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Vino e musica, un legame profondissimo. 15 canzoni per raccontarlo

Vino e musica, un legame profondissimo. 15 canzoni per raccontarlo

Da Frank Sinatra a Fabrizio De André, passando per Nina Simone, Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, Giorgio Gaber, Francesco Guccini, Sting e gli Oasis, fra gli altri. Proviamo a spiegare il rapporto intimo tra il vino e la musica illustrando il significato di 15 canzoni.

Il vino è sempre stato fonte di ispirazione, quando non protagonista, in tutte le forme artistiche. Dalla poesia alla pittura, dalla scultura al cinema, dalla letteratura al teatro. Non fanno eccezione la musica e, segnatamente, le canzoni.

La nostra selezione di 15 canzoni

Lungi dal voler liquidare un rapporto così consolidato e foriero di storiche tracce o di semplici “canzonette” commerciali in una così breve trattazione, proviamo però a vedere come un ventaglio dei più disparati cantanti, parolieri e cantautori, di numerosi generi musicali, abbia attinto dal frutto di Bacco per dare un senso alle loro strofe. A volte a fini romantici, a tratti sociali, talvolta intimisti, talaltra elegiaci o, all’opposto, ironici e beffardi. La selezione dei pezzi – in ordine di pubblicazione – non vuole essere una classifica dei migliori, né tanto meno ha l’ambizione di essere esauriente. Ha il solo scopo di illustrare un variegato spaccato, il più eterogeneo possibile, del rapporto vino-canzoni.

It was a very good year

Interprete: Frank Sinatra; Autore: Ervin Drake; Album: September Of My Years; Pubblicazione: 1965, Usa; Genere: pop, jazz

Si tratta di un pezzo nostalgico e malinconico; l’interprete racconta il tipo di donne in cui si è imbattuto nei diversi periodi della sua vita.  A 17 anni, “ragazze di provincia, nel verde dei villaggi”; a 21 anni, “ragazze di città che abitavano” in grandi palazzi; infine a 35 anni, “ragazze di sangue blu e abbastanza indipendenti”. Ciascuno di questi anni viene definito “molto buono”. Nella strofa finale il cantante prende coscienza di essere invecchiato, e ripensa ai momenti della sua vita come fossero dei vini d’annata, tutti a loro modo affascinanti, come solo dei vini di grandi annate, appunto, sanno esserlo. La pop star britannica Robbie Williams ha registrato una versione di questa lirica per il suo album Swing When You’re Winning (2001), in duetto con la voce originale di Sinatra, campionata dalla registrazione originale assieme alla traccia strumentale.

La città vecchia

Interprete: Fabrizio De André (anche autore); Singolo; Pubblicazione: 1965, Italia; Genere: musica d’autore (mazurca)

A ritmo di mazurca, De André racconta la vita popolare delle aree più degradate del porto di Genova, “nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”. Figure tutte care al cantautore: vecchi ubriachi che sfogano i loro dispiaceri nel vino, prostitute e loro clienti (che di giorno le insultano e di notte le frequentano), ladri, assassini e “il tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano”. La sostanza della canzone, che è al contempo la summa del pensiero di De André, è racchiusa in questi versi: “Se tu penserai, se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni più le spese. / Ma se capirai, se li cercherai / fino in fondo / se non sono gigli son pur sempre figli / vittime di questo mondo”.

Per Fabrizio “(…) dell’uomo non sappiamo ancora nulla. Certe volte, insomma, ci sono dei comportamenti anomali che non si riescono a spiegare e quindi io ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell’errore, anche perché non ho mai capito bene che cosa sia la virtù e cosa sia l’errore”. Per il titolo e il contenuto del brano, De André si era ispirato a La città vecchia di Umberto Saba, ambientata nei malfamati vicoli della zona portuale di Trieste.

