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Il Barolo Cerequio di Michele Chiarlo entra nella Place de Bordeaux

24 Febbraio 2022 Jessica Bordoni

È il primo Barolo, ma anche il primo vino piemontese ad essere ammesso nel prestigioso sistema di distribuzione francese La Place de Bordeaux (nell’articolo vi ricordiamo il funzionamento). La vendita è stata affidata a otto top négociants che, grazie ai loro canali, consentiranno un posizionamento mirato e capillare in tutto il mondo.

La Place de Bordeaux è sicuramente the place to be. L’ultima Cantina italiana che è riuscita ad entrare nell’esclusiva rete di distribuzione francese è la Michele Chiarlo con l’iconico Barolo Cerequio 2018.

La partnership con otto top négociants

Un risultato importante per l’azienda di Calamandrana, anche considerando che si tratta del primo Barolo e anzi del primo vino piemontese che La Place de Bordeaux ha ammesso nel suo selezionatissimo portfolio. Un pool di otto top négociants, coadiuvati da Timothée Moreau del Bureau des Grands Vins de Bordeaux, è stato selezionato per sviluppare una distribuzione ottimale. Garantirà al prestigioso cru del Barolo una copertura capillare a livello mondiale, ad esclusione di Italia, Nord America, Canada e Corea.

L’orgoglio della famiglia Chiarlo

«Siamo incredibilmente orgogliosi di annunciare questa nuova partnership commerciale» ha commentato Alberto Chiarlo, che oggi guida la Cantina con il fratello Stefano e il padre Michele. «Il nostro Cerequio sarà commercializzato al fianco delle etichette più iconiche al mondo e, attraverso La Place de Bordeaux, vogliamo portare la distribuzione globale a un nuovo livello. Il Barolo Cerequio è già presente in 50 Paesi; ora puntiamo sul più preciso posizionamento possibile, che solo La Place può offrirci».      

Dentro La Place de Bordeaux

Ma cos’è e come funziona La Place de Bordeaux? Innanzitutto va detto che non si tratta di una piazza fisica bensì virtuale. È un antico sistema che permette di gestire la domanda e l’offerta dei vini della regione (ma ormai non solo) attraverso la loro vendita, per lo più en primeur, su scala internazionale. Le bottiglie, infatti, non si possono acquistare direttamente dai produttori ma attraverso una rete che passa dallo Château al courtier, ovvero il broker, e arriva fino al négociant, una sorta di grossista. Il négociant acquista e paga il vino in anticipo ad un prezzo stabilito (che tiene conto delle cinque Classifications di Bordeaux) per poi “piazzarlo” nei mercati di tutto il mondo attraverso i suoi canali. I négociants sono circa 300, di diversa importanza e ognuno con la sua specializzazione.

Non solo vini bordolesi

Se è vero che oggi il “sistema Bordeaux” nel suo complesso appare per molti aspetti farraginoso e costrittivo, come testimoniano i recenti scandali e alcune fuoriuscite da parte di Château celebri come Angelus, Cheval blanc e Ausone, la Place de Bordeaux resta una grande e importantissima piattaforma commerciale, che negli ultimi decenni si è aperta alla distribuzione en primeur di un selezionato numero di icone enologiche internazionali, come l’Opus Wine e il Clos Apalta di Casa Lapostolle.

Gli altri italiani su piazza

Il primo ingresso di un vino italiano risale al 2008 con il Masseto (prima annata 2006). Oggi il portfolio tricolore include anche altre etichette che gravitano intorno alla famiglia Frescobaldi: il Massetino, i vini dell’Ornellaia e di Luce della Vite. Per la Marchesi Antinori ricordiamo invece il Solaia e, in numeri più esigui, il Tignanello e il Cervaro della Sala. Tra gli “eletti” anche il Colore di Bibi Graetz, il Galatrona di Petrolo e il Caiarossa dell’omonima azienda toscana; Fuori dai confini regionali l’Etna Rosso di Giovanni Rosso. Il Barolo Cerequio di Michele Chiarlo segna il debutto ufficiale del Piemonte sulla Place. E c’è chi scommette che nel prossimo futuro i vini delle Langhe daranno del filo da torcere all’attuale supremazia toscana.

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