Conquistare gli indecisi. Il vino per tutti

Conquistare gli indecisi. Il vino per tutti

Ci interroghiamo preoccupati sul calo dei consumi. Ci domandiamo come si potrebbe rendere più interessante il vino agli occhi dei giovani. Di solito, però, tutte le nostre riflessioni scaturiscono da un punto di vista interno al sistema, e presuppongono che il vino sia un elemento importante per la nostra cultura, affascinante per l’intelletto, appagante per i sensi. Ovvero, il non plus ultra. È vero, contiene alcol, che è nocivo per la salute se assunto in quantità smodate, ma è un gioco di equilibri tra rimedio, gioia e rischio che potrebbe renderlo ancor più intrigante. Chi scrive, ovviamente, ne è convinto. Il problema è che in molti Paesi, compresa l’Italia, i consumi calano, come ha evidenziato la ricerca Nielsen per conto di Federvini presentata a metà maggio: in 10 anni è stato consumato il 25% in meno di bevande alcoliche e in 5 anni circa 2 milioni di individui hanno rinunciato al bere.

Per Hemingway e Scruton “vino è civiltà”

Lo scrittore americano Ernest Hemingway scriveva: “Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà del mondo”, e il filosofo britannico Roger Scruton, autore di Bevo dunque sono. Guida filosofica al vino, si è spinto oltre, sostenendo che “è” la civiltà. Ponendosi anche a livelli meno entusiastici, possiamo comunque ammettere che è un mezzo di esplorazione culturale, storia, piacere e di condivisione. Sempre Scruton, in uno dei suoi passaggi più toccanti, scrive che il vino è capace di risolvere il grande problema dell’uomo “di trasformare l’eros in agape, di rinunciare a volere una donna per volere invece la sua felicità”. Di fronte a tanta ricchezza di contenuti e di attrattiva, che cosa manca al vino perché gli si dedichino libri, copiosi articoli sui quotidiani, si organizzino affollate mostre, che siano pregne di cultura e non solo di occasioni per assaggiare?

Il problema di Narciso

Perché l’argomento vino, che è arte, o almeno artigianato d’autore, sembra essere per gli italiani una cenerentola rispetto alla letteratura, al cinema, alla musica? La cucina, suo pendant, occupa una parte fino eccessiva delle attenzioni mediatiche. Per riflettere sulla questione, è necessario uscire dai circoli ristretti degli appassionati di vino. E la prima osservazione è scontata: il vino è troppo esclusivo. Il che è un assurdo logico. Non esiste migliore facilitatore sociale di un calice di vino. Eppure, l’esperto appare sovente affetto dal “carattere fondamentale del vizio”, come lo definisce sempre Scruton: il narcisismo, il corto circuito dell’amore di sé che rifiuta di riconoscere la realtà degli altri.

Oltre l’enoteca e il supermercato

Senza bisogno di banalizzare un prodotto complesso (e per questo affascinante), il miglior modo per espandere il mercato è quello di far proseliti tra chi non ne sa nulla, ma è solo curioso. Purtroppo le enoteche sono percepite come luoghi di culto di una setta di conoscitori e molti le evitano per risparmiarsi imbarazzi; dall’altra parte nei supermercati ci si perde in file di etichette che comunicano poco, e che a loro volta si confondo nella cornucopia del consumismo superficiale. Sarebbe quindi utile investire in luoghi dedicati al piacere del vino, senza che sembrino templi.

Comunicare il vino per tutti

Naturalmente, non si può prescindere dalla comunicazione, attraverso i canali generalisti e i grandi eventi. Non basta Vinitaly, che è l’unico momento in cui il vino balza agli onori delle cronache nazionali. È importante che se ne parli per tutto l’anno, con rubriche televisive o pagine dedicate, con appuntamenti interessanti nelle città, come fossero cineforum o gruppi di lettura. Anche in questo, il ruolo delle sopravvissute enoteche è decisivo. Ed è importante che se ne parli con rispetto e conoscenza, e non solo per i consigli del fine settimana o di abbinamento con il piatto. Ma soprattutto, per il bene del nostro amato simbolo di civiltà, sarebbe utile che proprio chi lo apprezza e lo conosce abbia voglia di coinvolgere gli altri nel simposio, senza prendere quell’aria da sufficienza di chi ha assaggiato cose che voi umani non potete neanche immaginare. È tempo di elezioni, per cui potremmo anche dire che l’obiettivo di chi ama il vino dovrebbe essere conquistare gli indecisi. Gli estremisti hanno già scelto chi votare. Peggio per loro.


© Riproduzione riservata - 17/06/2016

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