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Un haiku in forma di Viognier: Bauci La Fralluca

2 Novembre 2016 Luigi Marchioni
Torno a vederli i fiori di ciliegio nella sera sono già frutti. Yosa Buson

Haiku. In questa parola tanto breve è racchiuso un gesto infinito e profondo, quello stesso che la tradizione giapponese ha saputo rendere immortale nei secoli. Grazie ad autori illuminati come Matsuo Bashō, che per primo nel ‘600 ne intuì la portata elevandolo dal rango popolare a sublime manifestazione della cultura letteraria nipponica, l’haiku è ancora oggi considerato sinonimo di eleganza, abilità e potenza poetiche.

Nei tre soli versi di cui esso si compone, sono racchiuse immagini legate alla natura, prima e sola fonte di ispirazione per l’haijin (l’autore di haiku, appunto). Un frame, diremmo noi, una sorta di fermoimmagine dove l’istante congela, svelando sfumature e paesaggi quasi impalpabili. La stagione è ritratta nel suo rigoglio più intimo e inusuale, lasciando aperta la via a un universo di emozioni sottaciute che soltanto il lettore è in grado di figurarsi, a suo modo e nella sua misura.

Una passione che parla al cuore

Un’identica sensazione l’ho ritrovata nelle note e negli aromi di Bauci, Toscana Igt 2013, Viognier in purezza della giovane azienda La Fralluca di Suvereto. C’è freschezza, genuinità, certamente dedizione fra le caratteristiche di questo bianco nato, come spesso accade in zona, da vitigni francesi coltivati lungo il tratto di costa che si dipana a sud di Bolgheri. C’è il lavoro scrupoloso e attento dei due giovani proprietari, Francesca e Luca, coadiuvati dalla solida esperienza di Federico Curtaz. C’è l’amore e la passione per una terra che, come poche altre, riesce a regalare al cuore sensazioni incredibili e nuove ogni volta.

Bauci 2013: Quando i sensi usano il linguaggio della poesia

Il colore giallo paglierino intenso, con leggeri riflessi dorati, costituisce sicuramente un buon biglietto da visita. È al naso, però, che il viognier si manifesta apertamente tirando fuori il suo vero carattere. Note floreali di pruno e di gelsomino si avvicendano a frutta bianca, leggeri sentori di erba balsamica e aromi terziari di vaniglia. L’affinamento in tonneau francesi (usanza poco diffusa per i bianchi, ma pur sempre piacevolissima a mio avviso), conferisce al “Bauci” spalle più larghe rispetto a quelle che avrebbe in realtà.
Profumo di fiori di pruno sorge improvviso il sole sul sentiero di montagna. Matsuo Bashō
A questo bouquet sottile e suadente, fa da contraltare un gusto caldo e armonico, un corpo importante e un’acidità fresca ma mai eccessiva. L’entratura in bocca è decisa, al palato l’attacco è morbido e per nulla spigoloso. Chiude una buona persistenza e un finale lievemente ammandorlato. “La vasta notte/non è ora null’altro/che un profumo” (J. L. Borges).

L'haiku e Bauci La Fralluca

Dovendo scegliere un abbinamento poetico per questo vino, quindi, non potrei che ricorrere al metodo per analogia. L’haiku racconta, certo, ma lo fa in maniera discreta e gentile, senza fronzoli o chiasso, lasciando giusto lo spazio per gustare la parola e ciò che da essa traspare. Così pure “Bauci” di La Fralluca, un vino senza architetture eccessive o alchimie enologiche, che sussurra anziché ostentare, muovendosi sempre in punta di labbra, vigoroso e carico di suggestioni nascoste. Un viognier da accompagnare alla buona lettura di un componimento, l’haiku appunto, che da sempre ha conquistato intere generazioni di poeti e lettori in tutto il mondo.

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