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Gigiò, Gigetto e gli altri vini Poggio La Noce

28 Giugno 2016 Emanuele Pellucci
Con quei nomi in etichetta che si rifanno ai diminutivi e ai vezzeggiativi di Luigi, ma anche la grafica di Nicola Masuottolo, molto naïf, e la provenienza (l’area di produzione fiesolana non rientra tra le più notoriamente vocate alla viticoltura) non ti aspetteresti di trovarti al cospetto di vini rossi di ottima qualità. Eppure Gigiò, Gigetto e Gigino - i vini Poggio La Noce - colpiscono per la grande struttura, l’equilibrio dei tannini e la lunghezza in bocca. Sono bottiglie, insomma, meritevoli dei migliori punteggi. Tutti rigorosamente a Igt Toscana e figli del Sangiovese (i primi due appena "contaminati" da un vitigno non tipico di questa zona come il Teroldego).

Una cantina nel mezzo del bosco

Una bella scoperta anche per chi scrive queste note, sebbene la piccola azienda che li produce si trovi, nascosta in mezzo a un bosco, a pochi passi da casa sua. Poggio La Noce si trova nella sperduta località Ontignano, nel comune di Fiesole (Firenze). Per trovarla occorre veramente il navigatore. Qui, anziché un contadino toscano che da sempre fa vino, incontriamo una coppia di appassionati coniugi reduci entrambi da vent’anni di lavoro alla Microsoft di Seattle, sulla costa americana del Pacifico. Lui napoletano, Enzo Schiano, lei francese di Parigi, Claire Beliard, la cui nonna molti anni fa era proprietaria di un’azienda vinicola nel Chianti Classico. Nei giorni scorsi, alla presenza del sindaco di Fiesole, Anna Ravoni, è stata inaugurata la piccola e razionale cantina interrata nella collina, che dispone anche di un angolo per l’accoglienza di visitatori per degustazioni e piccoli assaggi di prodotti tipici.

Nei vini Poggio La Noce il fascino di Fiesole

Enzo e Claire sono arrivati qui nel 2000 richiamati dal fascino di Fiesole, e ovviamente di Firenze, e subito hanno piantato un ettaro e mezzo di vigneto, in gran parte Sangiovese e qualche filare di Teroldego, mentre a San Casciano hanno in affitto mezzo ettaro di Colorino. L’esposizione è a sud-sudovest, i terreni sono un misto di alberese e galestro e la produzione è rigorosamente biologica. Presto sulla collina di Ontignano sarà piantato un altro ettaro e mezzo di vigna (Sangiovese e Colorino). La cura nel vigneto e in cantina è quasi maniacale grazie alla collaborazione di due tecnici del Gruppo Matura, l’agronomo Gianluca Grassi e l’enologo Valentino Ciarla. La produzione dei vini Poggio La Noce prevede la selezione dei grappoli in vendemmia e la successiva cernita delle uve in cantina. Poi il mosto è indirizzato nelle vasche di acciaio inox, in barrique e in tonneau, a seconda dell’etichetta.

Sangiovese e Teroldego per Gigiò e Gigetto

Gigiò è la prima referenza prodotta, vendemmia 2004, ed è anche l'etichetta di punta tra i vini Poggio La Noce. Blend di Sangiovese (90%) e Teroldego (10%), deriva dalle uve più mature, dopo un invecchiamento di tre anni tra legno e bottiglia. Il risultato è un vino complesso, longevo e con colore intenso, vivace e con persistente acidità. Enzo Schiano lo considera quasi un vino da meditazione. Gigetto è il fratello minore di Gigiò, anch’esso da uve Sangiovese e Teroldego ma vendemmiate nella prima parte del periodo della raccolta. Matura in botti di rovere da 10 ettolitri per circa 3-6 mesi, cui segue l’affinamento in bottiglia per altri 6 mesi. È un vino di bella struttura, piacevole e di facile bevibilità.

Una produzione in divenire

Gigino è l'unico rosso figlio del solo Sangiovese: esce in commercio dopo 12 mesi di maturazione in botti di rovere da 10 ettolitri e 12 di bottiglia. Un vino equilibrato, fresco ed elegante. La gamma dei vini Poggio La Noce comprende anche un rosato, Pinko Pallino, da uve Sangiovese. Prossimamente, ma non prima del 2018, vedrà la luce un altro rosso, Paonazzo, blend di Sangiovese e Colorino in parti uguali maturato per 3 anni in legno e 2 in bottiglia. La prima annata sarà il 2013. Complessivamente la produzione attuale è di circa 8 mila bottiglie che salirà a 15 mila una volta portati a regime tutti i vigneti. Produzione che per il momento è destinata per la quasi totalità all’estero, in particolare negli Stati Uniti.

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