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Federvini lancia il suo Osservatorio economico

Federvini lancia il suo Osservatorio economico

Nasce l’Osservatorio economico di Federvini che riunisce gli imprenditori del settore vini-spirits-aceti. In partnership con Nomisma e TradeLab, fornirà regolarmente i dati e i trend del settore sia per l’off trade che per l’on trade. La prima fotografia di un comparto che gode di buona salute, nonostante la pandemia.

Con il primo di una serie di appuntamenti periodici per presentare dati e trend del settore vino-spirits-aceti, Federvini inaugura il suo Osservatorio economico, in collaborazione con le società di consulenza Nomisma e TradeLab.
«L’obiettivo, e insieme l’originalità, dell’iniziativa è quello di fornire regolarmente dati e trend dei tre mercati (vini-spirits-aceti) a livello complessivo, cioè off-trade e on-trade, nazionale e internazionale», dichiara alla presentazione del 23 novembre a Milano Micaela Pallini, presidente di Federvini, che rappresenta oltre 1,2 milioni di persone attive nella filiera.

Export 2021 positivo

I primi dati arrivano dallo studio Nomisma “Vini, spiriti e aceti: valori, mercato e competitività”. Pur avendo il Covid ridimensionato il ruolo dell’on-trade (Horeca), l’Italia risulta il primo Paese (prima di Francia e Spagna) per crescita in valore di export di vini nel confronto 2021/19 sui primi otto mesi dell’anno (+12,1%; Francia +10,9% e Spagna +6,8%). Crescita in valore registrata anche dagli spirits, con +63% dei liquori e +86% delle grappe messi a segno nei primi cinque mercati di destinazione, sempre gennaio-agosto 2021/19. Per quanto riguarda l’export degli aceti, è quello balsamico di Modena Igp a fare da traino.

Gli intervenuti alla presentazione dell’Osservatorio Economico di Federvini. Da sinistra: Emanuele Di Faustino e Denis Pantini di Nomisma, Micaela Pallini, presidente di Federvini e Bruna Boroni di AFH TradeLab.

Rischi e richieste per una crescita continuativa

«I dati mostrano che i nostri comparti godono di buona salute», continua Micaela Pallini, «ma il proseguire della pandemia globale preoccupa. Non solo, a mettere in pericolo la crescita delle nostre aziende sono anche le tensioni inflazionistiche sulla materia prima e gli aumenti dei costi e dei tempi di trasporto; per esempio, fino al +400% il costo dei container e da due a dieci settimane il tempo di consegna oltre Atlantico. A ciò si aggiungono gli attacchi al made in Italy con dazi o aggressioni alle nostre denominazioni (vedi la proposta croata del Prošek) e la demonizzazione degli alcolici in sede europea, che non distingue tra consumo corretto e abuso». Per queste ragioni Federvini auspica misure concrete da parte del governo e delle istituzioni: «Come la semplificazione amministrativa e la tutela delle nostre indicazioni geografiche. Ma soprattutto il sostegno per una promozione continuativa all’estero».

Le performance del mercato interno

Sul mercato interno, la ricerca Nomisma evidenzia a fine settembre una crescita in valore del +6,1% delle vendite nell’off-trade rispetto allo stesso periodo del 2020.
«L’impulso è dato soprattutto dagli spumanti (Charmat secco, in primis Prosecco, e Metodo Classico)», spiega Denis Pantini di Nomisma, «che aumentano del +27,5%. La crescita è condotta in particolare alle grandi imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato nel 2020». Anche gli spirits crescono nello stesso periodo sul mercato off-trade del +8,4%, trainati dagli aperitivi alcolici con il +23,8% sul 2020. Questo a dimostrazione che il fenomeno della mixology, da quando è scoppiata la pandemia, non è più legato alle occasioni di consumo fuori casa, ma è sempre più diffuso tra le mura domestiche, con il 35% dei consumatori che preferisce bere distillati e liquori mixati nei cocktail. Le vendite dell’aceto balsamico, infine, crescono nell’off trade del +4,3% nei primi nove mesi dell’anno, a fronte di un trend di generale contrazione per la categoria (-5,0%).

Fuori casa non così in crisi come sembra

«Lo studio condotto dalla nostra società», dice Bruna Boroni di TradeLab, «si è concentrato su “Vini e spiriti nel mercato dei consumi fuori casa”, uno dei più colpiti dalla pandemia e dalle conseguenti regolamentazioni. Ma non è così in crisi come sembra». In un contesto 2021 in cui i consumi del food&beverage nel complesso perdono il -23% in valore rispetto al 2019 (anno pre-pandemia), la categoria vini e spirits registra una perdita limitata a, rispettivamente, -11% e -5%, nello stesso periodo. Il forte recupero del comparto alcolico ha coinciso con la riapertura del mercato; +156% nel secondo trimestre sul primo trimestre e +106% nel terzo trimestre sul secondo trimestre. In particolare nel periodo estivo (luglio-settembre) si è registrata una forte crescita degli spirits; sono stati consumati 170 milioni di aperitivi fuori casa e 101 milioni di cocktail (oltre 1 milione al giorno).

Foto di apertura: © Quadronet_Webdesign – Pixabay

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© Riproduzione riservata - 01/12/2021

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