In Italia In Italia Emanuele Pellucci

Trend Vermentino? La parola agli agronomi

Trend Vermentino? La parola agli agronomi

Come in tutte le mode che si rispettino, anche nel vino le tendenze si rinnovano continuamente. Dalle etichette tradizionali del territorio alle più prestigiose Doc e Docg, dai ricercatissimi Igt (leggi Supertuscans, in particolare) all’euforia per i vitigni autoctoni o per il Cabernet e il Merlot, per arrivare ad altre varietà internazionali a bacca bianca e rossa introdotte in Italia più di recente, come ad esempio Viognier e Petit Verdot. Adesso sembra essere il turno di due bianchi di tradizioni soprattutto isolane: il Vermentino, che ha in Sardegna la sua terra d’elezione, alla quale si è accodata negli ultimi decenni la Toscana, e il Grillo, indiscusso vitigno principe della Sicilia (su questo vitigno a breve un approfondimento). Due varietà e due vini di tendenza che hanno spinto molte aziende insulari, come pure diverse del Granducato (specie nella fascia costiera tirrenica), a svilupparne, a migliorarne e a differenziarne la produzione.

Un grappolo di Vermentino

MARIO FREGONI. ANCHE IN SERBIA E KAZAKISTAN – «Per me il Vermentino è un vitigno di grande valore», non ha dubbi ad ammetterlo il professor Mario Fregoni, agronomo di reputazione mondiale. «In Italia forse l’abbiamo apprezzato poco, ma adesso le Cantine si stanno finalmente rendendo conto, specie appunto in Sardegna e in Toscana, che si tratta di una grande varietà. Io stesso, grazie alle mie collaborazioni internazionali, ne sto proponendo l’impianto in Serbia e in Kazakistan. Ma anche in altre regioni italiane, specie al Sud, si sta piantando Vermentino». A detta di Mario Fregoni, una delle caratteristiche più importanti di questa tipologia (che altrove prende altri nomi, come Favorita in Piemonte e Pigato in Liguria) è il fatto di essere soggetto a una maturazione tardiva. «Specialmente con i cambiamenti climatici che ci sono stati e ai quali andiamo incontro», spiega il professore, «questa è una caratteristica fondamentale, soprattutto se pensiamo che si tratta di un vino bianco che deve mantenere acidità e aromi. Per questo, oltre a dare prodotti tranquilli veramente di pregio, ritengo che la prospettiva più interessante del Vermentino sia soprattutto quella della spumantizzazione». A Fregoni chiediamo anche quali crede siano le zone e le tecniche di produzione più adatte alla coltivazione del vitigno. «Penso che i risultati ottimali si ottengano nelle aree collinari della Sardegna, come pure in condizioni similari anche in Toscana. È vero che in questa regione il Vermentino si è diffuso soprattutto sulla costa, però in termini di qualità i riscontri migliori si ottengono dagli impianti collinari, dai 250 metri in su di altitudine. È in questi ambienti, distanti dal mare, dove non fa caldo di notte, che il Vermentino esprime le note fruttate, che sono la sua vera caratteristica. Quanto ai metodi di coltivazione, il più usato e efficace è l’allevamento a Guyot, con rese che oscillano tra gli 80 e i 120 quintali per ettaro. Da questo punto di vista non bisogna esagerare, pena la perdita della qualità».

