Dal mondo Dal mondo Alessandro Torcoli

Lettera sull’avvento di un Master of Wine italiano

Lettera sull’avvento di un Master of Wine italiano

L’Italia attende ancora il suo primo Master of Wine.
Il 5 settembre WineNews ha pubblicato un articolo dedicato all’argomento, evidenziando alcune difficoltà nel rapporto tra il mondo del vino italiano e l’Institute of Masters of Wine. Un dubbio emerge su tutto: “Ma se il corso dell’Istituto Uk non facesse per noi?“. Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere e studente MW, ha voluto rispondere dirimendo la questione in una lettera al direttore di WineNews, Alessandro Regoli.

Caro Alessandro,

stimo molto il vostro lavoro e l’impegno profuso da WineNews nel diffondere notizie sul nostro complicato mondo del vino. Proprio per questo desidero confessarti d’essere rimasto amareggiato dal titolo e dal senso della notizia apparsa sulla Prima di ieri: “Masters of Wine: se non facesse per noi?”. Trovo che vi sia un vizio di fondo, che non riguarda, beninteso, solo WineNews ma è molto diffuso in Italia, per cui, se mi permetti di dare un mio contributo da studente Master of Wine, mi piacerebbe spiegare.

L’errore riguarda la spasmodica attesa dell’avvento di un “messia” MW. Non ha molto senso che, ad ogni annuncio di nuovi Masters of wine, due volte l’anno, anziché presentare con la giusta ammirazione i meritevoli neo eletti (seppur stranieri) si calchi piuttosto la penna sull’assenza degli italiani. Non è la notte degli Oscar: non ha senso rimarcare che i candidati del Belpaese non abbiamo vinto la statuetta.

Il titolo di MW si raggiunge attraverso un lungo allenamento “da maratona”, che prevede sacrificio, tempo e denaro, come giustamente avete scritto. Ma alludere al fatto che “il corso totalmente in inglese, particolarmente oneroso sia in termini di costi che di tempo…” non faccia per gli italiani, è un po’ come dire che non conosciamo abbastanza bene l’inglese, siamo mediamente poveri (questo, forse, è vero!) e non siamo abbastanza determinati da volere impegnare ore ed ore allo studio e alla pratica richiesti.

Oppure, non fa per gli italiani perché si tratta di un approccio al vino di derivazione anglosassone, molto distante da quello italiano? Questo in parte è vero, ma come ci spieghiamo i successi di Spagna, Francia e Grecia, ad esempio, che condividono con noi una simile visione, eppure hanno già i loro MWs?

La verità è che ci siamo mossi tardi e ora il mondo del vino italiano, che ha rapidamente compreso l’importanza dei Masters of Wine a livello globale e che ora sarebbe lieto di vantarne qualcuno, deve attendere che l’uva sia matura. Io sono entrato nel percorso nel 2013, tra i primi “dell’era moderna”, un collega ha cominciato un paio di anni prima di me; a seguire una dozzina di coraggiosi e altamente qualificati professionisti hanno ottenuto l’ammissione al programma di studio.

Stiamo parlando di 5 anni circa dall’iscrizione dei primi studenti italiani. Bisogna attendere 5-7 anni affinché una vigna possa dare un vino eccellente e curiosamente i tempi sono mediamente gli stessi anche per il raggiungimento di questo titolo. Molti abbandonano, è vero, perché la strada è molto impegnativa, ma per rispetto e ammirazione professionale di chi tenacemente continua, sarebbe di grande sollievo e sostegno se, anziché attendere i primi MW italiani come profeti o divi di Hollywood, si continuasse a rendere nota l’attività dell’Institute of Masters of Wine, i suoi scopi, il suo valore.

Anche perché, diciamolo, “gli italiani perdonano tutto tranne il successo”, come scriveva Enzo Ferrari, per cui sarebbe più proficuo – per il benessere psicofisico dei futuri MWs italiani – tenere un profilo basso, questo sì, all’inglese. Alla fine, sono convinto, che sarà motivo di orgoglio e un’occasione di crescita per l’Italia quando arriveranno i primi MWs. Non ne basterà certamente uno.

Intanto, brucio una notizia: nemmeno nei prossimi due o tre annunci di nuovi MWs leggeremo nomi italiani. Quando un italiano avrà passato teoria e pratica del temutissimo esame, che purtroppo si può sostenere solo una volta l’anno, allora saremo davvero vicini: approvata la tesi (un anno di lavoro circa), saremo finalmente giunti alla meta. Sono convinto che qualcuno di noi (per scaramanzia non faccio i nomi, non solo il solo in lizza!) passerà l’anno prossimo, poi bisognerà scrivere la tesi. Non passeranno meno di uno o due anni. Altri quattro annunci di nuovi MWs senza italiani. Diciamolo subito, così non ci pensiamo più. L’ideale, se posso suggerire, sarebbe aggiungere sempre per inciso “in attesa che il raccolto di Masters of wine italiani sia maturo”. Non vorremo mica presentare al mondo Masters of wine tannici e squilibrati?

Ti ringrazio per l’attenzione, con stima e simpatia.

Alessandro

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