Lilac wine

Interprete: Nina Simone (cover); Autore: James Shelton; Album: Wild Is The Wind; Pubblicazione: 1966, Usa; Genere: jazz, blues, folk

Lilac Wine è un brano scritto da James Shelton nel 1950. Da allora numerosi artisti ne hanno fatto delle cover: da Eartha Kitt a Judy Henske, e più di recente Jeff Buckley, che la volle inserire nel proprio album di debutto, Grace (1994), sino a Miley Cyrus. Ma sono due le interpreti che hanno saputo esprimere al meglio lo spleen di cui tutta la traccia è intrisa: la vocalist blues-rock Elkie Brooks e, soprattutto, l’eclettica cantante e pianista jazz, nonché attivista politica, Nina Simone, capace di rendere questa traccia assolutamente struggente.

Nella canzone, il narratore ha perso qualcuno che ama, e l’unico modo per ritrovare se stesso è quello di smarrirsi nell’oblio dei sensi: molti hanno voluto leggere tra i versi di questo bellissimo pezzo una metafora degli effetti dell’alcolismo. Secondo un’antica credenza si riteneva che l’albero di lillà avesse la capacità di purificare dal male il luogo dove veniva piantato, e che i suoi fiori freschi servissero ad allontanare gli spiriti da luoghi infestati. Ubriacarsi con il vino di lillà significherebbe allora purificarsi dal dolore dell’abbandono dell’amore, uno stordimento che permette in qualche modo alla fine di ritrovare chi non c’è più, che sia attraverso allucinazioni, visioni oniriche, o con la morte.

Champagne and wine

Interprete: Otis Redding; Autori: Allen Walden, Otis Redding, Ray Johnson; Album: The Immortal Otis Redding (raccolta); Pubblicazione: 1968, Usa; Genere: soul, r&b

Redding è considerato uno dei grandi miti della black music, tra i massimi esponenti del soul, capace di partorire melodie profonde eppure orecchiabili, quasi pop. Quando era giovane ha lavorato come scavatore nei pozzi e ai distributori di benzina. A differenza della maggior parte dei suoi colleghi, il giovane Otis era spesso anche autore, cosa inusuale per quei tempi, impegnandosi inoltre a sostenere la causa dei giovani afroamericani disagiati. Morì a 26 anni e questa esistenza temporalmente effimera, ma così densa e difficile, gli permise di acquisire una sensibilità lirica unica nel suo genere, paradossalmente colma di gioia di vivere, genitrice di brani espressivi delle piccole felicità della vita e dei grandi momenti di solitudine, inni all’amore e alle paure.

Champagne and wine, pubblicato postumo in una raccolta, è tra le tracce che più rappresentano il suo essere. Una canzone dedicata alla sua innamorata, suo unico vero amore, al quale promette che se i suoi sentimenti verranno contraccambiati ogni giorno sarà come fosse domenica, in cui vino e Champagne si ergono a metafora di una indicibile felicità condivisa.

All along the watchtower

Interpreti: The Jimi Hendrix Experience (cover); Autore: Bob Dylan; Album: Electric Ladyland; Pubblicazione: 1968, Usa; Genere: blues, rock psichedelico

All along the watchtower è una canzone scritta da Bob Dylan nel 1968, divenuta un classico grazie alla cover di Hendrix, che fece suo il brano con una versione psichedelica talmente originale ed efficace da offuscare l’originale di Dylan. Particolarmente interessante il contrasto tra l’accompagnamento con la chitarra acustica e il sound, per l’epoca avanguardista, dell’elettrica. Tutto il pezzo è giocato in chiave allegorica, con numerose (e tutte plausibili) interpretazioni; pur se il messaggio ultimo è inequivocabilmente apocalittico: “Dovrebbe esserci una via d’uscita / disse il giullare al ladro / qui c’è troppa confusione / non riesco a rilassarmi / i banchieri rubano il mio vino / i contadini arano la mia terra (…)”.

