In Italia In Italia Jessica Bordoni

Secolo Novo Le Marchesine. Al Park Hyatt la triade di Franciacorta

La storia dell’azienda Le Marchesine comincia nel 1985, quando il fondatore Giovanni Biatta acquista i primi tre ettari a Passirano, un comune nel sud della Franciacorta, avviando la produzione e la costruzione della Cantina. Dalle 7 mila bottiglie iniziali, oggi si è passati a 475 mila, con 12 ettari di proprietà e altri 36 in affitto a lungo termine. La collezione di etichette comprende due Franciacorta Docg base, ben cinque Millesimati e due Riserve. In cima alla piramide c’è la linea prestige Secolo Novo, da uve Chardonnay in purezza provenienti dalla collina La Santissima di Gussago. Si tratta di veri e propri cru, frutto di un vigneto speciale a circa 270 metri di altezza che regala bollicine dalla mineralità e complessità fuori dal comune.

Dal Brut al Pas Dosé Riserva, passando per il Nature

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Andrea Biatta e la linea “Secolo Novo”

«L’espressione “Secolo Novo” è nata un po’ per caso sul finire degli anni Novanta», spiega Andrea Biatta, terza generazione della famiglia, impegnato a tempo pieno nel reparto vendite in Italia e all’estero. «Volevamo un Franciacorta che celebrasse l’inizio del nuovo millennio. Poi è diventato un vero e proprio brand e abbiamo deciso di non limitare la produzione all’anno Duemila». Ieri al Park Hyatt di Milano sono state presentate le ultime annate dei Franciacorta che compongono la linea Secolo Novo: il Brut 2009, il Giovanni Biatta Brut Nature 2007 e la Riserva Dosaggio Zero 2008. «Preferiamo che vengano degustati in quest’ordine, partendo dal Brut. In questo modo si scende con il dosaggio zuccherino, ma si sale in termini di affinamento sui lieviti. Dal Franciacorta più elegante a quello con più struttura, insomma».

L’importanza del lavoro di squadra

Prima di passare alle note di degustazione, è d’obbligo qualche riferimento alla filosofia aziendale. Andrea Biatta sottolinea l’impostazione familiare. «Siamo una delle prime sette aziende franciacortine per volumi, ma non ci siamo montati la testa, anzi. Io e mia sorella Alice affianchiamo mio padre Loris nella gestione di tutti gli aspetti produttivi. Il nonno purtroppo ci ha lasciati tre anni fa. Grande merito va poi al team, capitanato dal capo cantina Paolo Sartori che è con noi da 18 anni. Altrettanto fondamentale è la figura del nostro consulente esterno Jean Pierre Valade, figura di primo piano dell’Istituto enologico di Champagne».

La consulenza di Valade e i carotaggi

L’incontro con Valade risale a molti anni fa ed è legato alla lungimiranza di Giovanni Biatta, che durante uno dei suoi viaggi in Champagne per “rubare” ai francesi i segreti sulla spumantizzazione, conobbe l’enologo e lo convinse ad aiutarli in Cantina. «Fummo tra i primi in Franciacorta a effettuare dei carotaggi per comprendere le caratteristiche dei nostri suoli. Ben presto ci rendemmo conto di possedere un terreno più unico che raro: roccioso nel primo strato, con marne bianche e rosa tra i 2 e i 3,5 metri di profondità».

Tanta passione, a cavallo tra tradizione e sperimentazione

Pioniere anche del giropallet in Franciacorta (nel 1997), la Cantina Le Marchesine coniuga con passione la tradizione alle ultime tecnologie di vinificazione, nel rispetto dell’ambiente e del consumatore. Tra le altre regole aziendali, c’è la decisione di effettuare la prima fermentazione solo in vasche d’acciaio; nessun vino svolge la malolattica dopo la rifermentazione in bottiglia e le liqueur sono piuttosto “neutre” (aggiunta dello stesso vino, zucchero e la giusta dose di solfiti).

IMG_5584Secolo Novo Le Marchesine. La degustazione

Il tasting comincia con il Franciacorta Brut 2009, che affina 48 mesi in bottiglia. Di colore giallo dorato, con un perlage assai fine, al naso sviluppa sentori di nocciola, cedro candito con note mentolate. Al palato è elegante, rotondo, equilibrato, dotato di grande freschezza e ed eleganza.

Si prosegue con il Brut Nature dedicato a Giovanni Biatta, il fondatore della Cantina (la sua firma compare sull’etichetta). Qui i mesi di affinamento sui lieviti salgono a 54, con oltre un anno di attesa per la sboccatura. La pressatura per gravità (non meccanica) dà vita a un mosto così delicato che durante la seconda fermentazione non sviluppa tutti gli zuccheri: siamo a circa 2,2 grammi per litro. Ad oggi è uscito sul mercato solo il millesimo 2007; la vendemmia 2009 diventerà una Riserva. Il bouquet è più complesso, con aromi di pompelmo rosa, lavanda, pasticceria secca e cardamomo. Il palato è ricco, dall’avvolgente chiusura amaricante.

La degustazione si chiude con la Riserva 2008 Dosaggio Zero, che ha alle spalle oltre 60 mesi di affinamento sui lieviti. La ricchezza olfattiva spazia dalla mela cotogna al miele, con sfumature gessose e minerali. In bocca è elegante, di grande freschezza, con un ricco finale ammandorlato. Il prezzo medio in enoteca è di 50 euro per il Brut e 70 euro per il Brut Nature Giovanni Biatta e la Riserva.

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© Riproduzione riservata - 20/04/2016

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