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Maculan, un rosso ardito e sei assaggi-icona per le 50 vendemmie

10 Febbraio 2026 Matteo Forlì
Maculan, un rosso ardito e sei assaggi-icona per le 50 vendemmie
“Una storia lunga 50 vendemmie” è un assemblaggio, affinato 18 mesi in barrique, di bottiglie prelevate dalla cantina, riserva storica compresa, di Fratta, Palazzotto e altri rossi aziendali

Un vino “collage” fatto con 300 bottiglie scelte dalle riserve di cantina e un assaggio rappresentativo per ogni decade di attività. Insieme ad aneddoti di viaggi, errori e successi. La celebrazione del mezzo secolo di carriera di Fausto Maculan a Breganze

Istantanee di incontri, itinerari di studio, specialmente in Francia “per imparare come fare vini di qualità”, e aneddoti di vita e di assaggi: l’album dei ricordi di Fausto Maculan, cinque decenni di vendemmie, è un collage di esperienze, errori, successi e intuizioni che ne hanno fatto uno dei protagonisti della rinascita dell’enologia italiana negli anni Ottanta e un pioniere della ribalta del distretto vitivinicolo di Breganze (Vicenza). La presentazione di un rosso speciale e una degustazione di etichette iconiche, ciascuna in rappresentanza di una decade di vino vissuto, sono stati il pretesto per sfogliare le pagine all’indietro nel tempo e celebrare il mezzo secolo di carriera del fondatore di Cantina Maculan.

Osare per superare le aspettative

“Una storia lunga 50 vendemmie” è il vino creato durante la festa celebrativa tenutasi nell’estate del 2023. Si tratta di un assemblaggio, fatto direttamente in barrique, di 300 bottiglie prelevate dalla cantina, riserva storica compresa, di Fratta, Palazzotto e altri rossi dell’azienda. «Ad ogni invitato della cena abbiamo messo sul tavolo due vini e gli abbiamo chiesto di versarli in una botte posizionata su un palco», spiega lo stesso istrionico padrone di casa. Un’idea bizzarra, dal valore simbolico più che enologico, che ha dato vita a un miscellaneo rosso da tavola (impossibile assegnare una denominazione al “collage”) racchiuso, dopo un ulteriore affinamento di 18 mesi, in speciali cofanetti numerati. «Osare è necessario per raggiungere obiettivi al di sopra delle aspettative», ritiene Maculan. «Questo è uno dei più importanti insegnamenti che ho appreso nel corso della mia carriera e che, con questo vino, desidero restituire».

Maculan 50 vendemmie
Fausto Maculan con le etichette-icona degustate in occasione delle sue 50 vendemmie

La fondazione e la rivoluzione per gradi

Fondata nel 1947 a Breganze, fino agli anni ’70 l’azienda produceva 20 mila ettolitri di vino l’anno. Seguendo il motto “una piccola azienda per dei grandi prodotti” Fausto, oggi affiancato dalle figlie Angela, in vigna e cantina, e Maria Vittoria, responsabile commerciale, ha riscritto la filosofia aziendale, inseguendo la qualità e facendone una stella polare sul territorio. «Ma le rivoluzioni si fanno per gradi, non per salti», ricorda Maculan. «Mio nonno aveva una licenza di commercio di vini a Breganze nel 1923, ma fu mio padre a dar vita all’attività: vedeva solo da un occhio e in tempo di guerra, con due fratelli al fronte, venne esonerato dal servizio militare e ricevette l’incarico di fare vino per l’esercito. I trattori e i terreni che dovette acquistare restarono, una volta finito il conflitto, e la Fratelli Maculan divenne uno dei primi imbottigliatori della provincia di Vicenza».