Il vino è forse il sangue di Cristo e la terra ne è il corpo, in remissione dei peccati? Un incipit che tratteggia una moderna Babilonia, popolata di profittatori. Dunque si potrebbe ipotizzare in questi versi la cristiana volontà di cercare una via d’uscita da tutto ciò; spingendosi oltre, il brano sintetizzerebbe la crisi dell’artista che cerca di affrancarsi da un contesto in cui avidi businessmen si arricchiscono col suo ingegno e la sua bravura cercando di controllare la sua vita. Proseguendo, il testo lascia intender che ladro e giullare rifiutano Babilonia, decidendo di vivere per un’ideale, perché solo così il destino dell’uomo può essere grandioso. Nel finale, i due protagonisti sono definiti cavalieri, drammaticamente convinti della giustezza della loro scelta.

Going to California

Interpreti: Led Zeppelin; Autori: Jimmy Page, Robert Plant; Album: Led Zeppelin IV; Pubblicazone: 1971, Inghilterra; Genere: folk rock

Originariamente intitolata Guide to California, è la settima e penultima canzone contenuta nell’album giudicato tra i più rappresentativi della geniale band britannica. Si caratterizza per una malinconica musicalità folk, con la voce di Robert Plant accompagnata dalla chitarra acustica di Jimmy Page e dal mandolino di John Paul Jones. Non sono pochi coloro che nella “ragazza con l’amore negli occhi e i fiori tra i capelli”, cantata nel brano, hanno voluto riconoscere la cantautrice Joni Mitchell, verso la quale sia Plant sia Page nutrivano grandissima stima dal punto di vista lirico e musicale, al punto di farne un vero e proprio riferimento artistico.

Nelle esecuzioni dal vivo del brano, Plant scandiva spesso il nome: “Joni”, dopo il verso: “To find a queen without a king, they say she plays guitar and cries and sings”, che alcuni vogliono essere riferito al brano della Mitchell del 1967 dal titolo I Had a King. Il brano ha questo attacco: “Spent my days with a woman unkind / Smoked my stuff and drank all my wine / Made up my mind, make a new start / Goin′ to California with an achin’ in my heart (…). Con un seguito sempre più introspettivo e apocalittico, per chiudersi con un brandello di speranza: “Tellin’ myself it′s not as hard, hard, hard as it seems”.

Melva’s wine

Interprete: Johnny Cash; Autore: Vincent Matthews; Album: A Thing Called Love; Pubblicazione: 1972, Usa; Genere: country

Cantautore e interprete di numerose canzoni country, folk, e di celebri talking blues, Johnny Cash fu definito “The man in black” in virtù della sua preferenza per gli abiti neri, e da ciò il titolo di un suo album e della sua prima autobiografia. Questo modo di vestire era in netto contrasto con gli sgargianti costumi colorati e i cappelli da cowboy indossati dai cantanti country dell’epoca. Nel 1971 scrisse a proposito la canzone Man in black, per spiegare il suo stile d’abbigliamento: “Indosso il nero per i poveri e gli oppressi (…)”. Personalità travagliata e controversa, prese a cuore fra l’altro la causa dei nativi americani, in contrasto con il pensiero mainstream della musica country degli anni ’50. Nel 1968, dopo aver tentato il suicidio mentre era sotto l’effetto della droga, ebbe una sorta di “risveglio spirituale” e decise di farla finita con pillole ed alcol, riscoprendo la propria religiosità.

Nel suo riuscito album A Thing Called Love, figura l’elegiaca traccia Melva’s Wine, una ballata intimista, malinconica e romantica, in cui l’autore racconta della vendemmia di sua moglie Melva (nella canzone), dell’ultimo morbido e caldo bicchiere di vino da lei prodotto, parlando di struggenti e fraterne amicizie, inneggiando alla bellezza della natura. 

Barbera e Champagne

Giorgio Gaber (anche autore); Album: Barbera e Champagne; Pubblicazione: 1972, Italia; Genere: musica d’autore

Gaber, geniale cantautore milanese, tanto ironico, istrionico, sarcastico, quanto confidenziale, malinconico, realista. Forse anche nichilista. Di sicuro un giullare del/contro “il sistema”, che ha saputo affrontare e ironizzare problemi del presente, passato e futuro di un Belpaese bello e affascinante, ma colmo di mancanze strutturali e socioculturali, dove tangenti, ingiustizie sociali e burocrazia la facevano (e la fanno) da padrone. Deridendolo con divertita (e mai pedante) indignazione.

