Dall'Italia Dall'Italia Luciano Ferraro

Divieto di inzuppo!

Divieto di inzuppo!

“Tutti gli Spositori che vissero nel secolo di Dante parlano come di cosa notoria del costume superstizioso d’inzuppare il pane nel vino e di mangiarselo sopra la sepoltura dell’ucciso, credendo così di eludere l’umana vendetta”.

Serve scomodare i commenti del Baldassarre Lombardi a La Divina Commedia per dimostrare quanto antica sia l’usanza dell’inzuppo nel vino?

Il cammino verso il Vaticano, come si legge nel libro La cucina dei pellegrini da Compostella a Roma, è sempre stato reso possibile anche dai “tozzetti che si mantengono per tanti giorni e sono ottimi inzuppati nell’Aleatico della Tuscia, quello di Gradoli o nel Vinsanto toscano”. E allora cosa è accaduto nel 2019 per far scattare addirittura il divieto di inzuppo? Una spinta anti liberista? Un moto anti populista e controcorrente (visti i tempi)?

Il divieto di inzuppo di Rocca di Montegrossi

Un’azienda di Gaiole in Chianti, Rocca di Montegrossi, ha deciso di cambiare la propria etichetta, inserendovi un segnale con il cerchio rosso, come quelli stradali di divieto: all’interno c’è il disegno di un bicchiere con un cantuccino che si tuffa nel liquido ambrato. Un monito corretto dal punto di vista enologico e degustativo: l’inzuppo è sbagliato, perché altera il vino. Non c’è sommelier che non lo sappia. Il guaio è che si tratta di un gesto popolare. Più duro e tenace dei biscotti, quindi difficile da cancellare con una regola.

L’etichetta con il divieto di inzuppo

Sulla stampa locale infervora la polemica

Quando la notizia del divieto è stata pubblicata, si sono levati gli applausi dei puristi, ma anche le proteste dei tradizionalisti. Ecco quanto ha scritto il Corriere di Siena: “La spiegazione dell’iniziativa è ‘scientifica’ e pare perfino condivisa da tanti esperti. Ma non certo dai consumatori che da tradizione, quella vera, non possono non associare ai due prodotti dalle radici secolari, un gesto che racchiude la storia della terra senese e toscana, le tradizioni dei nostri nonni, la felicità di godersi un prodotto unico”. E La Nazione: “Cantuccini e vin santo sono un binomio unico, che caratterizza come pochi la Toscana. Sorseggiare il prezioso vino, la cui nascita si perde nella notte dei tempi, accompagnato dai biscotti tipici, carichi di mandorle, è il top per ogni pranzo o cena toscana che si rispetti”.

Un divieto che racconta la distanza tra chi beve e chi produce

Se non fosse per questa frattura tra chi difende il vinsanto e chi un modo secolare di berlo, la notizia potrebbe essere archiviata tra quelle destinate a svanire in poche ore. Come in un girone dantesco in cui la punizione sia quella di essere bombardati da notizie strambe che si elidono l’una con l’altra. Invece l’etichetta con il divieto merita una riflessione. Perché parla della (ingiusta) distanza tra gli esperti e i consumatori di vino. Tra chi ne scrive e chi se lo versa nel bicchiere senza pensarci troppo. Non è un distacco tra professori e profani. E per capirlo basta leggere i commenti alla notizia sul vin santo e i cantucci che Leonardo Romanelli ha scritto sul sito Intravino.

I commenti del pubblico: l’inzuppo non si tocca

Mentre Romanelli ha scelto una linea soft, senza condannare il cantuccio inzuppato ma puntando sull’ironia, tra i 16 commenti quasi tutti si schierano a favore dell’inzuppo, nonostante si presume siano scritti da lettori abituali del sito, perché per commentare serve registrarsi. “L’inzuppata ha il suo perché, ma vietandola rischiamo di abbassare ulteriormente il tasso di natalità/felicità… insomma, produttori di vini da inzuppo, pensateci bene!”, scrive Franco. “Cioè non si può più inzuppare il biscotto?”, si chiede l’alias Angelo Gajo. “Se il biscotto è duro, va inzuppato. E che diamine! Non me li ricordavo così bigotti sti toscani”. “A casa mia faccio come voglio”, protesta Gabriella. “Questa è la nostra tradizione, non ci rompete».

Se fosse una faccenda seria si potrebbe parafrasare Valentino Parlato, fondatore del il Manifesto, che contestava il divieto di fumare nei locali deciso dal ministro Sirchia: “Non escludo che, dopo i cantucci nel vin santo, si passi a vietare tutto il resto”.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 2/2019 . Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

Tag: ,

© Riproduzione riservata - 24/05/2019

Leggi anche ...

Il Verdello ha il “suo” sperimentatore
Dall'Italia
Il Verdello ha il “suo” sperimentatore

Così chiamato per il colore verdastro dell’acino anc Leggi tutto

Da Soldati e Veronelli  all’alba dell’era post-Parker
Dall'Italia
Da Soldati e Veronelli all’alba dell’era post-Parker

L’addio lavorativo di Parker segna l’inizio di una Leggi tutto

Dove cenare a Palermo. Le nuove mete gastronomiche
Dall'Italia
Dove cenare a Palermo. Le nuove mete gastronomiche

Quali sono le ultime novità della ristorazione (aperture, Leggi tutto