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Grecanico dorato, parente della Garganega dall’animo siciliano

25 Ottobre 2020 Roger Sesto
Grecanico dorato, parente della Garganega dall’animo siciliano

Noto già nel tardo Rinascimento, il Grecanico dorato è un vitigno non troppo vigoroso, che germoglia tardi e matura a metà ottobre. Resistente alle malattie e al clima, è vinificato dall’azienda Santa Maria La Nave sia in versione ferma, che come Metodo Classico.

Tracce di Grecanico dorato si trovano già nel tardo rinascimento, quando il Cupani ne fece riferimento con il nome di Grecani. Fu un abate di nome Geremia, nel 1835, a descriverne caratteristiche e diffusione nell’area di Randazzo e Trapani. Ma, solo nel 2000, il professor Calò individuò delle marcate similitudini fra il vitigno siciliano e la Garganega. La sua pianta, di solito allevata a Guyot, ha contenuta vigoria (ma va tenuta a bada la produttività), germogliamento tardivo e maturazione nella seconda metà di ottobre, con ottima resistenza a patologie e climi avversi; gli acini hanno bucce poco pruinose, giallo dorate, con riflessi rosati.
Principale interprete di questo vitigno è Santa Maria La Nave (Catania) di Sonia Spadaro. Ne propone due declinazioni; il Millesulmare, Sicilia Bianco Doc e una rara versione Metodo Classico.

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Sonia Spadaro

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Una selezione massale durata 15 anni

«È un progetto avviato nel 2004, frutto di una selezione massale durata 15 anni», sottolinea Sonia. «Il Millesulmare nasce dal vigneto Casa Decima in Contrada Nave, sul versante nordovest dell’Etna, a 1100 m slm, con rese inferiori al kg di uva per ceppo e una vendemmia che termina a inizio novembre data l’altitudine. L’uva viene pressata così da avere una resa inferiore al 60%. Il mosto fiore, posto in acciaio, decanta a 10 °C per 36 ore. Dopo la fermentazione a 18 °C, che parte con l’inoculo di lieviti indigeni, il vino riposa per 10 giorni sulle proprie fecce fini, a cui segue un bâtonnage settimanale. Stabilizzazione a freddo, leggera filtrazione e sosta in bottiglia per alcuni mesi concludono il ciclo produttivo».

Millesulmare, profumato e intenso

Grazie a ciò, a un microclima caldo-secco di giorno e freddo di notte e a un suolo dall’imponente scheletro lavico, si ottiene un vino di grande personalità: giallo paglierino-dorato, dal bouquet intenso di mele, pesche, ananas, agrumi, a cui si aggiungono ricordi di ginestra, vaniglia, pepe bianco, perfettamente fusi con spiccati sentori minerali, sulfurei e di pietra focaia; la beva è secca, molto fresca, di grande sapidità, dal finale netto
e persistente.

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