In Italia In Italia Riccardo Oldani

Le etichette della discordia. Tra nuove regole e cavilli burocratici

Le etichette della discordia. Tra nuove regole e cavilli burocratici

Dall’8 dicembre anche i vini devono sottostare all’obbligo di indicare gli ingredienti e le informazioni nutrizionali in etichetta. Per due anni i produttori hanno dibattuto su come affrontare e risolvere il problema. Poi, due settimane prima della fatidica data, una nuova direttiva europea ha cambiato in parte le regole del gioco. Seminando il caos.

Il settore del vino è tra i pochi, in un mondo in continua transizione verso qualcosa di diverso, a cercare di restare ancorato a solide tradizioni. Perlomeno nei Paesi del cosiddetto Vecchio Mondo, come Italia, Francia o Spagna. Ogni cambiamento in queste abitudini consolidate, pertanto, desta un certo interesse, se non scalpore, anche in un pubblico anestetizzato dalla sovraproduzione di notizie e novità. Gli appassionati si segneranno quindi sul calendario la data dell’8 dicembre 2023, perché tutti i vini prodotti ed etichettati d’ora in avanti dovranno riportare le informazioni sugli ingredienti e i valori energetici, espressi in chilocalorie o chilojoule (kJ).

Come gli altri alimenti

L’obbligo trae origine da una norma comunitaria, il Regolamento UE 2021/2117, concepito per equiparare il vino agli altri alimenti e bevande venduti sul territorio comunitario, già da tempo soggetti a questa regola in nome della trasparenza verso i consumatori. Sempre di più tutti quanti vogliamo sapere che cosa c’è dentro un prodotto che consumiamo e quante calorie contiene, in nome di un controllo dell’alimentazione che dovrebbe portarci a una vita più sana.

Una faccenda complicata

Indicare però che cosa ci sia dentro un vino non è una faccenda così semplice. Appena approvata la norma europea abbiamo assistito a lunghi dibattiti (qui la cronaca di un webinar organizzato sul tema dall’Istituto dei Master of Wine nel 2021) su che cosa debba o non debba essere considerato un ingrediente. Al di là di additivi, come la liqueur d’expedition degli Champagne o i solfiti, in cantina si praticano procedimenti, come per esempio la chiarifica o la filtrazione, in cui si utilizzano sostanze tecniche, o coadiuvanti, che possono lasciare traccia nel prodotto finale, anche se non ne sono un elemento costitutivo. Dopo lungo dibattere si è chiarito che questi residui possono non essere dichiarati. L’importante è che non rappresentino un rischio per la salute.

Aiuto tecnologico

Un altro problema consisteva nel capire come inserire nelle etichette una lunga serie di informazioni, tra l’altro con l’obbligo di tradurle in tutte le lingue dei Paesi di commercializzazione. Se la cosa è possibile su un pacco di biscotti o di pasta, su cui la superficie stampabile è molto estesa, occorreva trovare una soluzione per le bottiglie, le cui etichette erano già piene di informazioni e che per forza di cose hanno una superficie limitata.
Insomma, nessuno voleva bottiglie che, invece di mostrare il contenuto fossero ricoperte di scritte microscopiche. La soluzione al dilemma è arrivata dalla tecnologia. Produttori e commissioni di tecnici hanno infine convenuto, con il beneplacito della Commissione europea, che le informazioni su ingredienti e valori nutrizionali possono essere pubblicate sul web, in una pagina dedicata a cui i consumatori vengono rimandati da un codice QR posto in bella vista, e con precise dimensioni, sull’etichetta frontale o su quella retrostante.

Provvidenziali piattaforme

Questa scelta ha anche aperto nuovi business. Sono sorte infatti particolari piattaforme, di cui la più nota è U-label, sviluppata da Ceev e spiritsEUROPE, che consentono di creare schede dei vari prodotti con le informazioni previste dalla normativa. U-label non è l’unica piattaforma di questo tipo. Ce ne sono anche altre, come QR Tiger, Origin, Aecoc, Bacosoft, Winefo, QR Bottle. E l’elenco non è finito. Il produttore può scegliere pacchetti a pagamento e le sue etichette “integrative” vengono tradotte automaticamente in tutte le lingue richieste. Anche i produttori di Paesi che esportano in Europa si devono adeguare, e quindi questi servizi hanno avuto accesso a un mercato potenzialmente sconfinato.

Quando un vino diventa “prodotto”?

Siccome la norma è obbligatoria per tutti i vini “prodotti” dopo l’8 dicembre 2023 si è anche a lungo discusso su quando un vino possa essere considerato finalmente “prodotto” e non ancora “in produzione”. Si è così deciso che può essere finalmente definito tale solo dopo che si effettuano in cantina tutte le pratiche enologiche rilevanti per conferirgli le sue caratteristiche. Come per esempio la seconda fermentazione alcolica per i vini spumanti.
In molti avevano cominciato anche intravedere gli aspetti positivi di questa normativa. Come per esempio la spinta a ridurre l’impiego di additivi, per non essere costretti a riportarli in etichetta, e di trovare quindi soluzioni alternative, come processi fisici per esempio, per la chiarifica, la filtrazione o per prolungare la “shelf life” del prodotto.

Sembrava tutto pronto, e poi…

Insomma, tutto sembrava pronto per un’entrata in vigore “soft” della nuova normativa. Quando è giunto il fulmine a ciel sereno. Il 24 novembre la Commissione Europea ha pubblicato nuove linee guida, in forma di risposte a una serie di questioni tecniche, che hanno gettato lo scompiglio tra i produttori. Una in particolare riguarda l’aspetto che deve avere la lista degli ingredienti che, anche quando è demandata a una pagina web linkata a un codice QR, deve essere evidenziata dalla parola “Ingredienti” in etichetta. Questo aspetto non era chiaro in precedenza. Secondo l’Unione Italiana Vini sarebbero più di 50 milioni di etichette di vini italiani già stampate secondo il modello inizialmente condiviso, in cui la lista degli ingredienti è indicata con una semplice lettera “I”.

Rimostranze sacrosante

Mauricio González Gordon, presidente della Ceev, ha commentato così l’intempestivo documento: «Considerato il lungo tempo richiesto per definire le informazioni da riportare, cambiare il design delle etichette e stamparle, le Cantine europee hanno iniziato mesi fa a prepararsi alle nuove normative. Stimiamo che in questo momento diverse centinaia di milioni di etichette siano state già stampate e che molte siano già sugli scaffali. Chiediamo quindi una modifica urgente delle linee guida per evitare la distruzione di queste etichette e un grave danno economico ai produttori».

Sconcerto italiano

«C’è un’Europa che a volte si fa matrigna con le sue imprese», ha invece detto il segretario generale di Unione Italiana Vini (Uiv) Paolo Castelletti, «e purtroppo ciò sta accadendo sempre più spesso con quelle del nostro settore. Le aziende vinicole, assieme a Uiv, sono da sempre sostenitrici della trasparenza nei confronti dei consumatori, come dimostra il fatto che, per primo, l’intero comparto abbia già adottato quanto previsto dal Regolamento Ue 2021/2117. Oggi un dietrofront, con la sorpresa di una nuova interpretazione al regolamento che rappresenta un buco nero sul futuro delle nostre imprese». Come dargli torto? L’economia europea del vino vale 147 miliardi di dollari l’anno. Possibile che si arrivi a chiarire l’applicazione di una normativa.

Foto di apertura: l’azienda californiana Ridge ha scelto di raccontare tutto del proprio vino nelle sue etichette, a partire dagli ingredienti

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© Riproduzione riservata - 02/12/2023

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