Dal mondo Dal mondo Paolo Basso

Pinot nero in Francia, casa dolce casa

Pinot nero in Francia, casa dolce casa

Un anziano produttore della Borgogna amava dire che chi non conosce il Pinot nero, non conosce il vino. Un’affermazione un po’ sopra le righe e propagandistica, che ogni fiero viticoltore di ogni altro pregiato vitigno potrebbe pronunciare. Ma in questo caso c’è forse un filo di verità tutta da scoprire.

Un vitigno da scoprire

Il Pinot nero non è il vitigno accattivante che mette tutti d’accordo, che seduce l’appassionato, che appaga una larga fascia di consumatori. No, il Pinot nero non si concede così facilmente, non si fa capire da chi dedica al vino poca attenzione e da chi beve con superficialità. Esige attenzione da parte di chi vuole scoprirlo, richiede approfondimento, studio, tempo e viaggi, perché solo dopo qualche visita in Borgogna, la sua culla, si troverà la chiave di lettura della sua complessità.

Pinot nero in Francia: non solo Borgogna

Ovviamente il Pinot nero in Francia non è presente solo in Borgogna, perché se andiamo a vedere i dati, la regione francese con più Pinot nero è la Champagne, con circa 13.000 ettari, mentre in Borgogna ce ne sono 11.000. Seguono poi la Loira e il Languedoc-Roussillon quasi a pari merito con circa 2.000 ettari e infine l’Alsazia con i suoi 1.700 strappati al più espressivo Riesling.

Tra i miti dello Champagne

Anche in Champagne questo intrigante vitigno dà vita a vini d’antologia come il mitico Bollinger Vieilles Vignes Françaises, il Krug Clos d’Ambonnay oppure il più avvicinabile Duval-Leroy Femme de Champagne Rosé de Saignée. Però qui la mano dell’uomo ha un’influenza talmente importante che la grande complessità dei Blanc de Noirs è spesso ottenuta grazie ai lieviti, alla maturazione del vino base (chiamato vin clair) in barrique e al lento svolgimento della seconda fermentazione in bottiglia. Delle tre grandi regioni champenoises che sono la Côte des Blancs, la Vallée de la Marne e la Montagne de Reims, è in quest’ultima che il Pinot nero si esprime in tutto il suo splendore.

 

In Champagne il Pinot nero dona profondità ai Blanc de Noirs

La complessità dei Blanc de Noirs

Il Pinot nero dà allo Champagne una struttura solida, una profondità in bocca che si rivela con volume e forza, una lunga persistenza nel finale. In più ha una notevole capacità di invecchiamento che per le cuvée di alta gamma che riposano diversi anni sui lieviti non può che giovare. La loro forza e la loro complessità li rende dei vini adatti anche agli abbinamenti che sulla carta appaiono più difficili, come con le carni bianche e le celebri volailles, eccellenza dalla cucina francese.

Loira, la sfida dei giovani produttori

Guardando alle altre regioni francesi, nella Valle della Loira si trovavano generalmente dei Pinot nero piacevoli e adatti a un consumo immediato, ma negli ultimi anni fanno capolino delle cuvée molto più interessanti ed espressive, frutto di un lavoro preciso e curato messo in atto da una nuova generazione di produttori. Sono questi ultimi che non si accontentano più di fare quello che la tradizione ha trasmesso, ma si rimettono in gioco evolvendo sia dal punto di vista viticolo, più attento al rispetto della natura, sia da quello enologico, con un lavoro in cantina al passo con i tempi.

Il Pinot nero in Alsazia è giovane e leggero

In Alsazia si potrebbe dire che il Pinot nero è un pesce fuor d’acqua in mezzo a tutti i grandi bianchi, soprattutto da Riesling, che hanno fatto la reputazione di questa regione. Però anche lui ha la sua ragione d’esistere, soprattutto quando si devono proporre abbinamenti con le carni locali, specialmente di oca e di anatra. Generalmente i Pinot nero alsaziani più apprezzabili sono quelli semplici e leggeri, mentre qualche ambizioso tentativo di farne dei vini di importanza pari ai famosi bianchi locali è fallito, naufragato tra estrazioni esagerate e boisé eccessivo.

 

In Loira il nobile vitigno si eleva grazie a una nuova generazione di produttori

 

In Languedoc-Roussillon è una sfida personale

Passando al sud, nel Languedoc-Roussillon, il Pinot nero riesce a dare dei buoni risultati solo nei vigneti che beneficiano di condizioni climatiche più fresche dovute all’altitudine o all’esposizione. E sono pochi. Là dove i viticoltori prestano particolare attenzione a proteggerlo dagli eccessi di sole e di caldo e le vinificazioni sono curate nei minimi dettagli, i risultati sono incoraggianti. Resta il fatto che il Pinot nero al sud è più una sfida personale del produttore che vuole misurarsi con le sue difficoltà, che una vera vocazione territoriale. Anche perché sarebbe molto complicato dal punto di vista commerciale farne un vino di successo: per far associare al consumatore il Pinot nero e il sud della Francia ci vorrebbero anni di sforzi nel marketing e nella comunicazione, cosa quindi improbabile.

La Borgogna, il grande amore

È proprio alla Borgogna che il Pinot nero è indissolubilmente associato. Questa bella regione che si estende in direzione nord-sud da Digione a Mâcon ha tutte le caratteristiche per far esprimere al meglio il Pinot nero. E si capisce perché quando si ha la fortuna di degustare un Grand Cru di una buona annata dopo una ventina d’anni.

Côte d’Or, di nome e di fatto

La complessità al naso, la raffinatezza e l’eleganza in bocca, i tannini vellutati e la persistenza interminabile li pongono tra i vini più ricercati dagli appassionati e dai collezionisti. Non c’è da stupirsi che nel 2016 in una classifica del sito Wine-Searcher dei cinquanta vini più cari al mondo, quaranta fossero dei Borgogna (bianchi compresi). E una compravendita d’inizio 2017 ha fissato il prezzo di un ettaro di Grand Cru alla cifra record di 9 milioni di euro. Con questi numeri, il nome del dipartimento dove è situata la Borgogna, la Côte d’Or, non può essere più appropriato. Ma purtroppo questo innalzamento dei prezzi sta cambiando la faccia della regione.

È la fine dell’epoca del piccolo vigneron?

Molte cose sono variate nel tempo. Se storicamente la vigna era in mano alle famiglie del luogo, ora, a causa dell’innalzamento dei prezzi dei terreni e della scarsa liquidità, dopo qualche anno di vendemmie carenti, i vigneron non riescono più a far fronte alla grande voracità del fisco francese in caso di successione. Così ci si avvia verso una fase storica dove i proprietari cedono poco a poco le loro terre a ricchi investitori stranieri.

 

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 02/2017. Per continuare a leggere acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com.
Buona lettura!

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© Riproduzione riservata - 19/05/2017

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