gli ha voluto dedicare una Riserva di Taurasi, dell’annata 2008. Il messaggio era chiaro: tante ottime varietà da valorizzare, ma un solo re, l’Aglianico.

Fu necessario riavvolgere il nastro

«Mio padre», spiega Piero, «non ritrovava più i caratteri del suo Aglianico. Sospettava fosse responsabilità dei vivaisti, che riproducevano le piante con scopi meramente quantitativi». Così oltre a lavorare per mostrare le doti di straordinaria duttilità del vitigno, vinificato in bianco, passito, per vini giovani e fruttati o invecchiati lungamente, Piero si è impegnato soprattutto sul tema del recupero di “quell’Aglianico”. Bisognava «riavvolgere il nastro e tornare al periodo antecedente alla fillossera», proseguendo nell’attitudine che fece guadagnare al padre l’epiteto di “grape archeologist”, conferito dallo scrittore inglese Hugh Johnson.


La vigna del clone VCR421 Antonio Mastroberardino, impiantata nel 2004

Uno su trenta ce la fa

«Abbiamo studiato più di 30 biotipi, selezionati all’interno di un vigneto centenario, per iscriverne uno nel registro delle varietà, quale clone famigliare», prosegue Piero. Quali i suoi caratteri? Grappolo medio-piccolo, cilindrico, spesso alato, spargolo, acino medio, buccia spessa, fertilità contenuta. La resa è dimezzata rispetto alla media dei cloni più diffusi. In fase di maturazione si raggiunge un elevato grado zuccherino, buon tenore in acidità totale e ottima resistenza alla botrite.
«Questo clone recupera alcuni tratti dell’Aglianico di un tempo: avvolgenza, rotondità, morbidezza. Doti non tipiche di tutti i cloni in uso, che anzi spesso vengono additati per ruvidità», spiega Mastroberardino.


Il grafico sintetizza i risultati dell’analisi sensoriale di questo specifico clone rispetto allo standard di Aglianico 

L’Aglianico che viene dal passato

Nel 2004 sono state impiantate le barbatelle selezionate in un’area individuata nella collina centrale della tenuta di Mirabella Eclano (Avellino). Al 2007 risalgono invece le prime micro-vinificazioni frutto del programma di selezione clonale. A partire dal 2008, prende vita il vino frutto di un Aglianico che arriva dal passato, che trae origine da quelle vigne pre-fillosseriche.



Il vino Redimore dimostra un’attitudine conferita dal clone VCR421, cioè grande morbidezza già in gioventù

Sua Maestà, Redimore

Nasce dunque Redimore. Un vino di notevole corpo, buona struttura, composizione equilibrata in tannini e polifenoli, elevato tenore in antociani e profumi dominanti di piccoli frutti rossi e neri (in particolare mora, lampone e fragoline di bosco). Tra i due cloni che hanno superato tutte le fasi della sperimentazione, entrambi avviati all’omologazione, uno ha completato l’iter. È stato inserito nel Registro nazionale delle varietà di vite con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 2021 con l’identificazione di clone VCR421 Antonio Mastroberardino.
«È un omaggio al territorio e naturalmente non sarà riservato alla nostra famiglia, ma è disponibile per qualsiasi viticoltore della zona», chiosa Mastroberardino.

Nunc est bibendum!

A questo punto, nel corso dell’incontro con Piero Mastroberbardino, che si è svolto il 5 maggio, assaggiamo due Redimore, per valutarne espressione e anche evoluzione, dato che saggiamo l’annata 2019 (anteprima in uscita nelle prossime settimane) e la 2012. Si producono circa 30 mila bottiglie di questo vino che proviene dalla vigna situata nella collina centrale della tenuta di Mirabella Eclano, nella parte a Nord, dai caratteri più collinari e morbidi, che portano a un’anticipazione delle maturazioni di una settimana. Il Redimore dimostra un’attitudine conferita dal clone VCR421: una grande morbidezza già in gioventù. Curioso che con il clone di famiglia non si sia puntato da subito al “grande Taurasi”, quello icona, da allungo, ma a un vino giovane che gioca in fascia mediana. L’idea di fondo è trasmetterne il grande potenziale anche con una vinificazione semplice.

Foto di apertura: il nuovo clone di Aglianico è allevato nella tenuta di Mirabella Eclano (Avellino)

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