MARCO PIERUCCI. IL TOP SU TERRENI GRANITICI – Per Marco Pierucci, agronomo toscano con consulenze sia nella sua regione, sia in Sicilia e in Abruzzo, la penetrazione del vitigno verso l’interno della Toscana è dovuta non solo al cambiamento climatico, ma anche al mutamento dei gusti del mercato, che richiede come si sa vini più freschi, meno alcolici, in una parola meno impegnativi. «La preferenza dimostrata dalle aziende», dice, «sta dando ottimi risultati perché il Vermentino risponde molto bene in quanto è una varietà abbastanza generosa e anche “plastica”, dal punto di vista produttivo. In pratica, può essere utilizzato in maniera abbastanza indifferente, applicando naturalmente tecniche d’allevamento e di gestione diverse, sia per produrre vini più concentrati, con rese minori, ma anche per etichette più beverine». Anche per Pierucci i Vermentini più interessanti sono quelli che provengono dai terreni granitici della Sardegna e i toscani che sono prodotti nelle stesse situazioni pedologiche. «Il Vermentino», spiega, «si adatta abbastanza bene anche ai terreni argilloso-calcarei, molto presenti in Toscana, con esiti piuttosto rilevanti, sebbene non raggiunga quelle espressioni complesse che si ritrovano invece in Sardegna». In pratica, si tratta di vedere quali traguardi si vogliono tagliare, o meglio quali tipologie si desidera immettere sul mercato. Gli impianti di pianura producono molto, dando vini più freschi, ma meno interessanti dal punto di vista organolettico sotto il profilo dei profumi e al colore che viene estratto dalle bucce. «In collina», precisa Pierucci, «si hanno rese minori, ma più interessanti». A suo dire, poi, il Vermentino si presta ottimamente per il blend con altre varietà, a cominciare dal Viognier. «In effetti negli ultimi anni sono stati tentati con successo questi blend, portando al vino freschezza e acidità. Vermentino e Viognier, infatti, si sposano bene dal punto di vista organolettico, della maturazione e della complessità aromatica. La freschezza del Viognier, quindi, tende a controbilanciare la maggiore mollezza acidica del Vermentino». Riguardo alla longevità, l’agronomo toscano è esplicito: quelli che reggono più a lungo sono i sardi, soprattutto quelli più concentrati e delle zone migliori.

Tra le altre colture, ci sono barbatelle di Vermentino. Siamo nel Ponente ligure

GIANCARLO SCALABRELLI. NUOVI CLONI PER VINI PIU’ COMPLESSI – Non c’è dubbio, comunque, che una bella spinta all’affermazione del Vermentino quale vino di tendenza sia venuta, in particolare, dalla Toscana. Lo stesso Mario Fregoni lo ammette, anche se tiene a precisare che sull’isola d’Elba questa varietà è sempre stata coltivata. «Certo non come adesso», dice, «perché ormai tutte le aziende, specie in Maremma, fanno Vermentino oppure hanno in programma di aumentare la sua superficie vitata di questa varietà». Proprio la Maremma è stata oggetto negli ultimi decenni di un accurato studio da parte dell’Università di Pisa, con la collaborazione di quella di Firenze. In particolare, l’autore di queste ricerche è stato il professor Giancarlo Scalabrelli, ordinario di Viticoltura presso il dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’ateneo pisano. «Le attività condotte nel litorale toscano e anche in Chianti», spiega Scalabrelli, «hanno evidenziato un soddisfacente comportamento agronomico del Vermentino e promettenti caratteristiche tecnologiche e sensoriali dei vini varietali da esso ottenuti; sulla base di questi risultati ha preso avvio, negli anni Novanta, un articolato progetto di ricerca in tutta la provincia di Grosseto. La selezione ha permesso l’omologazione di cinque nuovi cloni (Sirena 1, Marem 1, Marem 3, Sileno 1, Sileno 3) che presentano caratteristiche agronomiche (fertilità, epoca di maturazione, produzione, accumulo di zuccheri, acidità titolabile) e sensoriali diversificate. Soprattutto i primi tre cloni», aggiunge il docente, «sono dotati di grappolo piccolo, a bassa produttività ed elevato livello qualitativo, prestandosi in modo particolare alla realizzazione di vigneti policlonali e potendo fornire così vini più complessi. La selezione ha permesso anche di studiare il profilo sensoriale dei vini Vermentino, che può variare in funzione del clone, dell’annata, della zona di coltivazione e delle tecniche d’impianto e di gestione nel vigneto».