In Barbera e Champagne, tratta dall’omonimo album, il “signor G” vuole esibire una cruda verità: i problemi di un uomo sono spesso i medesimi, nonostante la differenza di ceto sociale, sottolineata nella canzone dal diverso contenuto del calice: Champagne da una parte, Barbera dall’altra. Perciò può capitare che un altoborghese possa dialogare d’amore e solitudine con un proletario disoccupato. I due, alticci, socializzano, mettendo a nudo le proprie pene d’amore e convenendo, a fine nottata, di essere in un certo qual modo sulla stessa barca malgrado la differenza sociale, comunque sottolineata dal saluto finale: “Colpa di quel barista che è un cretino / c’hanno cacciato fuori anche dal bar / guarda non lo sapevo è già mattino / si è fatto tardi ormai bisogna andar /giusto però vorrei vederla ancora io sono ‘direttore all’onestà’ / molto piacere vede io per ora sono disoccupato ma chissà…”.

L’avvelenata

Interprete: Francesco Guccini (anche autore); Album: Via Paolo Fabbri 43; Pubblicazione: 1976, Italia; Genere: musica d’autore (folk)

È tra le più note è discusse canzoni della ricca discografia di Guccini. Un attacco sarcastico, a tratti rabbioso, verso un certo modo di intendere la propria espressione di cantautorato e verso tutte quelle persone che giudicano in maniera errata e qualunquista un percorso scelto da un artista. Era un’epoca in cui la critica snob di sinistra – radical chic ante litteram – pretendeva di imporre ai musicisti un certo registro stilistico e determinati contenuti, o addirittura arrogandosi il diritto di poter dire a un interprete che panni dovesse vestire. (Nulla di nuovo: anche certi giornalisti enoici si piccano di istruire i vignaioli su come produrre – o meno – il loro vino). Guccini, quindi, dedica questo pezzo ai soliti benpensanti sempre pronti a fare della demagogia per stroncare chi esprime, attraverso l’arte, un qualcosa di diverso da ciò che è politicamente corretto, mettendo in discussione la sua scelta di fare il cantautore. L’artista, come spiega anche nel brano, ha scelto questa strada per la pura passione di scrivere canzoni e di divertirsi tra un bicchier di vino e le note di una chitarra. ma per gli scribacchini dell’epoca ciò non era ammissibile: “con le canzoni non si fanno rivoluzioni né poesia”, tanto meno se ti diverti. Attacchi trinariciuti provenienti da critici musicali o militanti politici insipienti.

Proprio un giornalista è citato da Guccini nel brano: Riccardo Bertoncelli, che nel 1974 aveva stroncato l’album Stanze di vita quotidiana. In seguito fra i due ci fu un profondo confronto e un chiarimento. Nella canzone l’autore sottolinea anche il comportamento sbagliato di alcuni colleghi cantautori ispirati dal solo Dio danaro. Guccini, infatti, con questo brano esprime proprio il suo distacco dal lato commerciale della musica, chiarendo di voler cantare ciò che gli pare quando ne ha voglia, invitando, chi cerca altro, a non comprare i propri dischi.  La chiusura del brano è una perfetta summa del Guccini-pensiero: “Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso / Mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso / E quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare / Ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto”. Una curiosità: fra le tante cover va ricordata quella dei Folkabbestia con il compianto Franco Battiato.

