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Giovani Produttori: Maximilian Girardi e la sua Tenuta Diavoletto

18 Aprile 2016 Jessica Bordoni
Ha il nome di un imperatore tedesco, un (breve) passato da broker assicurativo e un (lungo) futuro nella viticoltura romagnola. Parliamo di Maximilian Girardi, classe 1991, titolare della Tenuta Diavoletto tra i colli di Bertinoro, a una quindicina di chilometri da Forlì. «Tutto è cominciato nel 2011», spiega, «quando ho rilevato questa vecchia azienda che guarda al mare e alla rocca di Bertinoro, situata lungo la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Forlì e Cesena. Sono rimasto semplicemente incantato dal luogo e ho deciso di abbandonare la vita di città per dedicarmi a tempo pieno alla campagna. Le vigne, di circa 15-20 anni d’età, erano per lo più dismesse e pronte per essere estirpate, ma con un grande lavoro di squadra siamo riusciti a recuperarle quasi tutte». All’inizio gli ettari vitati erano cinque, oggi sono passati a dieci, tutti particolarmente vocati per il Sangiovese, da cui nascono etichette a Indicazione geografica Forlì.  

Da subito l’attenzione della critica

I primi riconoscimenti non tardano ad arrivare e già nel 2013 la Tenuta Diavoletto partecipa al Merano Wine Festival. Con i suoi 24 anni, Maximilian è il più giovane produttore a ottenere il “bollino rosso”, ovvero l’ambito marchio di qualità da apporre sopra le bottiglie. «Essere selezionati in una manifestazione così prestigiosa è stato un grande motivo d’orgoglio; ma ricordo con viva emozione anche l’intervento all’ultima edizione del Salone del Gusto di Torino, nel 2014», precisa Maximilian, per gli amici semplicemente Max. «I miei vini, infatti, furono scelti in abbinamento ai piatti della chef Giuliana Sargoni della Locanda al Gambero Rosso di Bagno di Romagna e a me toccò l’onore-onere di presentarli davanti a una platea di 100 giornalisti americani». Nel 2014 arriva anche l’Oscar Green della Coldiretti Emilia Romagna per l’impegno nella salvaguardia ambientale. «Il rispetto della natura è fondamentale a Tenuta Diavoletto, strettamente collegato a quello per il consumatore, che ha mio avviso oggi ha il diritto di bere un vino sano, oltre che buono».  

In tutto 30 mila bottiglie per vini freschi ed eleganti

In vigna, quindi, solo i trattamenti indispensabili e massima cura nella gestione delle piante. Al fianco di Maximilian c’è  il fratello Matthias e il padre Gerhard, figlio di un viticoltore altoatesino di Terlano. Le varietà più allevate sono Albana, Pagadebit, Trebbiano, Chardonnay e, soprattutto, Sangiovese, che danno vita a etichette da profumi netti e vivaci, caratterizzati da freschezza, mineralità e un profilo elegante.  «In tutto produciamo circa 30.000 bottiglie, rispetto a un potenziale di 120.000, che confermano la volontà di puntare sulla qualità più che sulla quantità attraverso una rigorosa selezione dei grappoli».  

Tre declinazione del Sangiovese di Romagna

Il Sangiovese, come si è già detto, fa la parte del leone ed è declinato in tre versioni. «Si comincia con il Primi Passi, Igt Forlì, un rosso vivace maturato in acciaio per esaltare al naso i frutti fragranti e offrire un sorso bilanciato e piacevole. Più giocato su complessità e sull’eleganza è il Sangiovese A.mare, Igt Forlì impreziosito da un tocco di Alicante e affinato per sei mesi in piccole botti di rovere. Chiude la triade Satirello, Sangiovese di razza, con piccole aggiunte di Merlot e Alicante, maturato per un anno in botti di rovere prima di un ulteriore affinamento in acciaio e in bottiglia. Al naso regala profumi evoluti di confettura, note tostate e caramello, in bocca è pieno, con grande morbidezza ed equilibrio».

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