Attraverso una verticale di due storiche etichette, un Valpolicella Classico Superiore e un Amarone, scopriamo l’indole innovatrice e sperimentatrice della famiglia veneta. La loro nascita e l’evoluzione nel tempo testimoniano la molteplicità espressiva del territorio
La cultura del cru, l’attenzione al singolo dettaglio, la convinzione che il territorio della Valpolicella non sia un unicum indistinto, quanto un mosaico di interpretazioni che sanno donare il meglio di sé con il passare del tempo. La famiglia Tedeschi ha scelto il suo Archivio, una vera e propria libreria composta da 5.800 bottiglie catalogate per annata e cru inaugurata nel 2024 all’interno della cantina, per organizzare una doppia verticale in grado di dimostrare la capacità di leggere il territorio della Valpolicella da parte di due etichette storiche dell’azienda: Valpolicella La Fabriseria e Amarone Marne 180.
La Fabriseria, il Valpolicella della sperimentazione
È stato un racconto appassionato e ricco di particolari quello che Riccardo Tedeschi, insieme alle sorelle Antonietta e Sabrina, ha dedicato alle 20 vendemmie del Valpolicella La Fabriseria. Un vino che, come ha sottolineato la famiglia di Pedemonte «non ha messo sempre d’accordo esperti e consumatori»; come invece succede quasi sempre con il Capitel Monte Olmi, Amarone che nasce da uno storico cru di proprietà famiglia dal 1918.
Ma al di là delle differenze stilistiche presenti nei singoli bicchieri, l’approccio che qui si respira, e che questo appuntamento ha confermato, è quello di voler sperimentare e studiare, nel tentativo di far emergere uno stile e un territorio che ha molte più sfaccettature di ciò che si pensa quando si parla di Valpolicella.
Le origini de La Fabriseria
Il nome proviene da un’antica tradizione popolare, il vino invece da un preciso cru di 7 ettari. «La fabriseria era il consiglio della parrocchia, e tra i “fabbriceri” c’era anche il nonno», ricorda Riccardo Tedeschi. E spiega come alla fine di queste riunioni era poi consuetudine provare i vini che i singoli consiglieri producevano e condividevano convivialmente. Suo padre dedicò un vino al nonno e poi, nel 1997, arrivò l’acquisto del vigneto nella zona classica della Valpolicella, nel quale hanno ritrovato anche due croci, probabilmente di origine celtica, che segnalavano ai pellegrini il cammino da percorrere.
La carta di identità di un cru
Siamo su una collina ventilata, tra Fumane e Sant’Ambrogio di Valpolicella, in località Le Pontare, tra i 430 e i 500 metri di altitudine, con esposizione sud-sud-est. Il suolo è composto da calcari marnosi rosei: si tratta di terreni poco profondi, ricchi di scheletro che poggiano su sassi. «Sono terreni estremi», continua Riccardo, «che danno origine a vini potenti e longevi». E per capire se quest’ultimo aspetto, la capacità di evolvere nel tempo, sia in effetti una cifra stilistica che caratterizza questo cru, la scommessa della famiglia Tedeschi è stata quella di tornare indietro nel tempo con il Valpolicella Classico Superiore.
L’evoluzione è frutto del cambiamento
Questo vino, nel solco della sperimentazione che lo ha contraddistinto sin dalla sua nascita, ha cambiato pelle due volte nel corso degli anni. Dal 1997 al 2003 è stato un Igt, ottenuto con le classiche uve del territorio: Corvina e Corvinone (80%), Rondinella (15%), con un piccolo saldo di Cabernet Sauvignon. Poi, a partire dal 2006, il vitigno francese ha ceduto il posto all’Oseleta, autoctono quasi scomparso e nel frattempo recuperato, con l’obiettivo dare ancor più struttura, complessità e soprattutto identità territoriale. Le uve sono lasciate surmaturare in pianta, la vinificazione avviene in parte con grappoli interi non diraspati, l’affinamento in botti di rovere per 2 anni.

La verticale de La Fabriseria: annate 2021 e 2012
È un vino potente e con una personalità importante, anche se oggi la volontà è quella non tanto di alleggerirlo, quanto di renderlo più disponibile al sorso, con un tratto fruttato aperto e fresco. Un esempio è il millesimo 2021, il più giovane tra quelli in verticale, che con le sue note di lampone e fragole al naso e un tannino importante, ma non appesantito, dona slancio al sorso, balsamico e di grande bevibilità. Con il 2012 si entra in una dimensione differente: note di amarene e prugne, quasi sotto spirito, un tocco di cacao e menta e un sorso avvolgente, denso, ricco, di grande persistenza.