Scenes from an Italian restaurant

Interprete: Billy Joel (anche autore); Album: The Stranger; Pubblicazione: 1977, Usa
Genere: jazz, rock

Si tratta di una delle composizioni più celebri di Billy Joel, amata da critica e fans, soprattutto nelle sue esecuzioni live. Di inconsueta lunghezza, 7:37, è dedicata a Christiano’s, un ristorante di Syosset (contea di Nassau, NY). La canzone è un medley di tre pezzi distinti, fusi in uno. Principia come una dolce ballata melodica per pianoforte, che attacca con: “Una bottiglia di bianco, una bottiglia di rosso”, a dettagliare la scena che si svolge in un ristorante italiano, raccontata in prima persona, con protagonisti due vecchi compagni di classe che si ritrovano nel locale per ricordare i bei vecchi tempi. Quindi prosegue in chiave jazz, mentre i due antichi sodali cominciano a ricordare, appunto, i tempi andati, e le loro vite intrecciate con quelle degli altri. Gli assoli di clarinetto, trombone, tuba e sassofono conducono quindi a una sezione rock and roll, la parte più lunga della canzone, che Joel chiama The Ballad of Brenda and Eddie.

Qui si racconta di una storia romantica, in terza persona, di due liceali innamorati che si sposano giovani e divorziano rapidamente; un idillio effimero, visto che “hanno iniziato a litigare quando i soldi sono diventati ‘stretti’”. Il tempo poi rallenta mentre la traccia torna allo stile della prima sezione, un passaggio sottolineato da una grandiosa sezione di archi che poi diminuisce di nuovo al pianoforte, indicando che si è tornati di nuovo all’ambientazione del ristorante, a parlare dell’affetto fra i due amici, con uno a sottolineare: “Ci vediamo ogni volta che vuoi / Al nostro ristorante italiano”. Joel commenta i giorni spensierati della vita adolescenziale, e come cambia drasticamente una volta che le persone raggiungono l’età adulta, quando prima o poi tutti dovranno imparare come andare avanti.

Red red wine

Interpreti: UB40 (cover); Autori: Neil Diamond, arrangiata in chiave early reggae da Tony Tribe; Album: Labour of Love; Pubblicazione: 1983, Inghilterra; Genere: reggae fusion

Si tratta di un pezzo soft rock di Neil Diamond, del 1968, reinterpretato in versione early reggae da Tony Tribe nel 1969, infine reso popolare in tutto il mondo (soprattutto in Europa), nel 1983, dalla multietnica band inglese UB40, in chiave reggae lovers fusion. Una cover, quest’ultima, forse più commerciale delle precedenti, ma di maggior impatto ritmico. Inserita nel loro album di cover Labor of Love, Astro (cantante e trombettista del gruppo) dichiarò che quando si decise di “coverizzare” Red Red Wine il complesso – curiosamente – conosceva solo la versione di Tony Tribe! La versione degli UB40 presenta un registro più leggero rispetto alla cupa ballata acustica di Diamond; inoltre è presente un inserto toasting dello stesso Astro, che impreziosisce il brano e che apre così: “Red red wine, mi fai sentire così bene / Mi fai sempre cullare tutto il tempo”.

Il brano fu assai ben accolto anche in Sudafrica, tanto che nel 1988 fu eseguito al concerto per il 70° compleanno di Nelson Mandela (in calce, il link dell’esibizione). Lo stesso Neil Diamond ha affermato che la versione degli UB40 è tra le cover preferite delle sue canzoni, suonandola spesso live con l’arrangiamento reggae della band britannica. A livello di contenuti, si tratta di una struggente ballata romantica: “Il vino rosso mi va alla testa / mi fa dimenticare che io / ho ancora bisogno di lei / Vino rosso / Spetta a te / Quello che potevo fare, l’ho fatto / I ricordi non se ne vanno (…)”.

The soul cages

Interprete: Sting (anche autore); Album: The Soul Cages; Pubblicazione 1991, Inghilterra; Genere: rock, blues

Sting, personaggio eclettico, polistrumentista (ma voce e basso sono probabilmente le sue massime forme espressive), non ha certo bisogno di presentazioni, con un repertorio che spazia dal soft rock alla new wave, dal post punk al reggae-dub. The soul cages è un concept album incentrato sulla morte del padre: l’artista aveva infatti sviluppato un blocco dello scrittore subito dopo la scomparsa del genitore; blocco che è durato alcuni mesi, fino a quando il musicista è stato in grado di superare la sua afflizione, parlandone attraverso la musica. Chissà, forse il suo stretto legame col mondo del vino (possiede la Tenuta Il Palagio nell’area del Chianti), lo ha indotto a includere in questo album una intensa traccia in cui il nettare di Bacco è protagonista, pezzo che guarda caso riprende il nome dell’intera raccolta.

