Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Top Guide Vini 2018. È l’anno delle nuove promesse

Top Guide Vini 2018. È l’anno delle nuove promesse

Per il Sassicaia è Leone d’oro alla carriera. Sul podio da un decennio (dal 2008, saltando solo il 2014), al vino bandiera di Tenuta San Guido bisognerebbe assegnare un premio per la lunga presenza ai vertici del nostro Top Guide Vini 2018, la superclassifica di Civiltà del bere che segnala le etichette e le Cantine più premiate dalla critica (acquista l’ultima edizione digitale).

Cinquanta fra queste aziende prestigiose portano il meglio della loro produzione a Milano lunedì 26 febbraio. In degustazione i vini premiati del Top Guide Vini 2018 e le nuove “promesse” dell’enologia: Simply the best 2018!

 

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Non solo giganti

Appena sotto il gigante bolgherese troviamo quest’anno Giulio Ferrari, Rubesco Vigna Monticchio, Es e Ben Ryé. Ma a fianco alle denominazioni che non deludono mai, come il Barolo, che colleziona ben 9 riconoscimenti da almeno 5 Guide su 8, altri grandi del panorama enologico italiano arretrano, come Brunello e alcuni Supertuscan, in quest’ultimo caso anche a causa di una vendemmia 2014 più modesta. Ciò ha permesso agli outsider di emergere, come Etna e vini laziali.

Bolgheri, Eldorado dei fine wines italiani

Si dice Bolgheri, ma ormai si legge Eldorado. Il distretto vinicolo livornese si riconferma il centro dell’enologia italiana grazie al suo campione assoluto, il Sassicaia. L’annata 2014, seppur per molti versi (e territori) considerata problematica, ha invece in questo caso convinto tutte le otto maggiori pubblicazioni di settore, i cui voti sono stati incrociati nel Top Guide Vini 2018.

Per entrare in classifica

Per stilare il “best of” sono stati presi in considerazione i tre bicchieri del Gambero Rosso, i quattro tralci di Ais Vitae (etichette dai 91 punti), i “vini frutto” dell’Annuario di Luca Maroni (noi abbiamo considerato quelli dai 94/100 in su) e, ancora, le super tre stelle Veronelli, i faccini di Doctor Wine (le referenze superiori ai 95 punti), i cinque grappoli di Bibenda, i Vini Slow e i Grandi Vini di Slow Wine e le bottiglie incluse nei tre elenchi dell’Espresso: i 100 vini da bere subito, i 100 da comprare e i 100 da conservare.

Il giudizio è soggettivo?

Quest’anno la pubblicazione diretta da Enzo Vizzari ha aggiunto anche una quarta lista, i 100 vini da riassaggiare: tuttavia, trattandosi perlopiù di vecchie annate, abbiamo preferito non includerle nel Top Guide Vini 2018. La nostra pubblicazione conta ben 648 etichette eccellenti per almeno 2 Guide (erano 571 nel 2017). Si conferma anche quest’anno la tendenza delle Guide a esprimere giudizi sempre più soggettivi. Un caso emblematico è quello di Maroni, che assegna massimi voti a più di 600 vini, di cui solo 80 premiati al vertice anche dalle altre Guide.

I migliori vini del 2018

Se il Sassicaia di Tenuta San Guido è l’unico ad aver fatto l’en plein, le etichette medaglia d’argento sono quattro: Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2006, che non convince appieno solo Maroni; Passito di Pantelleria Ben Ryé 2015 Donnafugata, che manca il podio per “omissione” di Cernilli; Es di Gianfranco Fino 2015 e Rubesco Vigna Monticchio 2012 Lungarotti, penalizzati rispettivamente dal Gambero e Slow Wine.

Meritano 6 eccellenze su 8

Più affollata la batteria dei vini da sei eccellenze, dove troviamo primatisti come l’Amarone Bertani 2009 e il San Leonardo 2013. Ottimo piazzamento anche per il Trebbiano 2013 Valentini e il Montiano 2015 Famiglia Cotarella. La vera novità, però, è la scalata del Titolo 2015 di Elena Fucci (+4 sul 2017), che vince la fascia di miglior vino della Basilicata. Il sestetto si chiude con il Müller Thurgau Feldmarschall von Fenner 2015 Tiefenbrunnen, già in passato sul podio, che raddoppia la performance passando da tre a sei valutazioni top.

L’effetto della modesta annata 2014

Dal confronto con il Top del 2017 si può notare come le perplessità sulla modesta e umida annata 2014 siano state prontamente confermate dalla Guide. Alcuni esempi: il Tignanello Antinori e il Paleo Le Macchiole, che nel 2017 avevano convinto sei giudici, si fermano a quota tre. Battuta d’arresto anche per il Masseto 2014, che perde due preferenze totalizzandone solo quattro. Nelle Marche, il controverso Kurni 2015 Oasi degli Angeli è arretrato di due punti (quattro eccellenze), mentre il Verdicchio Riserva San Paolo Pievalta 2015 ottiene solo due nomination (-3).

Chi scala la classifica (e chi entra già pluripremiato)

Note di merito per la laziale San Giovenale, che si fa notare con Habemus 2015 e Habemus Etichetta Rossa 2014 (entrambi con quattro giudizi top vs i tre nel 2017), mentre in Alto Adige il nuovo Gewürztraminer Epokale 2009 di Tramin entra in classifica direttamente con quattro eccellenze, come il Nussbaumer 2015. New entry anche per il Posaú, Rossese di Dolceacqua 2015 di Maccario Dringenberg, che tiene alto il nome della Liguria enologica con quatto voti pieni. Inne, applausi all’umbra Tenuta Bellafonte: per le Guide il suo Collenottolo 2013 è il miglior Sagrantino battendo, tra gli altri, l’iconico 25 anni di Caprai.

Invito alla lettura del Top Guide Vini 2018

Tanti altri ragionamenti potrebbero essere fatti, ma preferiamo lasciarli alla curiosità del lettore e ci limitiamo a un’ultima nota formale: da quest’anno abbiamo deciso di trattare separatamente il Trentino e l’Alto Adige, le cui identità vinicole ci sembrano meritevoli di una divisione interregionale. A Civiltà del bere siamo convinti che le differenze siano una fonte di ricchezza – e quindi di eccellenza – nella vita come nella vite. Buona lettura.

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Alert! Segnaliamo che sempre più Cantine “dissidenti” rinunciano a spedire i campioni di vino in toto o solo ad alcune Guide, perché in contrasto con la filosofia e/o le politiche commerciali delle stesse. Di conseguenza il giudizio sulla situazione vinicola italiana non può dirsi completo perché a sua volta non è completo il panorama analizzato dalle Guide.

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