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Nel 2012 diminuisce il nostro export verso gli Usa, ma siamo sempre i primi fornitori

18 Febbraio 2013 Elena Erlicher
L’Italia si conferma, nel 2012, il primo fornitore di vini degli Stati Uniti. La sua quota di mercato Usa è il 24,3% in quantità e il 31,4% in valore. Ma nel corso dell'anno le nostre esportazioni enologiche negli Usa sono diminuite del -0,7% in quantità e del -3,2% in valore, corrispondenti a 2.490.110 ettolitri e 1.208.694.000 dollari. Lo affermano i dati dell'US Department of Commerce diffusi dall'Italian Wine & Food Institute di New York. LE PERFORMANCE DEGLI ALTRI PAESI FORNITORI - Nonostante il trend negativo, il nostro Paese distanzia gli altri principali fornitori Usa. L'Australia (al secondo posto) occupa una quota di mercato del 19,2% in quantità e del 12% in valore. Nel 2012 essa ha esportato 1.966.740 ettolitri per un valore di 464.351.000 dollari, cioè +13,4% in quantità e -1,7% in valore rispetto al 2011, a conferma della tendenza dei produttori australiani a contenere i prezzi. Argentina e Cile (al terzo e quarto posto) hanno registrato, rispettivamente, 1.627.970 ettolitri e 335.265.000 dollari (+34,8% in quantità e -19,4% in valore) e 1.607.050 ettolitri e 321.882.000 dollari (+40,5% in quantità e -20,5% in valore). Solo quinta la Francia, con 886.570 ettolitri e 791.515.000 dollari (+17,7% in quantità e +15,1%). Sesta la Spagna, con 582.020 ettolitri e 198.763.000 dollari (+9,4% in quantità e +4,1% in valore). I VINI SFUSI - Fra i primi quattro fornitori del mercato Usa (Italia, Australia, Argentina e Cile), il nostro Paese è quello che esporta il più basso quantitativo di vini sfusi, pari a meno della metà del quantitativo esportato da ciascuno dei suddetti Paesi. La Francia, invece, ha fatto registrare un aumento del +334% nell’esportazione dei vini sfusi. I NOSTRI SPUMANTI PIACCIONO SEMPRE DI PIÙ - Tra le tipologie di vini, la migliore performance registrata dall’Italia riguarda gli spumanti, le cui esportazioni verso gli Usa hanno raggiunto i 317.970 ettolitri e 186.607.000 dollari, con un incremento del +10,2% in quantità e del +5,6% in valore.  

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