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Zenato, nasce l’Archivio Storico

Zenato, nasce l’Archivio Storico

L’annata 2008 dell’Archivio Storico tiene a battesimo la prima etichetta dedicata all’Amarone della Valpolicella, di cui Zenato è uno dei più rinomati interpreti. Al ristorante Vun del Park Hyatt di Milano è stata messa alla prova la longevità dell’Amarone Riserva Sergio Zenato con una verticale dal 2012 al 1985.

“Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca”, diceva lo scrittore Jorge Luis Borges. Se per un uomo di lettere l’eden è una raccolta di libri, per l’appassionato di vino nulla è più “celestiale” di una collezione di grandi bottiglie. In questa direzione si inserisce l’Archivio Storico di Zenato, portabandiera nel mondo di uno stile enologico identitario e di un territorio unico come la Valpolicella.

 Tutto ebbe inizio nel lontano 2008

«Tutto è cominciato esattamente dieci anni fa, nel 2008, quando abbiamo messo a riposare nella barricaia una botte di rovere di Slavonia che custodiva un’ottima annata del nostro miglior Amarone della Valpolicella», racconta Nadia Zenato, che oggi guida la Casa vinicola con il fratello Alberto e la madre Carla. «Da allora abbiamo deciso di attendere, lasciando che il tempo compisse la sua magia e trasformasse lentamente quel vino. Un decennio dopo, la botte è stata aperta e il suo nettare pregiato ha dato vita alla prima edizione limitata dell’Archivio Storico Zenato. Una collezione straordinaria. L’espressione più pura del profondo amore che nutriamo per il vino e della dedizione quotidiana che poniamo in ogni fase del nostro lavoro».

 

Nadia Zenato

 

Eleganza e raffinatezza fuori e dentro la bottiglia

In tutto 2.500 bottiglie, a cui si aggiungono 400 Magnum, tutte numerate e custodite in una preziosa cassetta di rovere di Slavonia, lo stesso legno in cui ha riposato l’Amarone Archivio Storico prima di passare in vetro. Il packaging si distingue per il minimalismo e l’eleganza rigorosa. L’etichetta, di grandi dimensioni, è bianca come un foglio di carta, mentre le scritte sono in carattere courier nero inchiostro e ricordano l’effetto tipografico delle vecchie macchine da scrivere. Il rosso è riservato alle cifre che indicano l’annata e il numero di bottiglia, mentre in basso a destra campeggia il rilievo del logo e la firma di Carla.

Un vino che racconta la Valpolicella…

«L’annata 2008 è stata a dir poco eccezionale», precisa Nadia. «Grazie a un andamento climatico regolare e a una vendemmia lunga e assolata, iniziata nei primi giorni di ottobre, lo stato sanitario delle uve si è rivelato eccellente. Il lungo riposo di 10 anni ha permesso la nascita di un vino di levatura fuori dal comune, massima espressione della Valpolicella Classica e del connubio tra vitigni, territorio e lavoro dell’uomo».

 

Le uve sono state selezionate nei vigneti più vecchi di Tenuta Costalunga nella Valpolicella Classica

 

… e nasce dalla sue vigne migliori

Intenso e voluminoso, l’Amarone della Valpolicella Archivio Storico Zenato è un grande rosso di territorio, che nasce solo dalle migliori uve delle vigne più vecchie e meglio esposte della proprietà di Sant’Ambrogio di Valpolicella.
«Il bouquet, preziosissimo e fine, unisce alla sensazione di viola e marasca un sentore di appassimento tipico dell’Amarone che si è evoluto ulteriormente con l’affinamento, rivelando note speziate e tostate di tabacco e cioccolato. In bocca da subito emerge la forte mineralità ceduta dal terreno roccioso e calcareo-marnoso di Tenuta Costalunga».

L’Amarone Riserva Sergio Zenato sfida il tempo

Massima espressione dello stile aziendale, l’Amarone Riserva Sergio Zenato nasce solo nelle annate di eccellenza ed è il frutto di un’attenta selezione di uve Corvina, Rondinella e Oseleta provenienti dalle vecchie vigne esposte a sud-est della Tenuta Costalunga. L’estremo equilibrio e una struttura fuori dal comune ne fanno un fuoriclasse di rara eleganza. Lo scorso ottobre al ristorante Vun del Park Hyatt di Milano (due stelle Michelin sotto la guida dello chef Andrea Aprea) è andata in scena una straordinaria verticale di cinque annate di Amarone Riserva Sergio Zenato, dalla 2012 alla 1985. Pubblichiamo di seguito le note di degustazione del sommelier campione del mondo (Wsa 2010) Luca Gardini, che ha guidato la degustazione insieme alla produttrice Nadia Zenato.

2012

Neonato nella “stanza dei bottoni” di Casa Zenato, questo 2012 dimostra già tutto il suo potenziale. Immancabilmente, come altre annate storiche, gli preconizza un destino di grande invecchiamento. Colore già robustamente carico, rubino/granato. Naso appagante con sfumature complesse, marasca, prugna, ma anche frutta secca e pepe. La boccata è ampia, succosa, equilibrata nella spinta tannica ma soprattutto profondissima, con finale esoterico.

2006

Un vino ormai entrato di prepotenza negli annuari della tipologia, stupisce ancora quasi tre lustri dopo per l’eleganza, la compattezza e le varietà di sfumature sia olfattive che gustative, bocca dove esplode con una magniloquenza regale. Sottobosco, tostatura, cacao, caffè al naso ma soprattutto una profondità e una persistenza del sorso inaudite, con nota affumicata a sigillare un’esperienza memorabile.

2003

Caldo e siccità, come nella travagliata annata 2003, regalano vini dall’elevata alcolicità, bassa acidità e molta concentrazione, in parte alleviata in appassimento e soprattutto in invecchiamento. Ma in realtà questo Riserva 2003 stupisce per il naso raffinato – pepe, aceto balsamico, frutta sotto spirito – e soprattutto in bocca – sorsata larga, condiscendente, sapida e non eccessivamente affilata dai tannini.

1998

Un’altra annata torrida ci lascia in eredità questo manufatto ormai raro ma memorabile, più velluto che non lana grezza. Cioccolato, prugna e spezie al naso, con evocazioni fluttuanti più che matematiche esattezze. In bocca è morbido, molto avvolgente, una sensazione di comfort che ricorda le giornate di primavera, l’erba appena tagliata.

1985

Un piccolo miracolo della viticultura che dopo più di trent’anni mantiene inalterato il suo fascino. Una bottiglia regale che non ha ancora concluso il suo ciclo di vita. Marasca, chiodi di garofano al naso, in bocca è da levare il fiato, fresco, vivace, prepotente ma anche elegante. Finale ammandorlato che mitiga l’irruenza dei tannini. Immortale.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2018. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

 

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© Riproduzione riservata - 25/12/2018

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