Dall'Italia Dall'Italia Emanuele Pellucci

Maremmachevini. Autoctoni e internazionali da Grosseto

Maremmachevini. Autoctoni e internazionali da Grosseto

A due anni dalla costituzione del Consorzio di Tutela, i produttori della Doc Maremma Toscana si sono presentati ufficialmente al pubblico e alla stampa il 20 e 21 novembre con una manifestazione dal titolo molto significativo: Maremmachevini (forse l’aggiunta di un punto esclamativo avrebbe reso meglio l’idea degli ottimi prodotti presentati…). Una bella iniziativa che ha raccolto l’adesione di 34 aziende della provincia di Grosseto, un numero superiore alle aspettative degli organizzatori (lo stesso Consorzio di Tutela con il patrocinio del Comune di Grosseto e la collaborazione della Fondazione Grosseto Cultura), tanto che la sede prescelta per questa prima edizione, l’ex Convento delle Clarisse, è apparsa insufficiente ad accogliere il numeroso pubblico di appassionati.

Maremmachevini: un successo

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Edoardo Donato e Luca Pollini

Soddisfatto il giovane presidente del Consorzio, Edoardo Donato: «Sono contento del successo di questo primo appuntamento con Maremmachevini, un evento che vuole essere rappresentativo delle realtà vinicole della zona e ha l’obiettivo di coinvolgere non solo i professionisti di settore, i sommelier delle differenti associazioni e la stampa, ma anche i wine lover, avvicinandoli sempre di più ai nostri territori, incuriositi dalla varietà dei paesaggi che contraddistingue in maniera inequivocabile il nostro patrimonio enogastronomico».

Non solo walk around tasting

L’evento era articolato in due giornate con diversi appuntamenti: la prima con un walk around tasting con i banchi delle 32 aziende vinicole che hanno offerto in degustazione i prodotti etichettati Maremma Toscana, mentre in un’altra sala l’Ais di Grosseto ha tenuto un workshop di avvicinamento al vino e alle tecniche di degustazione dal titolo “Pillole diVino – Dialogare con il vino, le parole, le sensazioni, le emozioni, un linguaggio unico”. La seconda giornata, oltre al walk around tasting, ha visto due interessantissime masterclass guidate dal sommelier Nicola Nebbia: la prima dedicata ai vini ottenuti da vitigni autoctoni e la seconda da vitigni internazionali.

Autoctoni ed internazionali

La degustazione degli autoctoni (17 vini di altrettante aziende) è stata una panoramica che ha permesso di conoscere e valutare prodotti a base di Vermentino (una varietà che lungo la costa toscana è in costante ascesa), Sangiovese, Ciliegiolo e Pugnitello (bella sorpresa!). La masterclass degli internazionali ha messo in campo i pezzi da 90 della denominazione con vini di alcune aziende toscane prestigiose. Qui a farla da padrone sono stati i Cabernet, i Merlot, i Syrah e i Petit Verdot, a conferma di come la Toscana, e in particolare la zona meridionale della regione, sia diventata un terroir straordinario per queste varietà.

Le sfaccettature del grossetano

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Masterclass

Maremmachevini è stata dunque una bella occasione per conoscere e apprezzare le tante sfaccettature enoiche di un territorio altamente vocato come quello grossetano, che solo negli ultimi decenni ha espresso il suo potenziale produttivo grazie ai forti investimenti di imprenditori locali e di fuori regione. Con 10 Dop (due sono a Docg, Morellino di Scansano e Montecucco Sangiovese) la provincia di Grosseto è infatti una delle più prolifiche insieme a quella di Siena del panorama delle denominazioni toscane. Quanto al vigneto grossetano, la sua superficie occupa 8.577 ettari e di questi 1.630 sono stati rivendicati nel 2015 dalla Dop Maremma Toscana. Al Consorzio di Tutela di quest’ultima denominazione, che è diretto da Luca Pollini, sono iscritti ad oggi 353 soci (286 viticoltori, un imbottigliatore e 66 aziende “verticali”).

Gli obiettivi del Consorzio

«L’obiettivo del Consorzio, aldilà di questo evento che ripeteremo senz’altro nei prossimi anni», ci dice il presidente Donato, «è di unire le forze di tutti i produttori del territorio per cercare di affrontare insieme le difficoltà del mercato, sempre più difficile. Il fatto che la nostra denominazione sia la sola a portare nel nome il termine “Toscana” ritengo sia un valore aggiunto per entrare in nuovi mercati. Una regione che ha un fascino particolare dove le aziende fanno ricerca in maniera sostenibile. Naturalmente, un altro obiettivo del Consorzio è quello di incrementare la quantità di vino rivendicato per avere maggiori risorse da investire».

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© Riproduzione riservata - 23/11/2016

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