LA CORSA AL VERMENTINO IN MAREMMA – Complessivamente i vini varietali di Vermentino si caratterizzano per l’equilibrio delle varie componenti e per una dotazione aromatica non troppo accentuata. In occasione di un convegno a Fosdinovo (Massa Carrara) sono stati degustati dei Vermentini provenienti dalle principali zone di produzione italiane e anche della Francia. Ebbene, la maggior parte di essi erano realizzati in acciaio ed erano vini giovani; pochi i casi di fermentazione in fusti di rovere e di lungo affinamento, e soltanto in qualche caso da vendemmia tardiva o passiti. «Premesso che alcune etichette di Gallura tendono ad avere quasi sempre un’intensità aromatica accentuata, e che qualche vino dei Colli di Luni emerge per la struttura e per la tenuta nel tempo», spiega ancora il professor Scalabrelli, «non mi è possibile affermare con assoluta certezza la superiorità di una zona rispetto ad un’altra. Ritengo comunque che nelle province costiere della Toscana il Vermentino sia in grado fornire vini interessanti, di buona o elevata potenzialità, anche se tra loro diversificati. Restando nell’area grossetana, in questi ultimi vent’anni la superficie allevata a Vermentino in Maremma è aumentata notevolmente facendo diventare questa, la prima provincia in Toscana per diffusione, circa un migliaio di ettari. Le aziende che producono vini varietali con Vermentino li esauriscono rapidamente e pertanto lo ritengono un vitigno molto interessante dal punto di vista commerciale, anche se la tendenza degli anni precedenti a piantare tipologie a bacca nera ha un poco frenato gli impianti».

Il Vermentino in Sardegna

SAMAS DI AGRICOLA PUNICA – Samas, Isola dei Nuraghi Igt 2012, si chiama così in onore del dio punico del sole ed è un Vermentino con l’aggiunta del 20% di Chardonnay. Famosa per i suoi due grandi rossi Barrua e Montessu, la Cantina sceglie oggi di sperimentarsi con un bianco di colore giallo paglierino dai lievi riflessi verdognoli. Al naso si distinguono frutti tropicali, note agrumate e aromi mediterranei; in bocca regnano morbidezza, equilibro, salinità e freschezza.

Primo anno di produzione: 2012
Annata in commercio: 2012
Bottiglie prodotte: 13.000
Uve: Vermentino 80%, Chardonnay 20%
Composizione del suolo: terreni prevalentemente sabbiosi
Esposizione delle vigne: varia
Vinificazione e affinamento: fermentazione controllata alla temperatura di 16 °C che viene prolungata mantenendo il vino in affinamento per circa 40 giorni, con continui rimescolamenti. Affinamento in vasche di acciaio per circa 2 mesi e mezzo, assemblaggio delle due varietà e ulteriore affinamento di 3 mesi in piccole vasche di cemento
Acidità totale: 4,58 g/l
pH: 3,49
Estratto secco: 20,60 g/l
Gradazione alcolica: 12,5% vol.
Prezzo medio in enoteca: 12 euro

Agricola Punica: località Barrua, 09010 Santadi (Carbonia-Iglesias)0781.94.10.12 – info@agripunica.it – www.agripunica.it

CALA SILENTE DI CANTINA SANTADI – Grande classico che con la vendemmia 2012 festeggia i 20 anni di produzione, il Cala Silente, Vermentino di Sardegna Doc 2012 nasce dai vigneti meglio esposti in località Santadi, il borgo del Sulcis che dà il nome alla Cantina. Si distingue per il suo colore paglierino dai riflessi verde-oro. Intenso e fruttato al naso, in bocca si rivela particolarmente fine ed equilibrato, dalla lunga persistenza gustativa.

Primo anno di produzione: 1992
Annata in commercio: 2012
Bottiglie prodotte: 120.000
Uve: Vermentino 100%
Composizione del suolo: terreni di medio impasto, sabbiosi e argillosi
Esposizione delle vigne: varia
Vinificazione e affinamento: le uve sono vinificate separatamente in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata di 16-18 °C. Dopo la fermentazione, affinamento in vasche di cemento a contatto con i propri lieviti
Acidità totale: 5 g/l
pH: 3,55
Estratto secco: 23,50 g/l
Gradazione alcolica: 14,5 % vol.
Prezzo medio in enoteca: 12,80 euro

Cantina Santadi: via Cagliari 78, 09010 Santadi (Carbonia-Iglesias)0781.95.01.27 – info@cantinadisantadi.it – www.cantinadisantadi.it

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© Riproduzione riservata - 21/08/2013

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