Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Hannes Andergassen, paladino del Pinot nero a Caldaro

Hannes Andergassen, paladino del Pinot nero a Caldaro

L’azienda Klosterhof ha iniziato a fare vino alla fine degli anni Novanta. Oggi può disporre di cinque ettari, tutti entro i confini del comune di Caldaro. Il giovane Hannes Andergassen, che guida la Cantina con il padre Oskar, ci racconta la propria filosofia produttiva, le etichette simbolo e i progetti per il futuro.

«Fino a una quindicina d’anni fa l’attività di famiglia si divideva fra vigneto, frutteto e turismo. Poi papà Oskar si accorse che era necessario fare delle scelte più mirate e decise di privilegiare la produzione vinicola, impostando anche un’accoglienza di qualità sul lago di Caldaro». Hannes Andergassen spiega così la nascita della Cantina Klosterhof, che oggi conta cinque ettari, tutti nel comune di Caldaro. Cinque sono anche gli appezzamenti, posti ad un’altezza tra i 350 e i 530 metri.

La storia di Hannes Andergassen (e dell’azienda)

«La prima vendemmia risale al 1999, in precedenza le uve erano conferite a una cooperativa locale», continua il giovane Hannes, classe 1988, promosso al timone aziendale. «Papà è ancora attivo, partecipa agli assaggi insieme a mio fratello, che sta frequentando l’ultimo anno di Enologia in Germania». Lui invece ha studiato al Centro di sperimentazione Laimburg e dopo la scuola ha fatto esperienze presso alcune Cantine della zona prima di tornare a casa, nel 2008. «Quella per il vino è una passione che mi accompagna fin da piccolo: da bambino ero sempre al seguito di papà, sia in campagna che durante i travasi e le fasi di produzione. Non ho mai avuto dubbi su cosa avrei voluto fare da grande».

Pinot nero über alles

Caldaro è nota soprattutto per i suoi vini bianchi, anche se la varietà più diffusa resta la Schiava. La famiglia Andergassen non nasconde la predilezione per il Pinot. Basta dare un occhio alla suddivisione degli ettari per accorgersene: il Pinot nero ne occupa quasi 2,5, seguito dal Pinot bianco, a quota 1 ettaro, così come la Schiava, mentre la superficie restante è allevata a Merlot e Moscato. «Come dico sempre, la Schiava rappresenta la storia, è il vino di mezzogiorno, della nostra quotidianità. Ma se devo ragionare con il cuore, il mio pensiero va al Pinot nero».

Come nasce Schwarze Madonna

L’esposizione a sud-est (all’opposto dei cru Mazzone ed Egna, per intenderci), unita all’altitudine tra i 400 e i 450 metri permettono di ottenere un’uva dalla spiccata acidità. «La grande sfida, anno dopo anno, è trovare il momento giusto per la raccolta, senza superare i 13,5-14% vol. Una gradazione maggiore non si addice a questo rosso grandioso», spiega Hannes Andergassen. Il Pinot nero Schwarze Madonna Alto Adige Doc nasce da tre vigneti – Panigl, Berleit e Trifall – tutti allevati tradizionalmente a pergola. «Si tratta di cloni francesi e la selezione dei migliori grappoli avviene a mano. La fermentazione, che dura circa un mese, parte spontaneamente: utilizziamo tini di legno aperti da 15 e 20 ettolitri. La macerazione si protrae per 5-6 giorni, mentre la malolattica avviene in barrique dove il vino resta per circa 12 mesi. Effettuiamo vinificazioni separate e la percentuale di legno nuovo non supera mai il 30-35%. Dopo l’assemblaggio, il vino resta un anno in bottiglia prima della commercializzazione».

Il Pinot bianco Acapella

L’altro lato della medaglia, o meglio del Pinot, c’è il bianco Acapella: 100% Pinot bianco Alto Adige Doc. In questo caso le uve arrivano da una sola vigna, Trifall, posta a 450 metri tra il comune di Caldaro e la frazione di Pianizza, con terreni a prevalenza argillosa ed esposizione sud-est. Il 50% è allevato a pergola tradizionale (con piante che raggiungono anche i 65 anni di età) e il resto a guyot. La vendemmia parte a settembre e viene effettuata in più passaggi. «Per la fermentazione controllata a bassa temperatura abbiamo scelto il legno di acacia, dove avviene anche la maturazione. Si tratta di legno locale, che proviene dai monti del bosco di Monticolo, presso Appiano. In novembre gli alberi vengono abbattuti e dopo avere scortecciato e segato i tronchi, il legno viene posto per due anni a essiccare. Le botti le costruiamo noi direttamente, insieme al signor Jakob Neumaier, bottaio tra i più esperti di Caldaro».

Gli altri vini e la nuova acquisizione

A questo punto, non si può fare a meno di citare anche la Schiava. L’etichetta Plantaditsch, Lago di Caldaro Classico Superiore Alto Adige Doc cresce all’interno dell’omonima vigna a 380 metri, vicino alla Strada del vino. Solo impianti a pergola, con viti che raggiungono gli 85 anni di età. La fermentazione a temperatura controllata avviene per metà della massa in botti di legno e per metà in tini di acciaio. Da citare anche il Rosé Summer, a base di Pinot nero, pensato per le giornate estive da trascorrere sul lago di Caldaro, così come il Moscato giallo Brinbaum, affinato sulle fecce fini e vinificato secco. Infine le due Riserve: la potente Riserva di Pinot nero, prodotta solo nelle annate più promettenti con 16 mesi di affinamento in barrique, e la Riserva di Merlot, che abbina la ricchezza di frutto a un tannino graziosamente levigato. Oggi Klosterhof produce circa 35 mila bottiglie, ma i volumi sono destinati ad aumentare. «Nel 2019 abbiamo acquistato un maso sopra Laives, tra i 700 e gli 800 metri. L’idea è quella di realizzare un progetto di viticoltura biodinamica».

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 2/2020. Acquista

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© Riproduzione riservata - 29/08/2020

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