Scienze Scienze Alessandro Torcoli

Abbiamo “assaggiato” il nuovo Clayver (con una nota per gli studenti MW)

Abbiamo “assaggiato” il nuovo Clayver (con una nota per gli studenti MW)

Due anni di progetto e due di vita per l’azienda Clayver, di Vado Ligure (Savona), che si è inventata un contenitore per la vinificazione alternativo ad acciaio, legno e terracotta. Ovvero il clayver, che sta per clay (argilla) e clever (intelligente). In realtà si tratta di gres, ceramica porcellanata. Di chiara ispirazione “naturale”, il movimento che apprezza fermentazioni e/o affinamenti in terracotta, il clayver viene presentato dai suoi ideatori come “l’evoluzione della specie”.

I vantaggi del gres

«La terracotta è bella, ma arcaica e presenta alcuni problemi», sostiene uno dei soci, Luca Risso. «Noi siamo partiti da una base di materiali ceramici, ai quali appartiene anche la terracotta, ma abbiamo pensato a qualcosa di meno invasivo, utilizzando il gres, che è inerte, inattaccabile, robusto e maneggevole, facile da pulire con acqua a 80-100 gradi. Soprattutto, lascia traspirare un decimo dell’ossigeno rispetto alle barrique e non cede sostanze aromatiche».

clayver

Conosciamo Clayver

Si tratta di un contenitore sferico (da 250 litri, con varianti da 40 e 350 e 400 litri) che tende all’ovale nelle versioni di dimensione maggiore, costituito da due calotte semisferiche. Consente anche di ottenere una cerificazione alimentare europea. Costa poco più di una barrique (quindi sui mille euro) e viene attualmente prodotto su richiesta.

Clayver nel calice: 7 vini a confronto

Ma come sono i vini fermentati o affinati in Clayver? Ne abbiamo assaggiati sette. Ecco le nostre impressioni, con un paio di considerazioni finali.

1 Tenuta Ripa Alta – Il mio Fiano 2015

Fiano, 7 mesi clayver. Colore dorato chiaro e brillante. Aromatico intenso, con note di uva spina e frutti tropicali. Al palato è ampio, morbido, di buona lunghezza e media acidità.

2 Chateau Pibarnon – Rosé Nuances 2014

Mourvedre, 12 mesi clayver. Si presenta di colore rosato buccia di cipolla. Il naso è piuttosto evoluto, con cenni di chinotto, fungo champignon. Un buon equilibrio in bocca, leggermente tannico per essere un rosé, nota amarotica finale.

3 Candialle – Mimas 2014

Sangiovese, 12 mesi clayver. Dopo una necessaria areazione, si svela nella sua tipicità di Sangiovese, con aromi terrosi, e leggermente ferrosi, combinati a prugna e frutti rossi. Anche al palato si dichiara varietale, con la tipica acidità scalpitante. Un po’ magro, e pungente sul finale.

4 Casaltrinità – Dolium 2013

Nero di Troia, 12 mesi clayver e 6 mesi cemento. Ipermaturo, con aromi di frutti cotti, uva appassita, put-pourri. Bocca ruffiana, morbida, calda, e cioccolatoso sul finale.

5 Villa Raiano – Irpinia Campi Taurasini 2012

Aglianico, 12 mesi clayver e 12 mesi acciaio. Il vitigno si riconosce con speziature e frutti, ad esempio prugna e mora. Al palato si apprezza una buona polimerizzazione, pensando all’Aglianico, con astringenza domata. Finale è piccante e succoso.

6 e 7 Antoine Touton & Fredi Torres – Monsant DO 2014

Affinato in barrique: ciliegia, marmellata di frutti rossi tipica di stile e clima iberico, colore più diafano. La struttura è consistente, con tannini morbidi, bassa acidità. Finalmente caldo e abboccato.
Affinato in clayver: più chiuso ma preciso rispetto alla precedente versione “barrique”. Interessanti le note di mallo di noce, che si levano da un canestro sempre abbondante di frutti neri. Anche il tipico timbro spagnolo di confettura sembra meno rilevante. La bocca è composta, con un tannino giustamente serrato e una maggiore percezione di freschezza.

Conclusioni. Clayver fa la differenza?

Il passaggio più interessante della degustazione è stato senz’altro il paragone tra il vino spagnolo da barrique e lo stesso da clayver. Dai primi assaggi infatti è risultato un po’ difficile comprendere la novità stilistica e i benefici del contenitore. Difficoltà per altro aggravata da un problema, probabilmente pertinente ai calici, che rendeva inizialmente ingiudicabili i vini, a causa di un intenso odore terroso. Dopo qualche minuto i vini però si sono fortunatamente riappropriati della propria identità.

Il giudizio sui vini degustati

Interessante il Sangiovese Mimas, che però non trova un equilbiro ideale, troppo margro e acido, ma ciò può essere imputato parzialmente all’annata. Anche l’Aglianico risulta ben architettato, con 24 mesi di affinamento tra acciaio e clayver. Siamo di fronte a un millesimo 2012, varietale e interessante, complesso, libero dalle note di legno che talvolta caratterizzano questi vini per tradizione (e necessità dettata dalla potenza del vitigno).

Per chi degusta alla cieca

Nota per i colleghi studenti Masters of Wine: non aspettatevi di riconoscere clayver quando scrivete le note sul metodo di produzione, l’unico indizio potrebbe essere: più dell’acciaio, meno del legno, ma simile al cemento. Davvero poco per giungere a una conclusione.

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© Riproduzione riservata - 08/07/2016

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