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I viticoltori georgiani adottati dalle Donne del vino piemontesi

19 Ottobre 2010 Civiltà del bere
Colpo di scena: non saranno le Donne del vino friulane, regione in cui lavora il noto vigneron che ha decisamente resuscitato l’uso antico dell’anfora, bensì quelle del Piemonte (120 iscritte delle quali 60 produttrici e 30 ristoratrici) a decidere di supportare il Presidio del vino in anfora georgiano, e precisamente quello del villaggio Nakhshirgele, nella regione di Imereti, nella parte occidentale del Paese. La decisione è stata presa in occasione della quarta edizione di Terra Madre, l’incontro mondiale delle comunità del cibo organizzato da Slow Food all’interno del Salone del gusto di Torino (21-25 ottobre). In Georgia, all’interno di quell’area si produce un bianco dall’uva Tsolikauri e Tsitska che vinifica in grandi anfore di terracotta interrate per consentire prima la fermentazione e poi l’affinamento. Il consumo di questo prodotto è ancora per la maggior parte dei casi famigliare, e proprio per questo il Presidio ha lo scopo di aiutare i produttori nell’imbottigliamento e nella commercializzazione dotandoli di strutture elementari di vinificazione e stoccaggio.

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