L’ispirazione al modello francese

Spedito dal padre alla Scuola enologica di Conegliano, Fausto ottiene il diploma del 1970 e nel 1973 realizza la sua prima vendemmia in autonomia: Vespaiolo, Pinot bianco, Pinot nero, Cabernet, Merlot e Sauvignon. Le 6 Doc Breganze dell’epoca.
«Al primo Vinitaly, nel 1975, raccogliemmo solo tre ordini, uno dei quali dal ristorante in cui cenavamo tutte le sere. Serviva un cambio, un nuovo paradigma di riferimento. Assaggiai i vini di Bordeaux, da Château Lafite a Château Latour, da Château d’Yquem a Château Margaux. Dapprima non li capii, allora mi misi a studiare la tecnica di degustazione e realizzai che la Francia era il modello a cui ispirarsi». Le Cantine e i vigneti di Bordeaux e Beaune in Côte-d’Or (Borgogna) diventano mete di pellegrinaggio, ma anche le migliori tenute italiane, dall’Alto Adige alla Sicilia.

Gli studi e gli incontri importanti

«Gli anni ’70 e ’80 sono stati un lungo periodo di studio, prima sui terreni, esposizioni, sesti d’impianto e concimazioni, poi sulle varietà, le relazioni tra i diversi cloni e i portainnesti, le rese per ettaro e per ceppo. Mi sono quindi concentrato sull’altezza del frutto e i tempi di vendemmia, seguendo con la stessa precisione le attività di cantina. Viaggi, corsi, studi e soprattutto incontri con personaggi che hanno fatto la storia del vino, dal guru di Bordeaux Émile Peynaud, «che ho conosciuto al primo Vinexpo nel 1981 e a cui ho fatto assaggiare il mio Fratta», a Paul Pontallier, enologo di Château Margaux, «hanno cambiato la mia prospettiva», confessa ancora Maculan.

I vini simbolo di Fausto Maculan

Dalle idee maturate lungo quei percorsi sono nati vini come il Cabernet Palazzotto e prima ancora il “piccolo Margaux” Fratta, uno dei vini simbolo della Cantina, assieme al Torcolato di Breganze, di cui l’azienda da sola produce oggi 18.000 bottiglie sulle 35.000 complessive dell’intera denominazione. Questi vini hanno saputo conquistare i grandi esponenti del mondo gastronomico e della critica nazionale e internazionale. Lo testimoniano la lunga amicizia con Gualtiero Marchesi, «che conobbi proponendogli una bottiglia di Torcolato 1977 per il ristorante», il tête-à-tête con il principe Ranieri di Monaco o la collaborazione con il Conte Paolo Marzotto e con tante altre figure importanti del mondo del vino.

La nuova frontiera dei Piwi

Lo spirito innovatore di Fausto è condiviso dalle figlie Angela e Maria Vittoria, che dal 2007 lo affiancano nella gestione della Cantina che oggi conta 35 ettari vitati sulle colline della Doc Breganze, collabora direttamente con una trentina di viticoltori e produce 650 mila bottiglie l’anno.
«Il futuro», dicono Angela e Maria Vittoria, «è rappresentato da altre sfide. Come la scommessa che stiamo facendo sui vitigni resistenti: il progetto Piwi ha visto la messa a dimora nel 2017 di varietà come il Cabernet Volos e Merlot Khorus, che hanno dato vita a nuove espressioni di Maculan».

La degustazione

Ferrata, Veneto Chardonnay Igt 2023

Questo Chardonnay – il nome deriva dalla strada limitrofa al vigneto sulla quale un tempo passava una ferrovia di collegamento con il fronte della Prima guerra mondiale – è espressione di un innovativo progetto nato a metà anni ’80: un vigneto con densità di 10.000 piante per ettaro e viti “bonsai” che si alzano di soli 35 cm dal suolo. D’ispirazione borgognona, oltre alla densità, è anche il timbro stilistico. Dopo la vinificazione in acciaio, il vino fermenta in barrique francesi nuove di Allier, dove sosta sui lieviti per 5 mesi prima di affinare in bottiglia per ulteriori 12. Zucchero filato, vaniglia, ma anche una parte di agrumi amari e spezie, con un sorso compiuto, morbido, burroso vivacizzato da un discreto nerbo.