La verticale de La Fabriseria: annate 2007, 2006 e 1998
Le due annate, 2007 e 2006, seppur molto differenti tra loro, certificano la capacità di questo cru di riuscire a cavalcare il tempo con agilità. Se il 2007 è caratterizzato da una nota vegetale importante, sfumature quasi affumicate e un frutto di visciole e ciliegie mature, il 2006 colpisce con un’esplosione di frutta matura coinvolgente e catalizzante. Entrambi, al palato, hanno struttura, ricchezza, ma al tempo stesso una freschezza non scontata, che rende i rispettivi sorsi, seppure diversi per grana del tannino, vivi e gastronomici in questo momento. Il 1998, non ancora Doc, comincia a donare, invece, qualche nota terziaria, lieve ma presente, con un tannino più disteso, in parte risolto, e un allungo delicatamente fruttato che gli dà comunque un certo slancio.
Marne 180, Amarone gastronomico
Un altro vino che interpreta l’indole innovatrice e sperimentatrice della famiglia Tedeschi è l’Amarone che oggi si chiama Marne 180. «Lo facciamo dagli anni ’60 ed è sempre stato il nostro Amarone più gastronomico, quantitativamente importante e che ci ha consentito di investire in ricerca», commenta Sabrina Tedeschi.
Ufficialmente nasce nel 2015 e viene presentato tre anni dopo, sebbene l’idea di selezionare uve della zona classica da terreni marnosi per creare un Amarone ricco ma al tempo stesso di più facile approccio, sia antica. Con l’acquisizione della tenuta di Maternigo, nella Valpolicella più orientale, la selezione delle uve per il Marne 180 si apre a nuovi suoli. I vigneti si trovano tra i 250 e i 480 metri, con esposizioni est e sud-ovest, su suoli ricchi di argilla e scheletro, attraversati da una matrice minerale.
La verticale di Marne 180: annate 2021 e 2012
L’appassimento di Corvina, Corvinone, Rondinella e altre varietà tradizionali, dura 4 mesi, mentre la maturazione in grandi botti di rovere fino a 3 anni. La ricerca di una componente fruttata molto fresca e coinvolgente è un leitmotiv, figlio di una precisa ricerca di Tedeschi, che si riscontra anche in questo caso nel millesimo più giovane, il 2021: sollevato nei profumi di lampone, con note balsamiche evidenti e un tocco speziato, ha un tannino quasi ferroso, molto godibile, con un finale coerente con il naso. Interpreta quella volontà gastronomica che lo ha caratterizzato sin dalla sua genesi. Morbido, con una trama tannica avvolgente e ricca, il 2012 ha una complessità di grande fascino al naso, con note classiche di ciliegia matura, ma anche più minerali ed ematiche.
La verticale di Marne 180: annate 2007, 2006 e 1986
Il 2007 si conferma un millesimo balsamico e in parte vegetale, con una trama colorante più scarica e trasparente, con tocchi che ricordano il pepe e un sorso fresco, verticale, molto dinamico. Il più complesso e insieme potente della verticale è invece il millesimo 2006: si entra in una dimensione fruttata stratificata, ricca, con un tannino vellutato e dalla grana elegante. Il finale è speziato, molto lungo. Il 1986? Commercializzato come Recioto della Valpolicella Amarone Doc, vive in una dimensione tutta sua: ricorda le erbe, la genziana e il rabarbaro, ha un palato freschissimo con una dolcezza accennata, delicata.
Il fuori programma
Il programma prevedeva anche altri vecchi millesimi in degustazione, come un 1983 di Capitel Monte Olmi e un 1988 di Recioto Amarone La Fabriseria, entrambi entrati a far parte di una fase evolutiva discendente, con note ossidative e terziarie molto evidenti, seppure interessanti da testare. È stato, invece, un millesimo relativamente più recente, del 1995, con comunque 31 anni sulle spalle, sempre etichettato con il nome Fabriseria e sotto il cappello della Doc Amarone, a stupire per atletismo ed ecletticità: quasi floreale, con note molto vive di crostata di ciliegie, ha uno corredo aromatico ancora di grande finezza ed espressività, con una tessitura tannica sottile, polverosa, elegante.