La verità, vi prego, su Vinitaly 2015

La verità, vi prego, su Vinitaly 2015

Giù il sipario. Il pubblico fluisce dal quartiere fieristico. Ci sentiamo topini intrappolati in una gabbia d’acciaio, sopravvissuti a una tragedia, oppure professionisti che portano nel taschino un biglietto da visita che potrebbe fare la differenza? Nonostante tutto, opterei per la seconda ipotesi. E allora suona davvero fuori misura lo strazio di chi in queste ore ha scritto di tutto, in male, su Vinitaly 2015. Sia chiaro: traffico surreale, ore di attesa in coda come in fuga da una minaccia aliena, attesa in auto, attesa alla stazione dei taxi, attesa in bagno. E bagni (alcuni, non tutti) inaccettabili. I soliti ubriachi. Tutto questo deve essere preso in seria, immediata e drastica considerazione dai vertici della Fiera.

Il mondo ci guarda

Veronafiere ha aumentato del 35% gli investimenti riservati all’incoming, ed è stato raggiunto il risultato di 55 mila visitatori esteri provenienti da 140 Paesi del mondo. Un’enormità. E proprio per questo, per l’eco che costoro porteranno nel mondo, per le parole che scriveranno sul web, sulle riviste e per il passaparola, è fondamentale che i servizi e la logistica della fiera, ma anche della città intera, facciano rapidamente un balzo in avanti. Raggiunto quindi un traguardo epocale in termini di ospiti stranieri, ora un +35% di  stanziamenti (del Comune e dell’Ente fieristico) potrebbe invece essere destinato a gestire il successo raggiunto. È evidente che 150 mila persone in 4-5 giorni hanno un impatto dirompente sul sistema urbanistico della “piccola” – e magnifica – Verona.

Vinitaly 2016: servizi su misura

Delle dichiarazioni conclusive di Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, una ci ha colpito in paticolare: quest’anno tutti i visitatori di Vinitaly 2015 sono stati “registrati” e la prossima grande sfida sarà offrire servizi sartoriali, e soddisfare al meglio le esigenze delle diverse anime di visitatori. Siamo ai livelli del marketing più sofisticato, e per un manager questo database sarà una risorsa molto preziosa. Il 50° Vinitaly sarà l’occasione per dimostrare alle cassandre apocalittiche (o semplicemente agli scontenti) di che cosa è capace Vinitaly. È doveroso ricordare tutto quello che questa miracolosa fiera è in grado di offrire: un’esperienza unica sul fronte emotivo e un moltiplicatore di contatti e opportunità per il vino italiano. Distilliamo decine di commenti di imprenditori, vignerons, professionisti intervistati in questi giorni. Ecco le osservazioni più frequenti.

Un bagno di mondo

Gli operatori esteri c’erano e si vedevano. Chi dice più Asia, chi dice poca America, chi poca Germania (causa ProWein troppo vicino), chi tanta Germania… Non sembri strano, abbiamo sentito tutto e il suo contrario: ogni produttore vede il pezzetto di fiera che gli capita allo stand o reagisce a quello che dicono i propri importatori. O qualche giornalista di passaggio. Il quadro d’insieme è difficile da comprendere da vicino. È più saggio attenersi alle statistiche ufficiali: Usa e Canada rappresentano il 20% degli oltre 55mila visitatori esteri a Vinitaly. L’area di lingua tedesca, Germania, Svizzera e Austria, si conferma la più importante con il 25% delle presenze, il Regno Unito è al terzo posto con il 10%, seguono in termini numerici i buyer dei Paesi Scandinavi e quelli del Benelux. Nella top ten dei Paesi, impressiona la crescita della Francia, che precede il Giappone, mentre Cina, Hong Kong e Taiwan si collocano all’ottavo posto. La Russia, nona, è l’unica in controtendenza come conseguenza della difficile situazione geopolitica in atto. Chiude al decimo posto il Brasile. Sono in aumento le presenze da altri Paesi dell’Unione Europea, in particolare da Polonia e Romania. Conclusione: Vinitaly è il teatro più ambito per l’esplorazione del vino italiano.

Appassionati sì, ubriaconi no

Pochi sono decisamente contrari all’apertura dei Vinitaly agli appassionati. Tutti vorrebbero maggior controllo affinché non degenerino le situazioni. Lo spettacolo dei ragazzi (e non solo) brasati e abbandonati lungo i viali, è indecoroso, ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca (per stare in tema). Su 100 mila visitatori italiani, qualche migliaio erano semplici bevitori (definirli winelover sarebbe eccessivo). Come impedire che ingollino tutto e al terzo calice non barcollino? Si accettano suggerimenti. Certamente non si può introdurre l’obbligo di sputo.

Ottimi contatti, mission compiuta

Eh sì, alla fine è così. La maggior parte dei nostri interlocutori ci ha riferito di aver incontrato persone interessanti, preso numerosi contatti, visto professionisti di buon livello. Believe it or not. È successo anche a noi, che abbiamo costruito un bel pezzetto del nostro cammino prossimo venturo. Ed è il miglior risultato per una fiera. Anzi diremmo quasi che è la sua “mission”. Dunque Vinitaly è stato un successo. E qualcuno vorrebbe durasse 10 giorni. Lasciamo stare le ipotesi più strampalate circolate sui social media. Qualcuno auspicava che questa edizione venisse organizzata a Milano durante l’Expo. Durata: 6 mesi.

A un passo da Expo

Infine, la politica: per fortuna non troppa. La vicinanza degli ex colleghi di partito Zaia-Tosi (ora candidati concorrenti) poteva essere esplosiva, invece a Vinitaly abbiamo colto solo la detonazione di qualche miccetta. Concreto ed equilibrato il ministro Maurizio Martina, che si è attenuto ai temi “cosa abbiamo fatto” e “cosa vogliamo portare a termine”.

Siamo certi che Vinitaly si presenterà all’appuntamento dei 50 anni con l’energia e la vitalità di un ragazzino. Siamo sicuri che sarà una festa importante e fastosa. Sarebbe però miracoloso se si potesse cantare, sul finale, come nelle Nozze di Figaro, su parole del veneto (!) Lorenzo Da Ponte: “Ah tutti contenti. Saremo così…”

 

 

 

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© Riproduzione riservata - 27/03/2015

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