Dall'Italia Dall'Italia Cesare Pillon

Barolo e Barbaresco ieri, oggi e domani

Barolo e Barbaresco ieri, oggi e domani

Nascita, ascesa e gloria dei vini rossi simbolo del Piemonte. La valorizzazione dei cru. E la disputa tra tradizionalisti e modernisti, che attraversa l’Atlantico.

Maestoso, aristocratico e vellutato il Barolo, molto simile ma più alla mano, meno possente e più elegante il Barbaresco. Ecco i due vini rossi che per complessità aromatica, ricchezza fenolica e potenziale longevità sono i più importanti fra tutti quelli che si ricavano dal Nebbiolo; una varietà indiscutibilmente superiore sotto il profilo genetico (è considerata la “regina delle uve nere”), ma così bizzarra ed esigente che perfino in Piemonte, la regione del mondo in cui ha trovato l’habitat più favorevole, i suoi impianti non superano il 10% della superficie vitata.

Differenza geologica e di stile

Più che dall’uomo, questa selezione è stata praticata dai territori; condizionato dall’ambiente in cui viene coltivato, il Nebbiolo fornisce risultati deludenti quand’è impiantato in zone inadatte. Per maturare perfettamente, il suo grappolo a forma piramidale con ala laterale preferisce i terreni collinari senza ristagni di umidità, con esposizione ben soleggiata fra i 200 e i 400 metri sul livello del mare. Le terre del Barolo e del Barbaresco, che soddisfano più d’ogni altra le sue esigenze, sono situate nella parte sud-orientale del Piemonte, sulle colline strette e ripide che degradano dalla Liguria verso il fiume Tanaro. Sembrano lingue, e difatti si chiamano Langhe.

Tortoniano o Elveziano?

Nel variegato anfiteatro collinare del Barolo, a ovest di Alba, si distinguono geologicamente due tipi di terreno: il Tortoniano, caratterizzato da marne bluastre, e l’Elveziano, in cui dominano depositi di conglomerati calcarei e sabbie, mentre a est di Alba i terreni del Barbaresco sono unicamente Tortoniani. È la diversità geologica che determina la differenza di stile dei due vini: più alcolici, strutturati e longevi i Barolo che nascono sui terreni Elveziani, ricchi di ferro, a Monforte, Castiglione Falletto e Serralunga; più profumati e di maturazione più rapida i Barbaresco, ma anche i Barolo che si producono a La Morra su terreni Tortoniani ricchi di magnesio e manganese.

Una vecchia vigna di Nebbiolo

Il Barolo alle origini

Il Barolo, che dei due vini è il primogenito, vide la luce come lo si conosce adesso nella prima metà dell’Ottocento, ma esisteva già da più di un secolo. Un carteggio commerciale testimonia che nel 1751 gli inglesi tentarono vanamente di importare dal Piemonte un vino che chiamavano “Barol”. Quel Barolo del 1700, però, era dolce e aromatico. Perché stupirsi? Due secoli dopo si è scoperto che le uve di Nebbiolo hanno un contenuto aromatico non troppo diverso dal Moscato, che può esprimersi proprio fissandosi negli zuccheri. La grande svolta fu di vinificarlo secco, senza residui zuccherini.

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© Riproduzione riservata - 22/11/2019

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