Malvasia nera Camboi, novità di Castello di Meleto

Malvasia nera Camboi, novità di Castello di Meleto

Si chiama Camboi la novità assoluta del territorio chiantigiano presentata il 28 marzo a Firenze. Novità perché il vino nasce non dal Sangiovese bensì dalla Malvasia nera vinificata in purezza. A produrlo è il Castello di Meleto, storica cantina nella zona di Gaiole in Chianti. È il risultato di una sorta di scommessa che l’azienda ha deciso di affrontare per valorizzare un vitigno che rischiava di scomparire.

L’origine del nome

Il nome della Malvasia nera Camboi è l’acronimo di Campo dei Buoi, una zona di Meleto che dal medioevo fino ai primi anni Sessanta era utilizzata per l’allevamento dei bovini. Le uve provengono da una parcella del vigneto San Pietro piantato nel 1999, raccolte a mano e selezionate, e quindi vinificate per circa 20 giorni.

Malvasia nera Camboi al debutto con l’annata 2014

L’affinamento dell’annata in commercio, la 2014, è durato 12-14 mesi in barrique di terzo e quarto passaggio. Di questa prima vendemmia (Igt Toscana) di Malvasia sono state prodotte 5 mila bottiglie. All’assaggio il vino presenta un bel colore rosso rubino, con note di frutti rossi, tannini ben integrati e una piacevole bevibilità. Per lo staff dirigenziale dell’azienda, Camboi rappresenta “l’anima segreta del territorio”.

 

La Malvasia nera Camboi e gli altri vini di Castello di Meleto

 

Castello di Meleto e Viticola Toscana

Castello di Meleto è proprietà della Viticola Toscana, società fondata nel 1968 attraverso una sottoscrizione lanciata dalla rivista Quattrosoldi dell’Editoriale Domus di Gianni Mazzocchi. Un crowfundig “ante litteram” il cui scopo era quello di raccogliere 150 milioni di lire con quote del valore di 10 mila lire ciascuna. Ebbene, nel giro di soli due mesi la cifra raccolta fu più che triplicata. Grazie a queste risorse, Viticola Toscana acquistò l’antico castello, le cui origini risalgono al 1256, e circa 1.400 ettari di terreno circostante.

Chianti Classico nel cuore

Del terreno di proprietà, 180 ettari furono destinati a vigneti, principalmente per la produzione di vino Chianti Classico. A distanza di mezzo secolo, la proprietà è tuttora in mano a buona parte dei soci fondatori. Proprio negli ultimi anni l’azienda ha avviato un lungo lavoro di selezione per individuare le vigne dove il Sangiovese si esprime al meglio, facendo in questo modo del Castello di Meleto un valido rappresentante della vitivinicoltura del Chianti Classico.

Le cinque zone più vocate

I terreni più vocati sono suddivisi in cinque macrozone: Castello di Meleto, San Piero in Avenano, Poggiarso, Moci e Vigna Casi. Protagonista assoluto è, naturalmente, il Sangiovese. Ma sono altresì coltivate altre varietà, tra cui appunto la Malvasia nera, e poi ancora Colorino, Canaiolo, Vermentino, Cabernet Sauvignon, Pinot nero e Merlot. I sistemi di allevamento più diffusi sono il cordone speronato e il capovolto toscano, ma l’azienda sta recuperando anche l’antica forma dell’alberello. La produzione annua varia tra le 600 e le 800 mila bottiglie con un export di oltre il 90% distribuito in 26 Paesi.

Anche azienda agricola e struttura enoturistica

In occasione della presentazione di Camboi 2014, avvenuto in un bellissimo resort con vista su Firenze, sono stati degustati anche gli altri vini di punta dell’azienda: Chianti Classico Meleto 2015, Chianti Classico Riserva Vigna Casi 2013 e Chianti Classico Gran Selezione 2012. Oggi il Castello di Meleto non solo si distingue anche come azienda agricola per la produzione di olio extravergine di oliva, di miele e per l’allevamento di cinta senese, ma parte del castello e alcuni casolari circostanti sono stati adibiti a strutture ricettive di charme.

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© Riproduzione riservata - 30/03/2017

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