Le Cantine che hanno fatto l’Italia (2): Franco Biondi Santi – Tenuta Greppo

Le Cantine che hanno fatto l’Italia (2): Franco Biondi Santi – Tenuta Greppo

Conversare con Franco Biondi Santi è sempre un grande piacere, soprattutto quando la conoscenza reciproca risale a oltre 35 anni fa. Gentiluomo raffinato, nonostante i suoi 89 anni ben portati, il “signore del Brunello” è ancora alla guida della storica azienda di famiglia, quella Tenuta Greppo a Montalcino (Siena) nei cui vigneti i suoi avi hanno fatto nascere, intorno alla metà dell’Ottocento, uno dei più straordinari vini rossi del mondo. Seppur reduce da un incidente in campagna, accetta di parlare degli esordi dei vini del Greppo sui mercati internazionali, un percorso il cui inizio può essere datato 1867, quando un Moscadello prodotto da Clemente Santi ottenne una menzione d’onore all’Esposizione Universale di Parigi.

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Franco Biondi Santi con il senatore Paolo Desana, Giuseppina Viglierchio ed Ezio Rivella

Moscadello e Brunello Biondi Santi sono stati i fiori all’occhiello della vitivinicoltura montalcinese. E perché non il Chianti, che pur si produceva anche in questa zona, domandiamo. «I miei predecessori», dice Franco, «decisero di non fare Chianti sia per non mettersi in concorrenza con mezza Toscana sia perché volevano produrre un vino da invecchiamento e di fascia alta. Visti i risultati devo ammettere che hanno avuto ragione».

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I preparativi per una spedizione di vino negli Stati Uniti

La poca conoscenza di Montalcino come località, la limitata produzione e il prezzo elevato hanno impedito per vari decenni la diffusione del Brunello, noto solo a una ristretta cerchia di intenditori. Nel 1927, dopo la fine della prima Guerra mondiale, i vigneti erano ridotti malissimo e quindi veniva prodotta poca uva. In questo contesto mio padre Tancredi invitò alcuni amici proprietari terrieri come Tamanti, Angelini, Crocchi e Pedelletti a costituire nell’ambito della Cantina del Greppo una Cantina sociale denominata “Cantina Biondi Santi e Compagni” per avere quantitativi di uva sufficienti a rendere operativa economicamente Il Greppo con le uve conferite dai soci. Risalgono perciò al 1932 le prime spedizioni di Brunello e di Chianti negli Usa.

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«Produciamo poco vino, chi lo vuole ce lo cerca!» era la filosofia di Tancredi Biondi Santi, padre di Franco

Di viaggi all’estero per lavoro, così come li intendiamo oggi dove produttori e manager hanno sempre la valigia pronta, in casa Biondi Santi se ne parlava poco. «In effetti, qualche volta», ricorda Franco, «ho accompagnato mio padre Tancredi all’estero, più che altro per fare scuola a me da giovane. Purtroppo nessuno di noi due parlava inglese e lui solo un po’ di francese. Ma allora era per noi un mercato piccolo visto che facevamo appena 15 mila bottiglie. Inoltre, la sua filosofia era chiara: “Produciamo poco vino, chi lo vuole ce lo cerca!”. Non solo, ma lui era anche contrario all’installazione del telefono al Greppo».
Nel parlare di suo padre, si commuove: «Io e il babbo eravamo due anime in un nòcciolo. Ho un ricordo stupendo di lui, di affezione e di riconoscenza. Con il suo Brunello abbiamo avuto grandi soddisfazioni già negli anni Sessanta. Dapprima, attraverso l’enoteca Trimani di Roma, lo volle Amintore Fanfani per un pranzo ufficiale al ministero delle Finanze e successivamente, nel 1969, il Brunello Riserva 1955 fu servito al ricevimento in onore della regina Elisabetta II all’ambasciata d’Italia a Londra in occasione della visita del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat». Franco Biondi Santi ci ricorda come successivamente i suoi vini siano stati distribuiti negli Stati Uniti da un importatore dei più famosi marchi, compreso Romanée-Conti. «Nelle degustazioni nei lussuosi alberghi il mio Brunello figurava accanto al grande mito dell’enologia francese. Due vini con molti punti in comune: poche migliaia di bottiglie e un solo vitigno, noi il Sangiovese e loro il Pinot nero».

