Dall'Italia Dall'Italia Alessandro Torcoli

Esce Appius n.7 (annata 2016): identario, tipico e armonico

Esce Appius n.7 (annata 2016): identario, tipico e armonico

Abbiamo assaggiato in anteprima la nuova annata di Appius, il vino icona di San Michele Appiano creato da Hans Terzer come massima espressione delle vecchie vigne dei soci. L’annata 2016 regala profumi agrumati e di fiori bianchi e in bocca stupisce per freschezza e sapidità.

Dieci anni dopo il debutto, Appius si presenta con una versione che mieterà notevoli consensi, dalla critica probabilmente e certamente dai palati viziati dai grandi bianchi del mondo. Tre parole a nostro avviso lo descrivono: identità, tipicità e armonia. Lo ha presentato in diretta video (con assaggio a domicilio) Hans Terzer, direttore e deus ex machina della cantina di San Michele Appiano, che ha creato Appius come massima espressione delle vecchie vigne (tra i 30 e i 50 anni) dei soci, rivolte al massiccio dell’Amendola, esposte al sole di giorno e rinfrescate dai venti.

Hans Terzer con le sette edizioni di Appius

Come si crea un grande bianco

La raccolta delle uve avviene al picco della maturazione e ognuno dei quattro vitigni che compongono il blend viene gestito separatamente: il Sauvignon passa attraverso una lunga macerazione, cui seguono vinificazione e affinamento in tonneau, evitando la fermentazione malolattica (e il guizzo malico, in effetti, fa la differenza in un vino altrimenti molto “spesso”; Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay subiscono invece una breve macerazione e a seguire fermentazione e affinamento in tonneau e barrique, dove svolgono la maggior parte della malolattica. «Dopo un anno si assaggia», spiega Terzer, «e si decide l’assemblaggio secondo la visione della singola annata, di cui Appius vuol essere la massima espressione». Dopo l’assemblaggio, il vino riposa ancora tre anni sulle fecce fini in serbatoio d’acciaio, fino all’imbottigliamento.

L’etichetta di Appius 2016

L’assaggio di Appius 2016

L’annata non era partita bene: luglio e i primi giorni di agosto aveva piovuto molto, ma da metà agosto in poi si è presentata una schiera di giornate straordinarie, con alternanza di sole e notti fresche fino a ottobre. L’assemblaggio finale del vino conta un 58% di Chardonnay (che è sempre la nota dominante), 22% di Pinot grigio, il 12% di Pinot bianco e l’8% di Sauvignon. Al naso è agrumato (mandarino), brillante, con frutta bianca (pesca bianca, mela golden, pera williams), fiore bianco (mandorlo, ginestra) nota fine di spezie dolci, con un invogliante finale di timo fresco e complessità di talco. Al palato è ampio, di struttura e concentrazione, ma alleggerito da freschezza e acidità, con un finale tendente al morbido con ricordi di frutta candita. Molto sapido sul finale.

Prezzo in enoteca attorno ai 120 euro.

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© Riproduzione riservata - 20/11/2020

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