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Report Silicon Valley Bank: la salute del vino Usa migliora, ma restano molte criticità

Report Silicon Valley Bank: la salute del vino Usa migliora, ma restano molte criticità

Secondo il Report Silicon Valley Bank il settore vinicolo statunitense ha superato un 2020 catastrofico grazie a un “buon” 2021. La ripresa è avvenuta, ma non è stata eccezionale. A complicarla sono le prospettive future minacciate dal cambiamento climatico che sta mettendo e metterà a dura prova la maggior parte dei produttori statunitensi. E anche l’attenzione dei giovani consumatori verso altre bevande.

Per approfondimenti: Forbes, Wine Industry Advisor e Napa Valley Register

L’annuale rapporto sullo stato dell’industria vinicola statunitense della Silicon Valley Bank (SVB), banca californiana con una sua “divisione del vino” dedicata ai servizi finanziari e di consulenza specifici per le Cantine, cerca di fare luce sulle principali tendenze enologiche in atto e future, aiutando i produttori e gli investitori a scegliere in quale direzione guardare (qui la versione integrale del report 2022).

Una buona ripresa, ma non eccezionale

Pubblicati lo scorso 19 gennaio, i dati elaborati nel report a cura di Rob McMillan, vicepresidente esecutivo di SVB e fondatore della “wine division”, forniscono una relazione chiara sull’andamento del settore influenzato dalla pandemia. Se il 2020 è stato tra gli anni peggiori per il vino americano dai tempi del proibizionismo; nel 2021 ci sono stati buoni segnali di ripresa, ma non come e quanto l’esperto aveva previsto (e sperato) nella compilazione del precedente report.
«Le riaperture di Cantine, sale di degustazione, hotel e ristoranti, insieme alla ripresa dei viaggi: tutto ciò ha rinnovato le opportunità di vendita», scrive McMillan; ma l’allentamento delle restrizioni non è bastato a recuperare le perdite. Ottime, in compenso, sono le performance legate ai vini premium, che registrano un aumento del +21% (il più alto dal 2007). Anche il 2022 sarà un altro anno promettente, anche se a tassi di crescita inferiori. In ogni caso, l’aumento delle vendite in base al valore non è bastato a compensare il crollo di volumi subito nel 2020 (Forbes).

Report Silicon Valley Bank
Le vendite tramite e-commerce rappresentano circa il 9% delle entrate di un’azienda vinicola

L’e-commerce e la capacità di adattamento del settore

Negli Usa la tendenza a servirsi degli e-commerce non è diminuita nel 2021 dopo il boom forzato del 2020. Nei primi tre mesi di restrizioni la crescita dell’acquisto del vino online aveva eguagliato quella registrata nell’arco degli ultimi 10 anni. Dopo l’impennata iniziale, la tendenza positiva si è mantenuta stabile a circa il 9% delle entrate di un’azienda vinicola. Un dato che registra l’abilità del settore nell’imparare dai cambiamenti che la pandemia ha imposto; molte Cantine hanno impiegato solamente sei mesi per aggiornare i loro modelli di business e convertirsi al digitale in base alle nuove esigenze dei consumatori. E le vendite online aumenteranno nei prossimi anni non solo per via della crescente domanda, ma anche grazie agli investimenti fatti per renderle più facili, intuitive e veloci (Wine Industry Advisor).

Le sfide per il futuro: incendi ed emergenza idrica

I produttori statunitensi subiscono sempre più pressione a causa del cambiamento climatico, che qui ha come conseguenze disastrosi incendi ed emergenze idriche, in particolare sulla Costa Ovest degli Stati Uniti. California, Oregon e Stato di Washington, ovvero le aree più vitate e produttive del Paese, presto dovranno trovare una soluzione per combattere questo problema. Più del 40% dei viticoltori intervistati ha affermato di essere molto preoccupato per le risorse idriche; e solo il 2% ha dichiarato di essere sicuro di poter contare su una scorta sufficiente di acqua. L’impatto della siccità diventerà probabilmente un punto centrale delle discussioni e della pianificazione nel 2022 (Napa Valley Register).

Le risposte alla domanda “Quale bevanda porteresti a una festa?” variano con l’età. Il 49% degli over 65 scglierebbe il vino; I millennials preferiscono birre e altri alcolici

“Quale bevanda porteresti a una festa?”

Il vino è il prodotto preferito dai baby boomers, ma non sa tenere il passo con il ricambio generazionale. Ovvero con i millennials e i post-millennials (generation Z). Per scoprirlo, è stata rivolta una semplice domanda ai consumatori: “Quale bevanda porteresti a una festa?”. Le risposte sono state analizzate in base all’età degli intervistati e il risultato non è incoraggiante per il settore del vino. Quasi la metà delle persone (49%) oltre i 65 anni porterebbe una bottiglia vino, ma la percentuale cala notevolmente con l’abbassarsi dell’età. I millennials tra i 21 e i 34 anni, al vino (15%) preferiscono altre bevande alcoliche (tra cui gli hard seltzer (16%) e le birre artigianali (20%). Il minor interesse per il vino tra i consumatori statunitensi più giovani è evidente. A tale proposito McMillan conclude: “L’industria vinicola statunitense non sta facendo abbastanza per il marketing e la vendita dei suoi prodotti, perché è rimasta legata a strategie di successo nel passato”. Dunque, l’intero settore dovrà cambiare il modo in cui si promuove riservando più attenzione alle nuove generazioni.

Foto di apertura: l’immagine di copertina del Report Silicon Valley Bank

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© Riproduzione riservata - 03/02/2022

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