Top Guide Vini 2019. Il paradiso degli amanti dei rossi

Top Guide Vini 2019. Il paradiso degli amanti dei rossi

Sassicaia e San Leonardo, i due grandi bordolesi di Bolgheri e delle Dolomiti, sono ai vertici della nostra classifica Top Guide Vini 2019 e mettono d’accordo tutte le maggiori Guide. Sul secondo gradino del podio svettano le bollicine Giulio Ferrari e Annamaria Clementi, accanto ad altri sei rossi d’eccezione firmati Bruno Giacosa, Fattoria Nicolucci, Lungarotti, Famiglia Cotarella, Valentini e Gianfranco Fino.

Noblesse oblige, è proprio il caso di dire. Quest’anno al vertice del Top delle guide vini 2019, la superclassifica di Civiltà del bere che combina i voti delle maggiori pubblicazioni italiane segnalando le etichette e le Cantine più premiate, ci sono infatti due “rossi di sangue blu”: il Sassicaia 2015 dei marchesi Incisa della Rocchetta e il San Leonardo 2014 dei marchesi Guerrieri Gonzaga, gli unici ad aver meritato i massimi riconoscimenti da tutti i giudici.

Come entrare in classifica

In nostro best-seller prende in considerazione i tre bicchieri del Gambero Rosso, i quattro tralci di Ais Vitae (etichette da 91 punti), le super tre stelle Veronelli, i faccini di Doctor Wine (referenze superiori ai 95 punti), i cinque grappoli di Bibenda, i Vini Slow e i Grandi Vini di Slow Wine e le bottiglie incluse negli elenchi dell’Espresso, ovvero i 100 rossi, i 100 bianchi, i 100 spumanti, i 30 rosati e i 30 dolci.

Il nuovo volto de L’Espresso

A questo proposito è d’obbligo una precisazione. Dopo 18 edizioni, quest’anno L’Espresso ha deciso di non dare più alle stampe la Guida dei vini, inglobandola nell’opera dedicata ai ristoranti, che per l’occasione ha cambiato nome in I Ristoranti e i Vini d’Italia. Si tratta, come segnala il direttore Enzo Vizzari, di una “guida nella guida”, mentre il curatore Andrea Grignaffini la definisce “una selezione (severa), non una guida” che ritrae il meglio di quanto degustato nel corso del 2018.

La decisione sull’Annuario di Luca Maroni

Al contrario, per il motivo opposto, abbiamo preso la decisione di escludere dal rating l’Annuario di Luca Maroni. L’utilizzo di un linguaggio complesso e aulico, la logica dei “vini frutto” e l’eccessiva quantità di vini considerati eccellenti (pur partendo da 94/100) la discostano troppo dalle altre, rendendo di fatto impossibile una comparazione. Apprezziamo il rigore di giudizio del suo autore e siamo certi che torneremo a parlarne in altre sedi. Fatta questa doverosa premessa riguardo ai censori, torniamo ai vini top.

Tagli bordolesi e barrique sugli scudi

Noblesse oblige, dicevamo. La lingua dell’adagio richiama la forte impronta francese dei due fuoriclasse, emblematici tagli bordolesi rigorosamente affinati in barrique. Secondo la critica, insomma, i “cittadini del mondo” Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Carménère battono i “nostrani” Sangiovese e Nebbiolo, mentre la sfida tra botti grandi e piccole è vinta da queste ultime. E se allarghiamo lo sguardo? Possiamo facilmente notare come i giudizi delle Guide italiane richiamino alla mente quelli di wine writer e guru internazionali, ricordandoci come la supremazia del modello d’Oltralpe sia dura a morire.

Sei rossi e due spumanti sul secondo gradino del podio

Ma basta scendere un gradino e scorrere il gruppetto delle otto etichette da 6 eccellenze per incontrare un Barolo (Riserva Vigna Le Rocche 2012 Bruno Giacosa) e un Sangiovese (Riserva Vigna del Generale 2015 Fattoria Nicolucci), che inaspettatamente non arriva dalla Toscana ma dalla Romagna. La lista dei rossi al vertice prosegue con il Vigna Monticchio Torgiano Riserva 2013 Lungarotti (dominato dal Sangiovese), il Montepulciano 2013 Valentini, il Montiano 2016 Famiglia Cotarella (qui ritorna il Merlot) e il Primitivo Es 2016 Gianfranco Fino, che vincono rispettivamente la fascia di miglior vino dell’Umbria, dell’Abruzzo, del Lazio e della Puglia. Il campionato nazionale delle bollicine finisce invece con un 1 a 1 tra Franciacorta e Trentodoc: goleador le “Riserve” Annamaria Clementi 2008 e Giulio Ferrari 2007.

Le Guide raccontano un’Italia rossista

A spartirsi il titolo di miglior bianco sono addirittura in cinque, tutti però fermi alla soglia delle 5 eccellenze. Un dato che rimarca la vocazione rossista del Belpaese e l’indice di gradimento altrettanto rossista della critica nazionale. Si tratta dei friulani Terre Alte 2016 Livio Felluga e Collio 2017 Toros, a cui si aggiungono il Timorasso Sterpi 2016 Vigneti Massa, il Feldmarschall von Fenner 2016 Tiefenbrunner e il Verdicchio Riserva 2016 Villa Bucci. E sul fronte dei dolci e dei passiti? La golden medal va all’Ar Selections de Grains Nobles Albana Riserva 2014 di Fattoria Zerbina. Ed è la prima volta che un Albana di Romagna spodesta, nella categoria “best in class”, altri blasonati dolci italiani come il Passito di Pantelleria o il Gewürztraminer altoatesino da vendemmia tardiva.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 1/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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