La storica bottega del vino meneghino cambia proprietà, dalla famiglia Cotti al gruppo Osteria delle Coppelle. Arredi e atmosfera restano immutati, ma ritorna la mescita e ci sarà anche una cucina a orario continuato. Oltre a un esclusivo caveau
Restano le etichette incastonate sugli scaffali tra le boiserie in stile liberty e rimane intatta l’atmosfera della bottega, storico punto di ritrovo per gli appassionati di vino a Milano. Torna la mescita, interrotta a fine anni ’80, e nuovi tavoli arredano gli spazi dove dai prossimi mesi si potrà accompagnare un bicchiere a una cucina fatta di eccellenze del territorio. Enoteca Cotti, un’istituzione meneghina, riapre le serrande inaugurando un nuovo corso: dopo oltre settant’anni di gestione della famiglia Cotti, la proprietà passa al gruppo Osteria delle Coppelle, legato al format di ristorazione romano e capitanato da Daniele Paolucci insieme con alcuni soci strategici, che intende custodirne l’autenticità. «Un cambiamento necessario», lo definisce Giorgio Cotti, e al contempo «un passo verso il futuro nel segno della continuità: l’enoteca prosegue la sua storia scrivendo un nuovo capitolo con spirito conservativo».


Tempio enologico meneghino dal 1952
«Quello del vino è sempre stato e sempre sarà il mio mondo», ricorda Giorgio, esponente di una generazione che si occupa del nettare di bacco da cinque generazioni. «La mia famiglia resta proprietaria dei muri e mia figlia Eleonora rimarrà a lavorare qui e anche io continuerò a occuparmi dei vini a marchio Cotti che rappresentano un legame unico e profondo con i produttori italiani che ci hanno accompagnato lungo tutto il nostro cammino». Radicata nel cuore di Brera, l’attività è nata come bottiglieria all’inizio del secolo scorso, nel 1906, e nel 1952 viene rilevata dal giovanissimo Luigi Cotti, proveniente da una famiglia piemontese di commercianti di vino. Il negozio diventa il tempio del vino e il suo bancone un punto di riferimento, sociale e culturale, della vita del quartiere.
Dalla Fallaci alla Vanoni, i gusti dei clienti vip
Pittori, scultori, artisti, giornalisti del Corriere della Sera frequentano abitualmente l’enoteca. «Oriana Fallaci era un’habitué e Ornella Vanoni veniva qua a comprare le sue bottiglie predilette, principalmente bianchi friulani o campani». Negli anni ’80 Luigi Cotti decide di chiudere l’attività di mescita per concentrarsi sull’enoteca, che gestisce insieme alla moglie Tina e al figlio Giorgio. È proprio quest’ultimo – insieme alla moglie Michela che avrà un ruolo altrettanto fondamentale – a continuare questa tradizione: l’enoteca contenitore di etichette introvabili di ogni angolo d’Italia.
I vini a marchio Cotti
La “nuova” enoteca mantiene immacolato il fascino d’epoca: cinque sale luminose, dieci vetrine affacciate su uno degli incroci più iconici di Brera, una cantina che scende sotto la Chiusa di San Marco e gli affascinanti elementi d’arredo. «La scaffalatura è del 1906, liberty autentico, ha più di 120 anni e non poteva essere sostituita», sottolinea Giorgio Cotti. Il nome Cotti rimarrà anche sulle oltre 30 etichette a marchio, realizzate da anni con la collaborazione di produttori partner, come i Barolo e i Nebbiolo di Tenuta Ascheri. «Vini che da sempre fanno parte della nostra filosofia e che fino agli anni ’80, con l’arrivo dei disciplinari di produzione che hanno garantito l’imbottigliamento all’origine, affinavamo addirittura in botte nella nostra cantina e mettevamo qua direttamente in bottiglia».
Più Francia in catalogo
Il catalogo continuerà a comprendere una vastissima selezione di etichette rappresentative di tutta la geografia italiana, ma sarà anche arricchito da «un’attenta selezione di bottiglie internazionali, con focus sulla Francia, dalla Champagne alla Borgogna, e altri Paesi del mondo di cui si privilegiano piccoli produttori ed etichette di forte identità e visione contemporanea», anticipa Paolo Galeotti, uno dei nuovi soci proprietari. E l’obiettivo è anche avvicinare nuove generazioni di appassionati, «perché più che di prezzo, è una questione di racconto, di curiosità: il consumatore giovane vuole capire cosa c’è nella bottiglia, perché vale quello che vale». E da qui nasce l’idea di promuovere incontri con un programma di eventi, focus territoriali e degustazioni originali, come serate dedicate anche ai grandi formati.
Cucina e boutique bar Cotti Spiriti
La cucina, ricavata nel retrobottega, e l’angolo cheese bar sono le principali novità del nuovo corso che riportano l’enoteca a una dimensione di luogo dove fermarsi, non solo dove fare acquisti. Sarà possibile mangiare dalle 12 a mezzanotte (in orario continuato), ma dalle 10 di mattina le serrande saranno già aperte. A inizio febbraio 2025 è in programma anche Cotti Spiriti, spin-off di Enoteca Cotti, un boutique bar dedicato al mondo dei distillati e degli spirits.
L’esclusivo Caveau Cotti per i soci
In primavera apriranno anche le porte del Caveau Cotti, forse il progetto più originale intrapreso dal nuovo corso. Cento soci avranno acceso a un salotto riservato ed elegante tra i mattoni delle volte storiche della cantina nel piano interrato, affacciati sulle chiuse leonardesche. Uno spazio dedicato a degustazioni esclusive, angoli personali dove custodire le proprie bottiglie. «Caveau Cotti non è solo un luogo dove conservare il proprio vino», spiega Daniele Paolucci, «è uno spazio di incontro e di relazione, in cui il vino diventa un medium prodigioso capace di generare condivisione e connessione autentica».