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La Tenuta Greppo

Fra i tanti episodi curiosi e aneddoti che hanno accompagnato la storia del Brunello, Franco Biondi Santi ama ricordare come il grande Frank Sinatra era talmente un patito del Brunello 1955 che arrivò addirittura a prenotare un posto in più in aereo (oltre a lui e al cameriere personale) per trasportare un cartone di quel vino da destinare al ristorante dove avrebbe cenato un mese dopo. «Faccio così per farlo riposare nel posto giusto», diceva The Voice.
In questo suo ripercorrere i vari momenti che hanno portato i vini del Greppo a essere conosciuti nei cinque continenti, Franco si sente in dovere di ricordare la notevole importanza dei viaggi organizzati da Civiltà del bere. Anche qui la commozione affiora dalle sue parole: «Nutro un forte senso di gratitudine per il mio amico Pino Khail. Gli ho voluto molto bene e ho avuto sempre una profonda stima di lui e del suo lavoro. Ho sempre ripetuto a tutti che il vino italiano è debitore a Pino e alla sua rivista per quanto ha fatto. Con lui partecipai al secondo viaggio negli Stati Uniti sul fi nire degli anni Settanta. La sua grandezza è stata quella di mettere assieme i fiorentini con i senesi, i barolisti, i siciliani. Insomma, quelle che lui riteneva le grandi aziende che producevano vini di grande qualità. La sua è stata un’abilità straordinaria», continua Franco Biondi Santi, «perché nessuno di noi avrebbe potuto fare la stessa cosa. A Pino Khail dobbiamo la nostra riconoscenza: il suo operato ha giovato tantissimo al vino italiano perché ha fatto capire al mondo americano, dove i media erano infarciti di cultura francese, che esisteva anche una é lite di nostri prodotti». Dalle parole del produttore gentiluomo traspare anche un momento di orgoglio quando dice che: «tra i 12 migliori vini del mondo del passato indicati dalla rivista Wine Spectator c’era anche il mio Brunello 1955». Così come quando aggiunge che «la mia famiglia ha fatto molto per Montalcino, ma non mi aspetto riconoscenza da nessuno». Felice, invece, quando ci ricorda che suo figlio Jacopo è “rientrato” al Greppo per affiancarlo nella conduzione e per assicurare una continuità all’azienda che quasi centocinquant’anni fa dette vita al Brunello di Montalcino.

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Franco Biondi Santi con il figlio Jacopo

«Venendo all’attualità», interviene Jacopo, «Il Greppo ha ripreso le fila della propria commercializzazione e ci arrivano richieste da tutto il mondo. Del resto l’interesse per il Brunello Biondi Santi non è mai mancato e questa è la conferma che abbiamo sempre lavorato bene per produrre un vino di altissima qualità. E pensare che la prima volta che andai in un famoso ristorante di Los Angeles a proporre le nostre etichette fui ricevuto in un sotterraneo con tanto di porta blindata, utilizzato al tempo del proibizionismo, e il gestore non sapeva né dov’era Montalcino, né la Toscana, a malapena l’Italia. “Ah, ho capito: in Europa!”».

1867 Menzione d’onore al Moscadello di Clemente Santi all’Esposizione Universale di Parigi.

1888 L’annata di Brunello Biondi Santi più vecchia conservata nella cantina del Greppo.

1932 Le prime casse di Brunello e di Chianti della Cantina sociale Biondi Santi & C. partono per gli Stati Uniti.

1969 L’anno della grande notorietà: il Brunello 1955 è servito al pranzo in onore della regina Elisabetta d’Inghilterra all’ambasciata d’Italia a Londra offerto dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

1988 Cerimonia per il centenario del Brunello Biondi Santi 1888 al Centro Convegni di Montalcino, alla presenza dei ministri Calogero Mannino e Amintore Fanfani. Il sindaco di Montalcino Mario Bindi dona a Franco Biondi Santi una medaglia d’oro per “i meriti acquisiti dalla famiglia Biondi Santi”.

OGGI Export: 40% – Bottiglie più esportate: Brunello di Montalcino Docg, Rosso di Montalcino Doc – Primi mercati: Stati Uniti, Germania, Brasile, Giappone e Inghilterra.

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© Riproduzione riservata - 08/06/2011

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