In Italia In Italia Jessica Bordoni

Il ruolo dell’affinamento nella valorizzazione identitaria dei vini dell’Etna

Il ruolo dell’affinamento nella valorizzazione identitaria dei vini dell’Etna

Una degustazione tenuta dal Master of Wine Andrea Lonardi al Vinitaly ha evidenziato l’impronta territoriale della produzione etnea. In questo quadro, l’utilizzo dell’acciaio, del cemento, dell’anfora e del legno (che connotano scelte stilistiche aziendali) diventano uno strumento enologico per esaltare le caratteristiche del luogo.

Tra i Consorzi protagonisti della 56^ edizione di Vinitaly c’è sicuramente quello dell’Etna Doc, presente con 50 aziende socie, riunite in una collettiva di 360 mq molto frequentata durante le giornate della fiera. Accanto agli assaggi proposti agli stand, la produzione etnea è stata al centro della masterclass “Etna: acciaio, cemento, anfora e legno. Quale affinamento per una valorizzazione identitaria del territorio” condotta dal Master of Wine Andrea Lonardi lunedì 14 aprile nell’area istituzionale del padiglione 2, la “casa” veronese delle Cantine siciliane.

affinamento vini Etna
Il moderatore Andrea Lonardi MW con il presidente e il direttore del Consorzio, Francesco Cambria e Maurizio Lunetta

La conoscenza della Sicilia e la stima per il presidente Cambria

«Ci sono una serie di motivi per cui ho deciso di organizzare questo incontro», premette Lonardi. «Il primo mi riguarda direttamente. Dal punto di vista professionale, infatti, sono cresciuto in Sicilia e ho maturato un legame particolarissimo con questa regione. Regione che nel mio futuro dovrà essere tra quelle al centro della mia attività. E poi nutro una stima speciale per l’attuale presidente Francesco Cambria. Per come come sta gestendo la sua carica, ma anche per i cambiamenti che ha portato avanti come imprenditore e viticoltore presso la sua azienda Cottanera».

Verso una compiuta riconoscibilità e identità territoriale

In questi mesi il neo MW sta scrivendo un libro, Italianity, per raccontare il senso di essere italiani dal punto di vista del vino. «Ovviamente ci sarà anche l’enologia siciliana, i cui vini esprimono profondamente il made in Italy enologico. Quando però sono arrivato sull’isola, nel 2004, la cultura sul Catarratto, sul Carricante e sul Nerello Mascalese era ancora al di là da venire. Vent’anni fa la Sicilia era vista come la California d’Europa». Lo spazio per la tipicità e l’identità territoriale era decisamente ridotto. Oggi le cose sono cambiate e la continuità stilistica è un valore riconosciuto. «I territori che si affermano per la riconoscibilità nel calice sono sempre di più e credo che le Denominazioni italiane debbano concentrarsi sistematicamente su questo aspetto, stabilendo delle regole comuni che ne permettano lo sviluppo».

L’upgrade di conoscenza e capacità di esprimere il terroir

Da tecnico del vino qual è, Lonardi ha deciso di indagare gli effetti dell’uso di diversi materiali (acciaio, legno piccolo e grande, cemento…) durante le fasi di produzione enologica per capire se, al netto delle scelte aziendali, sia possibile percepire un’omogeneità territoriale di fondo. «Il messaggio che vogliamo trasmettere attraverso questa degustazione è che il terroir resta ben distinguibile a prescindere dal mezzo di vinificazione o affinamento». E questo è possibile solo a partire da una conoscenza approfondita del territorio. Oggi i vignaioli dell’Etna sono molto più consapevoli e preparati, capaci di produrre vini coerenti con la dimensione territoriale in cui operano. «Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un miglioramento esponenziale, soprattutto per quanto riguarda i vini bianchi. L’Etna ha avuto la capacità di smarcarsi dai vitigni internazionali, rendendo le cultivar autoctone protagoniste degli uvaggi. E in questo quadro, ad esempio, il legno è diventato uno strumento enologico per esaltare le caratteristiche del luogo. Raggiungere una maturità di questo tipo significa avere una grande confidenza con le proprie capacità», chiosa Lonardi. Un’affermazione che vale per il singolo produttore, ma si riscontra a livello generale d’insieme.

I vini in degustazione: focus sui bianchi

Durante la masterclass sono state degustate otto etichette, quattro bianchi e altrettanti rossi che hanno dimostrato il ruolo di accompagnamento di acciaio, legno & co nella valorizzazione identitaria dei vini etnei.
Particolarmente significativa la batteria dei bianchi, introdotta dall’Etna Bianco 2022 di Tenute Bosco, prodotto sul versante Nord. Carricante 90% con un saldo di Catarratto, Grecanico e Inzolia, fa solo acciaio mantenendo un’acidità sferzante e agrumata. Ci spostiamo sul versante Est, dove nasce l’Etna Bianco Superiore Contrada Rinazzo 2021 di Benanti. Nessun passaggio in legno anche per questo Carricante in purezza dal profilo fruttato e con un caratteristico retrogusto di anice e mandorla. Grande vitalità salina per l’Etna Bianco Calderara 2022 di Cottanera. Siamo a Castiglione di Sicilia e il terreno di Calderara, un misto di pomice nera e basalto, esalta la mineralità tipica del Carricante. In questo caso la fermentazione avviene in tonneau di rovere francese per circa il 40% della massa, il resto in vasca di cemento. Poi affinamento in legno per il 40% e in cemento per il 60% che rendono ancora più complessa la materia di partenza.
Chiude la rassegna dei bianchi il Contrada Volpare Etna Bianco Superiore 2022 di Maugeri, versante Est della Muntagna. 100% Carricante, fermenta per il 90% in acciaio e per il restante 10% in piccoli contenitori di rovere francese che contribuiscono ad accrescere la sua eleganza e intensità aromatica. Sempre e comunque al servizio del terroir.

Foto di apertura: i vini degustati durante la masterclass

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© Riproduzione riservata - 02/05/2024

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