Dall'Italia Dall'Italia Valentina Vercelli

Cuvée Bois Les Crêtes: meglio tappo in sughero o a vite?

Cuvée Bois Les Crêtes: meglio tappo in sughero o a vite?

Come cambia lo stesso vino in una bottiglia tappata con il sughero e in una chiusa con il tappo a vite? C’è stato modo di affrontare la questione all’ultima edizione del Mercato dei vini della Fivi, durante la quale si è svolta una verticale del Valle d’Aosta Chardonnay Cuvée Bois di Les Crêtes.

Cuvée Bois, Chardonnay di montagna

L’azienda agricola di Aymavilles (Aosta) è di proprietà di Costantino Charrère, tra i viticoltori che hanno contribuito a “esportare” la fama dei vini valdostani al di fuori dei confini regionali. Cuvée Bois è nato negli anni Novanta, dopo l’incontro tra Charrère e il conte Gagnard de La Grange, viticoltore di Puligny Montrachet. Viene prodotto con Chardonnay, allevato tra i 550 e i 650 metri su suoli morenici, sciolti e sabbiosi e poi vinificato e affinato sur lie per 11 mesi in botti nuove di rovere francese da 300 litri. La produzione annua si attesta sulle 15.000 bottiglie.

 

Costantino Charrère

 

Le tasting notes della verticale

Le annate di Cuvée Bois in degustazione erano: 2015, 2014, 2013 e 2008. I due millesimi più recenti sono stati presentati con la doppia chiusura, sughero e a vite. Ecco com’è andata.

Cuvée Bois 2015 con tappo in sughero

Il naso sprigiona frutta esotica e pesca gialla che si fondono bene con i sentori dolci e leggermente speziati dati dal legno. All’assaggio si dimostra un vino ben fatto, lungo, con un percorso gustativo integro e discreta sapidità. Rispetto allo stesso millesimo con il tappo a vite, il colore è leggermente più ambrato.
Dopo 15 minuti nel bicchiere, il ventaglio aromatico si amplia e si fa più complesso, con intriganti sentori di miele.

Cuvée Bois 2015 con tappo a vite

Il naso è più fragrante e fresco, sembra un vino più giovane, ma anche meno espressivo. L’assaggio conferma le impressioni olfattive, c’è meno complessità e meno evoluzione una volta che il vino rimane nel bicchiere.

Cuvée Bois 2014 con tappo in sughero

Il naso offre maggiore freschezza e minori suggestioni tropicali del 2015; all’assaggio è più slanciato, ma manca un po’ di polpa e i sentori del legno prevalgono su tutto.
Dopo 15 minuti nel bicchiere, il vino si apre e si fa più intrigante, evidenziando verticalità e sapidità.

Cuvée Bois 2014 con tappo a vite

Di primo acchito sembra meglio della versione tappata con il sughero; le componenti orizzontali e verticali del vino sono più amalgamate, spiccano note di nocciola ed erba medica. Anche in questo caso, la sosta nel bicchiere non amplia il quadro olfattivo.

Cuvée Bois 2013 con tappo in sughero

Già al naso si rivela un fuoriclasse; frutta tropicale delicata, camomilla, erbe officinali perfettamente integrate con i sentori di legno. La bocca è elegante, salata e molto fresca.
Dopo 15 minuti nel bicchiere sprigiona bellissimi profumi di erbe di montagna.

Cuvée Bois 2008 con tappo in sughero

questo è il millesimo con l’acidità e l’estratto maggiori. Il frutto è ancora evidente e polposo; in bocca ha grande slancio.
Dopo 15 minuti nel bicchiere si sprigionano intriganti note terziarie riconducibili alle foglie di tè.

 

Chardonnay Cuvee Bois Les Cretes

Lo Chardonnay Cuvée Bois

 

Perché è meglio il tappo in sughero?

A fine degustazione non ho dubbi: nonostante “tifi” per il tappo a vite, ho preferito le bottiglie chiuse con il sughero. Forse, per un vino concepito come il Cuvée Bois, funziona meglio perché consente una riduzione meno estrema. Viene in soccorso ai miei ragionamenti l’agronomo Maurizio Gily che, come me, ha trovato migliori le bottiglie tappate con il sughero e che lancia una domanda rimasta aperta: non vale la pena preparare la massa di vino da imbottigliare in funzione della tappatura che si intende scegliere?

La scelta del tappo secondo Charrère

Lo stesso Charrère aggiunge carne al fuoco: «Negli ultimi anni abbiamo condotto molti esperimenti con il tappo a vite perché i mercati esteri ce lo richiedono sempre di più. Per il momento abbiamo notato che ci dà maggiori soddisfazioni con i vini poveri di tannini: molto bene con il Petite Arvine e con il nostro Pinot nero, che matura solo in acciaio. Lo abbiamo abbandonato per il Torrette Superiore, mentre per il Cuvée Bois il discorso è ancora aperto. Senz’altro evitiamo i problemi legati al sughero, ma il profilo organolettico del vino cambia completamente. L’importante», conclude il produttore, «è mantenere un approccio aperto, evitando di cadere in trappole dettate da mode e ideologie».

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