In Italia In Italia Elena Erlicher

Valpolicella Superiore, da vino di metodo a vino di territorio

Valpolicella Superiore, da vino di metodo a vino di territorio

All’evento Venezia Superiore, organizzato il 5-6 luglio nella laguna veneta dal Consorzio, abbiamo assistito al cambio di rotta del Valpolicella Superiore, che da prodotto di nicchia ambisce a trovare una sua identità territoriale forte e definita.

Se il cambiamento climatico in atto può spaventare, può anche essere colto come un’opportunità per il futuro. Se ne è reso conto il Consorzio Vini Valpolicella, che con il Valpolicella Superiore ha intrapreso un percorso di crescita verso un prodotto più adatto ai nuovi stili di consumo che tendono a preferire vini più leggeri e freschi.
«L’idea che ne è alla base», ha spiegato il presidente Christian Marchesini durante Venezia Superiore, evento che ha portato il Valpolicella Superiore e la sua nuova filosofia nella laguna veneta il 5 e 6 luglio, «è quella di trasformare, grazie all’innalzamento delle temperature, un vino di metodo, frutto a volte di surmaturazioni e appassimenti, in un vino di territorio, sempre ottenuto da uve fresche. Approdando, infine, a un progetto di zonazione che un domani vedrà la nascita di veri e propri cru. Ma di cru, oggi, è ancora prematuro parlare».

Valpolicella Superiore
Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella

L’opportunità del riscaldamento globale

Il clima più caldo – in Valpolicella la temperatura media annuale è cresciuta di 2° C dal 1971 a oggi – consentirebbe a Corvina e Corvinone, le principali varietà che compongono l’uvaggio del Superiore, di giungere a piena maturazione. Si rende così superfluo il metodo della messa a riposo delle uve, una volta necessario per far raggiungere gradazione e corpo adeguati ai vini.
«Ecco che il riscaldamento globale rappresenta in questo caso un’opportunità», ha detto JC Viens, Wset educator, che ha condotto una masterclass di approfondimento all’Hotel Hilton Molino Stucky di Venezia. «L’intervento umano con il tradizionale appassimento per ottenere vini di maggior struttura non è più necessario, lasciando spazio all’espressione delle sfaccettature del terroir».

Il Valpolicella Superiore protagonista di una new wave

Il Valpolicella Superiore rappresenta una nicchia tra i vini sotto la tutela del Consorzio. Su 18 milioni di bottiglie di Valpolicella prodotte all’anno (dati 2022), solo 4,5 milioni sono di Superiore (il 25%); ancora meno (il 7%) se si considerano anche Amarone, Ripasso e Recioto.
«Ma è una nicchia che raccoglie il favore dei produttori, tutte medie e piccole aziende», ha continuato Marchesini, «quasi interamente distribuite nel canale Horeca. Il Valpolicella Superiore potrebbe essere protagonista di una new wave produttiva e commerciale, che permetterebbe di favorire il giusto reddito alle imprese. È un vino dalle grandi potenzialità di crescita che puntiamo, con iniziative come Venezia Superiore, a destagionalizzare proponendolo in questa stagione anche in abbinamento a una cucina a base di pesce».

Lo stile eterogeneo

Il nuovo corso del Valpolicella Superiore l’hanno potuto testare di persona i 600 appassionati del settore che hanno partecipato al walk-around tasting alla Pescheria di Rialto, con 50 etichette in degustazione da 38 Cantine (annate dal 2013 al 2022). Noi ne abbiamo avuto prova partecipando alla masterclass che ha messo a confronto 10 bottiglie di 10 aziende. Portando a casa un’impressione generale di stili ancora molto eterogenei, dove si va da vini freschi ed eleganti, più convincenti e aderenti alla nuova filosofia, da uve fresche vinificate in acciaio a esemplari più ricchi e strutturati da uve appassite e affinamenti in legno.

Sensibilità delle uve al territorio

JC Viens ha svolto una dettagliata analisi a partire dal primo disciplinare di produzione del Valpolicella del 1968 (che comprendeva anche il Recioto).
«Da allora ad oggi il territorio di produzione non è mai cambiato e non c’è mai stato un allargamento. Sono invece cambiate le percentuali delle uve a favore di Corvina e Crovinone (subentrato nel 1993), oggi entrambe al 45-95%. Il territorio – delimitato dal lago di Garda a ovest, l’Adriatico a est e i Monti Lessini a nord – presenta condizioni microclimatiche uniche, con un’enorme variabilità di suoli, versanti, esposizioni e altitudini, e un’intensità di luce molto elevata. A questo si aggiunge la “trasparenza” al territorio di Corvina e Corvinone, capaci di leggere e restituire nel vino ogni microclima, come sa fare il Pinot nero in Borgogna. E questa è una grande opportunità per caratterizzare il Valpolicella Superiore».

La masterclass organizzata all’Hotel Hilton Molino Stucky di Venezia ha messo a confronto 10 bottiglie di 10 aziende

La masterclass

I 10 vini degustati nella masterclass erano differenti per annata (dalle 2017 alla 2021), localizzazione aziendale nella denominazione e per molti altri parametri tra cui il ricorso o meno all’appassimento e al passaggio in legno, responsabili delle maggiori diversità al calice. Si andava dai più vibranti e freschi, dal frutto rosso croccante, come Ognisanti di Bertani e Determinazione di Tre Talestri; ai più estrattivi, pieni, ma bilanciati, come Tenuta Santa Maria, Col della Bastia di Fattori e Tirele di Tenuta Villa Bellini; ai più classici e fruttati, come Ventale di Santi e Montegradella di Santa Sofia; infine ai più corposi e tradizionali, frutto di appassimento e affinamento in legno, come Rubinelli Vajol, Benedetti Corte Antica e Roccolo Grassi.

Foto di apertura: il Valpolicella Superiore è sbarcato a Venezia con l’evento del 5-6 luglio del Consorzio di tutela

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© Riproduzione riservata - 11/09/2023

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