Crac Banca Popolare Vicenza: Gianni Zonin condannato a 6 anni e 6 mesi

Crac Banca Popolare Vicenza: Gianni Zonin condannato a 6 anni e 6 mesi

Sentenza di primo grado di colpevolezza per l’ex presidente dell’istituto bancario Gianni Zonin: 6 anni e 6 mesi per il suo fallimento. Insieme a lui condannati anche gli ex dirigenti Giustini, Marin e Piazzetta. Confiscato quasi 1 miliardo di euro agli imputati

Gianni Zonin, ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi per i reati che hanno portato al fallimento dell’istituto. La sentenza di colpevolezza emessa dal tribunale di Vicenza prevede anche la pena di 6 anni e 3 mesi per l’ex vicedirettore generale Emanuele Giustini e di 6 anni a testa per gli altri ex vice dg Paolo Marin e Andrea Piazzetta. Assolti l’ex consigliere Giuseppe Zigliotto e l’ex dirigente Massimiliano Pellegrini. Si è chiuso così, venerdì 19 marzo, il primo grado di giudizio del processo per il fallimento della Popolare di Vicenza, in liquidazione coatta amministrativa dal 2017.

La banca e l’azienda vinicola

L’imprenditore vicentino Gianni Zonin – assente alla sentenza – ha presieduto l’istituto bancario per 19 anni, fino a dicembre 2015, ed è stato nel suo consiglio di amministrazione per 37 anni. Inoltre, ha guidato l’azienda vinicola di famiglia Zonin1821 (2.000 ettari di vigne suddivisi in 9 tenute, oltre all’americana Barboursville Vineyards in Virginia) fino al 2016, quando la presidenza è passata al figlio Domenico.

Due anni di processo

La sentenza della corte presieduta da Deborah De Stefano è arrivata dopo due anni di dibattimento e 116 udienze. I pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi avevano chiesto una condanna di 10 anni per Zonin, 8 anni e 6 mesi per Giustini, 8 anni e 2 mesi per Marin, Piazzetta e Zigliotto, e 8 anni per Pellegrini.

I reati contestati

I reati per cui sono stati condannati gli imputati sono aggiotaggio, ostacolo agli organismi di vigilanza e falso in prospetto. Secondo i giudici, la dirigenza dell’istituto sarebbe responsabile della perdita di valore delle azioni della banca. Attraverso il sistema dei cosiddetti prestiti “baciati”, Banca Popolare di Vicenza ha concesso finanziamenti “finalizzati all’acquisto (nel mercato secondario) ed alla sottoscrizione (in occasione delle operazioni di aumento di capitale 2013 e 2014) di azioni BpVi, per un controvalore complessivo di circa 963 milioni di euro” – si legge nell’incartamento processuale. L’istituto si impegnava poi al “riacquisto dei titoli medesimi entro un termine prestabilito” per un controvalore di 160 milioni.

Ostacolo alla vigilanza

La banca avrebbe, inoltre, diffuso sistematicamente “false notizie” attraverso comunicati stampa e comunicazioni al pubblico. Un meccanismo per celare la reale entità del patrimonio (nei bilanci 2012, 2013 e 2014), enfatizzando aspetti come la concessione dei finanziamenti che in realtà stavano incrinando l’assetto dell’istituto. Si ostacolava anche, in modo “consapevole”, la vigilanza della Banca d’Italia.

Confische e risarcimenti

Con la sentenza i giudici hanno disposto la confisca dei beni dei condannati per un ammontare di 963 milioni di euro, che equivale all’importo delle operazioni illecite di acquisto con autofinanziamento (“baciate”). Alla Popolare di Vicenza, in quanto responsabile civile, il Tribunale ha inflitto una sanzione di 364 milioni di euro. Le 8.000 parti civili costituite nel processo (che potranno giovarsi di questa condanna ai fini civilistici) hanno ricevuto come risarcimento il 5% del valore delle azioni possedute e non superiore a 20 mila euro. Oltre agli azionisti della banca, nel processo era costituita anche la Banca d’Italia.

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© Riproduzione riservata - 22/03/2021

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