Palazzotto, Breganze Cabernet Doc 1987

Per 1 anno in barrique di rovere francesi (oggi per metà nuove e per metà di secondo passaggio) Palazzotto è l’interpretazione di Cabernet Sauvignon maturata dalle esperienze a Bordeaux. Second vin rosso di Maculan: le uve provengono esclusivamente dall’omonimo vigneto di circa 2 ettari su colline di origine vulcanica e tufacea a Breganze. Questo campione, una delle prime bottiglie prodotte, svela una sottile nota di mora, sensazioni di liquirizia che affiancano la parte di garofano appassito e vengono incorniciate dalle note terrose. Il sorso è agile, espressivo, pieno e ancora vitale.

Fratta, Veneto Igt 2006

Nasce nel 1977 e all’epoca viene prodotto in poco più di 3.000 bottiglie con solo Cabernet Sauvignon da un vigneto che si trova sulle colline di Breganze, in via Fratta. «A Vinexpo 1981 feci assaggiare l’annata 1978 del Fratta a Émile Peynaud, il quale gli spiegò che avrebbe dovuto raddoppiare i tempi di macerazione e la sosta in legno. Allora compresi che forse andava duplicato anche il prezzo per bottiglia!». Dopo 20 anni, nel 1997, la decisione di farlo diventare un blend con l’aggiunta di Merlot, un omaggio alla passione per l’uvaggio bordolese, e la correzione del sistema di appassimento delle uve trasformandolo in uno degli emblemi dell’azienda. Questo assaggio ha profumi di fiori rossi carnosi, una parte pirazinica ancora percettibile arricchita da spezie e sentori di cacao. Pieno, corposo, ricco, capace di sposare potenza ed eleganza al palato.

Dindarello 1992

Il nome deriva dal dialetto locale e si riferisce al nome di un vigneto storico di Moscato giallo, di cui questo vino è espressione in purezza. Creato a metà anni ’80 e oggi Veneto Igt, è frutto dell’appassimento delle uve in fruttaia per circa 1 mese – periodo relativamente breve rispetto ad altri passiti (come il Torcolato) per preservare la fragranza dei profumi primari – seguito poi da fermentazione in tini di acciaio e sosta in bottiglia. Oro liquido nel calice e grande equilibrio tra dolcezza, acidità e alcol al palato. Questo vino di quasi 35 anni profuma di miele e albicocche candite, cera e sensazioni noisette e sfoggia una grande vitalità gustativa.

Torcolato di Breganze Doc 1971

Vino icona aziendale, questo passito dalle radici antiche prodotto con uva autoctona Vespaiola, valse a Fausto Maculan l’invito a parlare a un simposio dei Master of Wine a Londra dal titolo “French method outside France” e conquistò anche Paul Pontallier di Château Margaux. I grappoli restano in appassimento per 4 mesi, quindi le uve vengono pressate ottenendo un succo denso e dolce. La fermentazione del mosto in vino impiega circa 40 giorni e si arresta lasciando al vino un generoso residuo zuccherino. L’assaggio è sorprendentemente integro nonostante il mezzo secolo di età, con esplosivi profumi di datteri, frutta secca, miele, noci, grande vitalità ed energia gustativa e un’infinita persistenza.

Acininobili, Veneto Igt 2011

Creato con l’intento di produrre un Sauternes italiano, Acininobili è battezzato nel 1985 dopo l’ennesimo viaggio in Francia. «A ispirare mio padre è stata la visita a Château d’Yquem durante la vendemmia», racconta la figlia Angela. «Lì vide per la prima volta che venivano scelti gli acini attaccati dalla muffa nobile e volle portare questo metodo in Italia». La Vespaiola è raccolta manualmente una volta attaccata dalla Botrytis cinerea. Il vino passa 2 anni in barrique e 6 mesi in vetro. I 15 anni della bottiglia scelta sono un lasciapassare di sentori già seducenti di frutta gialla in confettura e zafferano, suggestioni melliflue e speziate. Complesso, elegante, molto bilanciato e lunghissimo.

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