Si tratta di un brano dalle atmosfere funeree e inquietanti, in un paesaggio di mare dove i gusci dei crostacei (un riferimento a Montale?) sono gabbie per le anime torturate, le anime delle fabbriche distrutte, vittime della città e delle sue promesse. Il protagonista della canzone è Billy, il cui padre è tenuto prigioniero da un pescatore demoniaco: il ragazzino scommette la sua vita in una sfida a bere nel tentativo di liberare l’anima del padre. “‘Ho una scommessa’, sfidò il bambino / il pescatore rise, ma lo scherzo lo turbava / ‘Berrai quel che io bevo, stessa quantità / e se la bevuta mi lascerà in piedi, / un’anima sarà libera’”. (…) “‘Ho qui una botte del vino più magico / vendemmia che ha benedetto ogni nave’”.

Champagne Supernova

Interpreti: Oasis; Autore: Noel Gallagher; Album: (What’s the Story) Morning Glory?; Pubblicazione: 1995; Genere: britpop, rock psichedelico

Tra le band più note e di successo dell’indie rock e, in particolare, del britpop, movimento di cui figurano tra i pionieri, gli Oasis sono il gruppo inglese di maggiore impatto dagli anni ’90. (What’s the Story) Morning Glory? è il secondo album del gruppo. Pubblicato nell’ottobre del 1995, è riconosciuto come il disco di maggior successo della formazione. Champagne Supernova, tra le tracce più originali della raccolta, è stata scritta da Noel Gallagher e cantata dal fratello Liam; lunga ben 7:31 è anche il pezzo di chiusura dell’album. Il brano si apre con il suono delle onde, che lasciano presto spazio agli strumenti e alla voce di Liam Gallagher; la traccia prosegue per oltre sette minuti tra frasi surreali, assoli di chitarra e un ritornello esplosivo di criptica interpretazione. Secondo un aneddoto, il titolo Champagne Supernova venne in mente a Noel guardando un documentario sullo Champagne, mentre ascoltava contemporaneamente l’album Bossanova dei Pixies.

Il significato del titolo e del testo sono di difficile interpretazione; anche lo stesso Noel nel 2005 ha dichiarato di non essersi ancora fatto un’idea precisa, per poi affermare successivamente: “Alcune parole sono state scritte quando ero un po’ fuori di testa: ‘Un giorno mi troverai / intrappolato sotto una frana / in una supernova di Champagne nel cielo’. Non penso che arriverò mai a essere più psichedelico di così. (…). La canzone è un po’ un racconto epico: riguarda quando eri giovane, e vedevi le persone nei gruppi e pensavi a cosa avessero fatto per te, e non avevano fatto nulla. (…) Il punk rock doveva essere la rivoluzione, ma che cosa ha fatto? Un cazzo. (…) Quando abbiamo iniziato abbiamo deciso che non avremmo fatto nulla per nessuno, che avremmo solo lasciato una manciata di grandi canzoni. (…)”.

Cherry wine

Interpreti: Nas (featuring Amy Winehouse); Autori: Jones, Remi, Amy Winehouse, Salaam Remi; Album: Life Is Good; Pubblicazione: 2012, Usa; Genere: hip hop, soul

Nas è un rapper, produttore discografico, attivista e attore statunitense. È considerato da molti come il miglior artista hip hop della storia. Life is good è il suo decimo album, pubblicato nel luglio del 2012, ispirato fra l’altro da una sua precedente collaborazione con Damian Marley. Lo scrisse dopo il divorzio dalla moglie Kelis, pochi mesi prima della nascita del figlio: voleva sfogare i propri sentimenti personali e affrontare questo momento per lui così difficile (riflettendo anche su maturità, paternità, invecchiamento e sulla sua vita passata) attraverso le canzoni, attingendo dalle influenze hip hop degli anni ’80 per esprimere suoni più nostalgici. La scrittura dei testi fu anche influenzata dal suo ritorno alla vita da single.

