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Generazione Sangiovese, i paladini della tradizione in Chianti

Generazione Sangiovese, i paladini della tradizione in Chianti

Generazione Sangiovese: sette piccole Cantine famigliari del Chiantigiano unite in difesa dell’ortodossia del vino toscano e del suo vitigno principe. Contro l’omologazione della viticoltura industrializzata. «Il nostro è un patto di lealtà col consumatore per un vino sano, naturale e identitario».

Tramandare memoria e tradizioni senza impronta d’omologazione. È l’idea fermentata in testa a un grappolo di piccoli vignaioli chiantigiani decisi a diffondere la cultura del vino toscano artigianale e del vitigno-simbolo del territorio. Un’unione di intenti che è diventata un movimento battezzato, non a caso, Generazione Sangiovese.

Un patto col cliente finale

«Un nome, un manifesto, che nascono dalla volontà di valorizzare quelle competenze, esperienze e passioni trasferite di padre in figlio nelle imprese famigliari toscane; lasciando fuori dalla porta una viticoltura industrializzata, sempre più invadente e svilente», spiega l’enologo e consulente Filippo Mazzorana, che con la moglie Costanza Cuccuini, in piena pandemia, ha dato il là al progetto. L’idea ha contagiato artigiani e imprenditori, piccoli e piccolissimi, predicatori di una viticoltura sostenibile e firmatari di un “patto di lealtà” nei confronti del consumatore. Il vino non viene imbottigliato e commercializzato finché non sono stati raggiunti obiettivi imposti in termini di qualità, espressività e identità.

Sette piccole aziende famigliari

Realtà «che stanno investendo nel futuro, senza dimenticare il passato», dice Mazzorana. Come il Poderino, un feudo di 3 ettari tra Siena e Castellina in Chianti di proprietà della famiglia Barucci dalla fine del 1800, o Poggiagrilli, a Certaldo, dove Giacomo e Rolando Lucii controllano personalmente l’intera filiera produttiva. Marco Mancini prosegue la tradizione di famiglia di vignaioli da tre generazioni a Valdilago. Perelli è nata 100 anni fa nella campagna a cavallo tra le province di Arezzo, Siena, Firenze.

Generazione Sangiovese
I produttori di Generazione Sangiovese lavorano in vigna il più possibile senza l’uso della chimica

Alla base di Generazione Sangiovese

«Curiamo la terra anche se a volte è ruvida, perché passeggiare nel vigneto ad ammirare la luce che filtra tra i grappoli maturi ricompensa il duro lavoro», dice Ilaria, che ha ereditato dal papà Riccardo Camiciottoli l’azienda La Collina a San Casciano in Val di Pesa. E ancora Fattoria di Doccia, a Pontassieve, di proprietà della famiglia Sardelli, da oltre 60 anni nel settore oleario e oggi anche viticoltori biologici. E Fattoria Terranuova, 20 ettari di vigneto che si alternano a boschi fino alle pendici del Pratomagno gestiti con passione da Marco Arnetoli e Giovanna Ghezzi.

Sangiovese senza filtri

«Lo spirito guida è quello di promuovere il Sangiovese, l’anima del vino toscano, con la maggior naturalezza possibile, valorizzando così le qualità originali del vitigno, senza troppi ritocchi per correggerne il gusto», prosegue Mazzorana. «Si è scelto di bandire il più possibile la chimica dalla vigna, promuovendo un lavoro agronomico più mirato favorito dalla produzione di nicchia. Alla ricerca del giusto rapporto tra maturazione tecnologica e fenolica per ottenere un mosto qualitativamente elevato e dunque condurre un lavoro di cantina più semplice e meno artefatto».

La percezione del consumatore post-Covid

Questi principi fanno naturalmente lievitare anche il costo della produzione, e dunque il prezzo medio della bottiglia.
«Ma nella percezione del consumatore attuale i temi del sostenibile, sano e naturale hanno un peso diverso da quello che avevano solo un anno e mezzo fa», ricorda Mazzorana. «Ciò aiuta a far comprendere il valore di un lavoro che questi produttori hanno iniziato da anni. E allora discriminante diventa la capacità di trasferire all’acquirente finale i valori contenuti nella bottiglia, affinché lui sia disposto a riconoscerli, anche economicamente».

L’unione fa la forza (se manca la materia prima)

Il senso del progetto associativo sta nella sinergia promozionale, ma anche nel supporto commerciale che deriva dall’unione di intenti. «Generazione Sangiovese è un sostegno concreto», sottolinea ancora il suo promotore, «e serve anche ad aumentare il peso specifico di queste aziende famigliari sul mercato. Per questo stiamo studiando la formazione di una rete di vendita e di acquisto comuni a tutti gli aderenti. La capacità di unire le forze è una virtù cruciale in un momento turbolento come questo. Sul mercato scarseggiano le materie prime: carta, vetro, sughero sono difficili da trovare e il loro prezzo è aumentato. Solo una forma di associazionismo permette alle Cantine minori di aumentare il proprio peso specifico e difendere la marginalità. E c’è un’altra lezione che la pandemia ci ha lasciato; lasciando da parte competizioni e gelosie e lavorando insieme, si può fare qualcosa di migliore per tutti».

Foto di apertura: Generazione Sangiovese è un progetto condiviso da sette piccole Cantine famigliari del Chiantigiano, nel segno della qualità, identità e supporto tra associati

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© Riproduzione riservata - 21/11/2021

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