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La dealcolazione nel codice delle pratiche enologiche dell’Oiv

9 Luglio 2012 Civiltà del bere
Per la prima volta l’Organizzazione internazionale della vite e del vino (Oiv) ammette in via ufficiale la dealcolazione nella produzione vinicola fornendo definizioni e regole precise per creare una “bevanda ottenuta dalla dealcolizzazione del vino” (per la definizione del termine leggi anche la voce del nostro Manuale di conversazione vinicola). REGOLAMENTARE UNA PRATICA DIFFUSA - Il 35° Congresso mondiale della vite e del vino, conclusosi a Izmir (Turchia) il 22 giugno, ha approvato all’unanimità l’inserimento di alcuni metodi di dealcolazione fra le pratiche enologiche contemplate dal codice internazionale dell’Oiv. La decisione del Congresso rispecchia il crescente interesse del mercato vinicolo per etichette a basso tenore alcolico, sempre più richieste dai consumatori; obiettivo primario dell’Oiv è regolamentare una pratica ormai diffusa, fornendo il prospetto delle tecniche da utilizzare per correggere il grado alcolico dei vini e una precisa normativa di riferimento. LA DEALCOLAZIONE SECONDO L'OIV - La dealcolazione è ammessa dall’ente solo per vini senza difetti organolettici, e sempre sotto la responsabilità di un professionista specializzato o dell'enologo della Cantina. Nello specifico, le pratiche dealcolizzanti approvate dall’Organizzazione sono tre: l’evaporazione sotto vuoto parziale, l’uso di membrane tecniche e la distillazione; in ogni caso, il grado alcolico del vino potrà essere ridotto fino a un massimo del 20%.

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