Tra i vari artisti che hanno collaborato a questa sue decima fatica, figura la mitica Amy Winehouse, assieme alla quale ha registrato Cherry Wine, traccia basata sul dialogo tra due amanti sfortunati, dove si analizza il tema dell’amore travagliato e di come sia difficile trovare il compagno di vita ideale. Il testo di questo brano è effettivamente ispirato alle vicende amorose di Amy, all’epoca alle prese con il divorzio dall’ex marito; anche la scelta del titolo è un omaggio alla regina del soul bianco, in quanto “Cherry” era il nome della sua chitarra. Nella canzone, abbondano i riferimenti al figlio di Bacco: Nas: “Voglio una ragazza a cui piaccia lo stesso Champagne che piace a me / il mondo è un luogo difficile in cui vivere, per questo voglio una ragazza vera (…) / questa la donna di cui ho bisogno, qualcuno sa dirmi dove la posso trovare?”. Amy Winehouse: “Sì, sono rimasta sola / ed è proprio nel momento in cui rientro in casa che mi fa più male, / allora cerco conforto nel mio vino alla ciliegia”. Nas: “Mi verso del Pinot grigio, del Cristal con il lime… non è fantastico? (…) / Sì, versiamoci del vino alla ciliegia (…)”.

Summer wine

Interpreti: Lana Del Rey e Barrie-James O’Neil (cover); Autore: Lee Hazlewood
Music Video; Pubblicazione: 2013, Scozia; Genere: soft rock, folk, country

La musica di Lana Del Rey, eclettica performer americana, è stata notata per il suo suono cinematografico e per i suoi riferimenti a vari aspetti della cultura popolare, in particolare quella statunitense degli anni cinquanta e sessanta. Rolling Stone osserva che la Del Rey si diverte a giocare il ruolo di cantante lounge. Seguendo l’ombra di artisti come Prince e David Bowie, ha scelto la sua identità musicale in quanto “le ricordava il fascino del mare” e “suonava bene venendo fuori dalla punta della lingua”. Ha definito il suo stile musicale come “Hollywood sadcore”, un genere di alternative rock caratterizzato da testi cupi, melodie malinconiche e tempi più lenti. Barrie-James O’Neill è un cantautore scozzese di Glasgow, interessante esponente dell’indie rock, oltre che eclettico polistrumentista; nonché – al tempo della registrazione di Summer Wine – fidanzato di Lana.

Si tratta di una canzone scritta nel 1966 e portata al successo da Nancy Sinatra, “coverizzata” nel 2013 dalla coppia Del Rey-O’Neil, appunto. Nel brano si alterano le voci dei due, in un dialogo che fa intendere che fra loro vi sia un flirt. Lui indossa degli appariscenti speroni scintillanti e lei lo invita a bere insieme il “vino dell’estate”. Lana: “Fragole, ciliegie e il bacio di un angelo in primavera / il mio vino dell’estate è davvero fatto con tutte queste cose / togli i tuoi speroni d’argento e aiutami a passare il mio tempo / e ti darò il vino dell’estate”. Dopo aver bevuto vari bicchieri, lui, stordito dal vino, si assopisce; quando si sveglia scopre di essere stato derubato: “Quando mi sono svegliato il sole mi splendeva in faccia / i miei speroni d’argento erano spariti, mi sentivo la testa due volte più grande / ha preso i miei speroni d’argento, un dollaro e un centesimo / e mi ha lasciato col desiderio ardente di altro vino dell’estate”.

Foto di apertura: © S. Harvey per Unsplash

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© Riproduzione riservata - 06/07/2021

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