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Dop, sostenibilità e territorio: le carte vincenti della Toscana nel 2026

23 Febbraio 2026 Francesca Luna Noce
Dop, sostenibilità e territorio: le carte vincenti della Toscana nel 2026
A Firenze, durante PrimAnteprima, si è parlato di “Presente e futuro del vino toscano” © I. Costanzo

Mercati sotto pressione, consumatori più esigenti e ridefinizione dei canali distributivi: la regione risponde con qualità, certificazioni solide e coerenza identitaria. Le strategie per il futuro presentate a PrimAnteprima

Come stare al passo con un mercato globale sempre più complesso? La ricerca Ismea e il confronto con istituzioni e Consorzi mostrano un sistema vinicolo in piena trasformazione. La Toscana, però, mantiene chiara la sua traiettoria: dai dati emersi a Firenze durante PrimAnteprima 2026 – l’inaugurazione della settimana delle Anteprime dei vini della Toscana, che si è tenuta il 13 febbraio – emerge una strategia solida basata su tenuta del valore, selezione produttiva e coerenza identitaria. Con qualche sorpresa positiva sui consumi.

Vendemmia in flessione, ma la Toscana mantiene il valore

A livello nazionale, la produzione di vino raggiunge i 44,4 milioni di ettolitri e il quadro mondiale registra una lieve crescita. La Toscana, però, sceglie la prudenza: la vendemmia 2025 si chiude a 2,2 milioni di ettolitri, in calo del -19% rispetto all’annata record del 2024. Rispetto alla media dell’ultimo decennio, il dato resta stabile e viene interpretato positivamente. La riduzione delle rese nasce da una precisa volontà di autoregolazione condivisa tra Regione e consorzi, pensata per contenere l’offerta per preservare il prestigio delle denominazioni.

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Doc, Docg e Igt consolidano la reputazione

Negli anni la Toscana ha sviluppato un modello produttivo fortemente orientato alla certificazione, diventata cifra distintiva della regione. Non sorprende che il 97% della superficie vitata sia iscritta a Doc e Docg, a fronte del 65% nazionale, e che il 90% del vino immesso sul mercato sia certificato. I numeri parlano chiaro: 1,9 milioni di ettolitri imbottigliati a denominazione, per un valore ex-fabrica di oltre 1,14 miliardi di euro, pari al 7% dei volumi e al 10% del valore nazionale. La struttura resta concentrata: il Sangiovese copre oltre il 60% della superficie rivendicata, mentre la denominazione Toscana intercetta quasi tutta la produzione Igt.

Un sistema vinicolo che si adatta

La geografia resta un elemento chiave: Siena e Firenze concentrano oltre il 60% dei vigneti, ma anche le aree meno centrali si consolidano. In questo mosaico territoriale si gioca l’adattamento del sistema vinicoloa variabilità climatica e contrazione dei vini comuni nella Gdo. La certificazione sostiene il valore medio e rende leggibile l’offerta sui mercati.

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Export stabile in un contesto globale incerto

I rossi Dop toscani, che rappresentano il 96% dell’export regionale, mostrano buona vitalità nei volumi verso l’Unione europea (+3,5%). Gli Stati Uniti restano uno sbocco centrale, con un +2,9% nei volumi, insieme al Canada. Il quadro internazionale rimane complesso: tensioni geopolitiche e incertezze commerciali pesano sui listini. Nonostante questo, la Toscana consolida le proprie posizioni, restando stabile nei mercati chiave e facendo leva sulla forza del brand territoriale.

Acquisti più selettivi ma spesa in crescita

Il consumo di vino generico cala del -5,7%, ma le Dop toscane limitano la flessione al -2,1%, confermando una fedeltà del consumatore superiore alla media. È tra i giovani adulti (35-45 anni) che si registra il dato più sorprendente: pur acquistando volumi leggermente inferiori, questa fascia incrementa la spesa del+24%. Il consumo si orienta verso scelte più selettive e occasioni speciali: si beve meno, ma si beve meglio, e si sceglie la Toscana.

Biologico, giovani impianti e futuro sostenibile

La Toscana guida il biologico: la superficie vitata supera i 23.000 ettari, pari al 38% dei vigneti regionali e al 17% della superficie bio nazionale, confermando la regione tra le più verdid’Europa e all’avanguardia nel percorso del Green Deal. Oltre la metà dei vigneti (55%) ha meno di vent’anni, frutto di ristrutturazioni che hanno interessato il 61% delle superfici. I vigneti giovani garantiscono efficienza, adattamento al clima e conformità agli standard di mercato. Per il 2026 sono programmati circa 600 ettari di nuovi impianti, con contributi fino all’80% previsti dal nuovo pacchetto vino europeo. In Toscana la sostenibilità non è più un optional: è parte della routine produttiva e della strategia competitiva, soprattutto sui mercati di Nord Europa e Nord America.

Enoturismo e valore territoriale

Nel 2024 la Toscana registra 15 milioni di arrivi e oltre 46 milioni di presenze, di cui il 58% internazionali. L’enoturismo diventa una leva strategica: più di 6.000 agriturismi (primato nazionale) e circa 170 operatori iscritti all’elenco regionale offrono esperienze integrate tra vino, paesaggio e cultura. Tra tour nei vigneti, corsi e vendemmie partecipate, le attività rafforzano il legame tra aziende e comunità. Secondo una ricerca Ceseo (Centro studi enoturismo e oleoturismo), il 95% delle aziende valorizza il paesaggio, il 74% la dimensione culturale e il 63% l’accoglienza familiare. La Toscana conferma così la propria leadership nel vino di qualità, con un sistema resiliente, sostenibile e fortemente riconoscibile sui mercati internazionali.

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